Su YouTube in lingua russa impazzano le interviste ai turisti e ai tifosi stranieri che sono venuti per il Mondiale (in totale, circa un milione). Il canale s’intitola Cosa sta succedendo?, è frutto di un progetto interessante e, per certi versi, anche rivelatore. Va oltre, cioè, l’ufficialità. Nei video gli intervistati hanno detto con franchezza quanto hanno speso per biglietti, hotel, cibo, souvenir, feste. Mediamente gli intervistati hanno ammesso di aver speso 4mila dollari, ma ci sono coppie che hanno confessato di avere avuto a disposizione un budget più ricco, sui 20mila dollari. Gli americani, per esempio, hanno confrontato i prezzi dei biglietti per gli eventi sportivi e hanno scoperto che in Russia sono molto più economici che negli States. I messicani si sono sorpresi che i russi, in cambio della loro cordialità, gli abbiano chiesto di pagare i ticket della metropolitana (che costa molto poco).

A Mosca, la maggioranza degli stranieri ha osservato che i russi non conoscono bene l’inglese e che quindi non è stato facile comunicare con loro. In compenso, hanno detto che sono rimasti piacevolmente sorpresi dalla gentilezza e dall’ospitalità, sempre pronti a farsi in quattro pur di aiutare lo straniero in difficoltà. Altro dettaglio – lo posso condividere: ho vissuto quattro anni a Mosca – che li ha colpiti è l’estrema pulizia della capitale e in genere di tutte le città che ospitano le partite del Mondiale. Nello stilare una sorta di classifica di ciò che è piaciuto di più, turisti e fan hanno risposto: l’architettura di Mosca; la birra russa; le ragazze. La graduatoria è in ordine alfabetico, il gradimento sarebbe da leggere alla rovescia.

Già, le ragazze. Argomento arato e sfruttato. I social network russi sono una miniera di informazioni e di creatività. Si fa a gara nel postare le foto più strane o quelle più sexy: Instagram è una prateria infinita di immagini spericolate. Ammirevole, per esempio, l’intensa fisicità della giovane che si può rintracciare (fotograficamente) cliccando m1lkywow; intrepida e consapevole del proprio sex-appeal, l’ammiccante bruna di Zenit Arena (mayaoneone) che accentua l’impegno calcistico poggiando la gamba destra su un pallone, mentre con le braccia sorregge la bandiera della Russia.

Più old style, da calendari dei barbieri di una volta, è la provocante posa di maksimovaliya: una ragazza dai lunghissimi capelli biondi in succinto top bianco, con notevole inquadratura che ne risalta la versione b. Classica, invece, la foto collettiva postata da mothra_love Cheboksary: uno stuolo di belle figliole con il body rosso (il colore della nazionale) davanti ad una gigantesca mascotte della Coppa (il simpatico lupo Zabivaka). Il repertorio cheerleader è vastissimo, intrigante, in questa particolare disciplina Russia 2018 non ha rivali. Né oggi, né ieri, nemmeno quando si giocò in Brasile. A proposito di mascotte: quella ufficiale del Brasile, Canarino Pistola, è stata espulsa martedì dalla security dell’albergo in cui stanno i giocatori carioca: non aveva l’accredito al collo.

Lasciamo da parte l’altro lato del Mondiale. La cronaca, purtroppo, incombe. A Rostov, una delle 11 città che ospitano la Coppa del mondo, c’è stato un allarme bomba che ha riguardato 16 potenziali obiettivi, soprattutto ristoranti, alberghi e zona fan. Compreso il Topos congress hotel, uno degli alberghi inseriti nella lista ufficiale della Fifa da dove sessantina di persone sono state evacuate (dei 210 ospiti). Rostov sul Don si trova nella Russia meridionale, a 67 chilometri dal confine con l’Ucraina, dove i ribelli foraggiati da Mosca hanno cominciato ad attaccare l’esercito di Kiev fin dal 2014. Per la vicinanza alla zona di conflitto, la sicurezza è stata rafforzata, rispetto ad altre sedi.

Ben altre partite, intanto, si stanno giocando a livello politico. Se la Russia – intesa come squadra di calcio – è probabile che il prossimo primo luglio (stadio Luzhniki di Mosca) saluti il torneo perché la Spagna è assai più forte, non altrettanto si può dire di Vladimir Putin, che è abilissimo invece come ct del Cremlino: il presidente russo infatti accoglierà oggi a Mosca John Bolton, il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, ma anche il mastino di Donald Trump. Discuteranno sulle modalità del possibile incontro tra i due capi di Stato, previsto a metà luglio, se tutto andrà come auspicano le rispettive cancellerie. Lo ha confermato Dmitri Peskov, fedelissimo portavoce di Putin: ha specificato che i contatti più importanti di Bolton a Mosca avverranno nell’ambito del Consiglio di sicurezza e con il consigliere presidenziale Yuri Ushakov.

A chi gli ha chiesto se la visita di Bolton possa essere considerata come una preparazione all’incontro bilaterale Putin-Trump di luglio, il portavoce ha prudentemente risposto: “Aspettate. Chiederemo a Ushakov di informarvi sui risultati del colloquio di Putin con Bolton”. Del resto, ha aggiunto (lo riporta l’agenzia Tass), “non è che possiamo vantarci dell’intensità dei nostri contatti bilaterali, soprattutto ad alto livello; quando avvengono li utilizziamo per uno scambio di opinioni sulle questioni internazionali”. In questo contesto, ha concluso Peskov, sarà anche affrontato il “triste attuale stato” dei rapporti Usa-Russia. E per quanto riguarda il fatidico scontro Russia-Spagna, Putin non ha ancora risolto la riserva: ci sarà o no allo stadio? “Guarderò sicuramente la partita, ci mancherebbe altro! Ma ancora non ho deciso dove, se allo stadio o davanti alla tv”. Il dubbio fa notizia. Suspense. Andare a vedere perdere la Russia, ne vale la pena? O andare ad incitare i campioni di casa perché riescano in un’impresa che i bookmakers danno per disperata? Il miracolo con Putin in tribuna sarebbe l’apoteosi. Ma anche perdere, se si esce dal campo a testa alta, dopo essersi battuti oltre i propri limiti, può essere una sorta di vittoria morale. Il concetto di sconfitta onorevole appartiene alla weltanschauung di Putin?

Di questo si discute. Poi, ci sono notizie che striano il cielo dell’informazione come scie chimiche, di quelle che tanto piacciono a certi imbecilli. Ria Novosti, agenzia ligia al Cremlino, e Russia Today, ligia ancor di più, scrivono che Grigorj Rodchenko – l’ex capo del laboratorio anti-doping di Mosca, la gola profonda che svelò il doping di Stato – starebbe per suicidarsi, schiacciato dalle accuse russe di essere una “talpa” della Cia, di avere creato cioè false prove, di avere distrutto la credibilità dello sport russo. In realtà, tutto nasce da una satira del giornale Panorama, come la sortita di Drugaya Rossiya e dell’ineffabile Edvard Limonov, lo scrittore fondatore e leader del Partito nazional bolscevico, uno che da feroce oppositore di Putin è traslocato alla sua corte. Capita nel calcio che un campione cambi casacca per opportunismo e quattrini ed è molto frequente in politica, soprattutto in Russia.

Al di là della complessa e contraddittoria biografia di Limonov (vi invito a leggere la magnifica biografia di Emmanuel Carrère), uno che è andato – tanto per non dimenticare – a sparare a Sarajevo contro gli abitanti assediati dai serbi ortodossi di Radovan Karadzic, oggi afferma di aver rintracciato il testimone che potrebbe in parte scagionare il regista ucraino Oleg Sentsov, secondo lui vittima di un complotto dei servizi russi che lo avrebbero intrappolato. Il tizio si chiama Sergej Sterikov. Vuole che i servizi speciali “finalmente investighino e trovino i traditori di Oleg. Vedete, i 20 anni comminati a Oleg sono di fatto una condanna a morte, riflettono la dimensione di quello che sa. Le sue conoscenze, però, non convengono né a Kiev né ad altri tovarish. Commenta Limonov: “Quante parole sprecate a proposito degli artisti liberi innocenti. In questo caso l’amico è peggio del nemico”. Le palle di Putin qui si sprecano.

Così, nel frattempo, sfruttando la ola mondiale e la gioia dei russi, si cerca di distribuire oltre alle bastonate (il caro Russia 2018) un po’ di carota. Per compensare gli esborsi extra del calcio, Anton Siluanov – è sempre la Tass a informarci – primo vicepremier e ministro delle Finanze, ha annunciato che l’inflazione sta calando “rispetto ai dati previsti, avevamo pianificato il 4%, nelle previsioni più recenti avevamo preso in considerazione il 2,8%, adesso pensiamo che quest’anno l’inflazione si assesterà al 2,1%. In compenso, sale la produzione industriale e i salari aumentano ad un tasso del 6,3%”. Un gol. L’opposizione è scettica, chiede il Var.

I ricchi russi, intanto, hanno scoperto il paradiso enogastronomico italiano, il flusso di questo turismo è cresciuto del 50%, lo ha detto Gian Marco Centinaio, il neo ministro dell’Agricoltura durante l’assemblea annuale della Confederazione cooperative italiane agroalimentare e pesca. Non siamo al Mondiale, ci consoliamo con queste vittorie – assai meno suggestive ma assai più concrete.