È stato rinviato il subentro di Arcelor Mittal nella gestione dell’Ilva. “Senza costi per lo Stato”, lasciano filtrare dal ministero dello Sviluppo Economico. La gestione dei commissari straordinari continuerà fino al 15 settembre sfruttando una clausola del contratto di affitto alla cordata AmInvestco, guidata dal colosso franco-indiano, che prevede la possibilità di posticipare il passaggio di consegne “fino a 90 giorni”. I costi aggiuntivi – secondo quanto era stato possibile ricostruire nelle scorse settimane – si sarebbero aggirati attorno ai 30 milioni di euro al mese, poiché Ilva terminerà la cassa ad agosto. Ma fonti di governo sottolineano all’Ansa come l’operazione non avrà impatto sulle casse dello Stato: di certo, non ci saranno penali da pagare.

Un rinvio dettato dall’opportunità di un ulteriore spazio di confronto tra le parti prima di prendere una decisione su Ilva: “Unitamente alla valutata opportunità di rendere ulteriormente disponibile uno spazio di confronto al servizio del raggiungimento dell’accordo sindacale le società concedenti con la presente, comunicano la volontà di avvalersi come in effetti si avvalgono del diritto ad esse riservato dall’art.27.4 del contratto di prorogare il termine del 30 giugno 2018 ivi previsto sino al 15 settembre 2018″, si legge nel documento diffuso dai commissari che ufficializza la proroga.

“Come ministro sto valutando ogni possibile impatto legato alle decisioni che dovrò prendere. Impatto in termini ambientali, sociali, economici e occupazionali – scrive il ministro Luigi Di Maio in una nota – Per questo stiamo esaminando le oltre 23mila pagine che ci sono state consegnate”, aggiunge ribadendo come “ogni decisione sarà presa con responsabilità, non dimenticando che il Movimento 5 Stelle ha raggiunto a Taranto risultati straordinari con circa il 50% delle preferenze, risultati che intende onorare. I tarantini hanno il diritto di tornare a respirare, noi abbiamo il dovere di esaminare ogni pagina con la massima attenzione”.

La schiarita è arrivata quando mancano 4 giorni alla data che avrebbe potuto rappresentare lo spartiacque nella gestione del siderurgico. Mancando l’accordo sindacale – ritenuta una clausola sospensiva, non valida più dal 1 luglio – e avendo manifestato più volte Arcelor la volontà di voler scongiurare l’ingresso senza aver trovato un’intesa con i rappresentanti dei lavoratori, è arrivato lo slittamento.

Ci saranno quindi due mesi e mezzo per azzerare le distanze tra AmInvestco e i sindacati. Un tempo che sarà utile anche a Di Maio per fare sintesi con Comune di Taranto e Regione Puglia, oltre che con gli ambientalisti che chiedono maggiori garanzie ambientali. Resta il nodo dei soldi, poiché le perdite mensili di Ilva sono acclarate (circa 30 milioni al mese) e si era parlato della possibilità che il rifinanziamento potesse essere veicolato all’interno del decreto dignità che verrà approvato nei prossimi giorni.

Non ci meraviglia la proroga al 15 settembre prossimo delle scadenze in merito alla decisione sul futuro dell’Ilva. Il contratto che doveva rimare segreto per l’ex ministro Calenda prevedeva all’articolo 27, punto 4, la possibilità di prorogare di 90 giorni l’affitto finalizzato all’acquisto. Per quanto riguarda la Fiom – dichiara in una nota Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom-Cgil – rimane fondamentale il merito per poter arrivare ad un accordo. Le questioni ancora da risolvere sono il mantenimento occupazione di tutti i lavoratori diretti e dell’indotto, il piano industriale, l’ambientalizzazione e la bonifica, per far sì che si possa produrre senza inquinare e salvaguardando la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, e l’applicazione dell’accordo di programma di Genova. Per ottenere ciò è necessario che ArcelorMittal cambi in maniera significativa le posizioni fin qui tenute ai tavoli negoziali sui nodi di merito. Le dichiarazioni espresse dal ministro Di Maio di voler perseguire un accordo con la condivisione delle organizzazioni sindacali sono un altro elemento di cui ArcelorMittal deve tenere conto”.

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