La riforma delle intercettazioni va rivista. Adesso lo dice anche il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho. “Le intercettazioni sono elementi indefettibili di ogni indagine di mafia. Non si può rimettere al soggetto che ascolta una valutazione sulla rilevanza delle intercettazioni. Questa parte della riforma va rivista. Il rischio con la riforma è che una parte significativa delle intercettazioni non venga considerata”, ha detto il numero uno della Dna, partecipando a Bari alla conferenza stampa sul blitz contro i clan dei carabinieri del Ros. Un’indagine comicniata nel 2006 che si basa fondamentalmente proprio sulle intercettazioni telefoniche e ambientali.

I limiti della legge – La cui regolamentazione cambierà completamente a partire tra due settimane. Il 30 giugno prossimo, infatti, entrerà in vigore la nuova riforma sugli ascolti approvata nel dicembre scorso dal governo di Paolo Gentiloni. Una legge che si è fatta segnalare per una particolare caratteristica: ha raccolto le proteste sia dalla Anm che dall’Unione delle camere penali. In pratica  non piace nè al sindacato dei magistrati me neanche a quello degli avvocati: le due categorie professionali che con le intercettazioni ci lavorano. Per i magistrati sono due i punti negativi della riforma: dà troppo potere alla polizia giudiziaria, che deciderà quali intercettazioni sono rilevanti e quali no già in sede di ascolto. Sul tavolo del pm, dunque, finirà del materiale già “scremato” dall’ufficiale di polizia giudiziaria. La riforma, poi, limita l’utilizzo dei virus trojan, molto utili negli ultimi anni in una serie di inchiesta imporanti. Per gli avvocati, invece, la nuova legge limita il diritto di difesa.

Le critiche dei magistrati- Proprio il troppo potere concesso alla pg, che valuterà direttamente in sede di ascolto quali registrazioni sono utili all’indagine e quali invece no, ha raccolto negli scorsi mesi le critiche di autorevoli investigatori. Roberto Scarpinato, procuratore generale di Palermo, secondo il quale la riforma “cancella il metodo Falcone“:“Uno degli aspetti più ambigui ed insidiosi della nuova disciplina delle intercettazioni introdotta con il decreto legislativo n. 216 del 2017, riguarda la ridefinizione dei rapporti tra pubblico ministero e organi di polizia nella selezione delle conversazioni rilevanti per le indagini”, ha scritto il magistrato. Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, che pure aveva fornito alla commissione Giustizia della Camera i suoi suggerimenti per varare una riforma più efficace,  ha spiegato su Repubblica perché la legge non rispetta la privacy. A livello operativo, poi, sono state dettagliate le dichiarazioni del procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo,che – nel novembre scorso – commentando un’indagine coordinata dal suo ufficio aveva detto: “Il trojan è stato decisivo per scoprire la piattaforma informatica clandestina con cui il gioco era controllato da Malta ma per indagini come queste è l’ultima volta che possiamo utilizzarlo”. La riforma, infatti, impedisce di usare il trojan per “reati di associazione semplice come quello di oggi, anche quando potrebbe essere essenziale per le indagini”, ha aggiunto Creazzo.

E quelle degli avvocati – Il bello è che contro le nuove leggi si erano espressi in passato anche gli avvocati. “È una riforma che non possiamo considerare positiva perchè per tutelare privacy e riservatezza si è scelto di limitare fortemente il diritto di difesa. Il che crea danni significativi a chi si trova coinvolto il vicende giudiziarie. Già oggi difendere e complicato. Un domani diventerà pressoché impossibile, tanto meno nella fase cautelare”, è il giudizio dell’Unione delle camere penali.  A cambiare il punto di vista critico dei penalisti non sono bastate le ultime modifiche introdotte: cioè aver innalzato da 5 a 10 giorni il termine attribuito ai difensori per esaminare il materiale intercettato (con una proroga sino a 30 giorni se la documentazione è molto ampia e complessa).

Il guardasigilli Bonafede e l’ultimatum: riforma in vigore tra 12 giorni – Le parole di De Raho suonano come un memorandum indirizzato al ministero della Giustizia. Il 7 giugno scorso, infatti, una delle sue prime dichiarazioni pubbliche da guardasigilli, Alfonso Bonafede ha annunciato l’intenzione di cambiare la riforma delle intercettazioni. “Da un punto di vista sostanziale indebolisce la lotta a quei fenomeni che le intercettazioni tendono a combattere e sta creando grossi problemi alle procure”, ha spiegato anche di recente, rilanciando l’intenzione di stoppare la riforma. Resta da capire come intende intervenire il nuovo esecutivo: con un decreto legge che congeli la nuova disciplina? O scrivendo daccapo una nuova riforma sul tema? All’entrata in vigore nella nuova norma mancano 12 giorni.