Hotspot gestiti dall’Europa nei Paesi di origine e di transito, quindi in Africa, con l’obiettivo di limitare il traffico di esseri umani. E’ questa la proposta forte che il governo italiano presenterà al vertice Ue di fine giugno. Lo ha detto il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e lo ha ribadito anche Matteo Salvini. L’idea è accolto tiepidamente a Bruxelles ma piace a molte cancellerie del Vecchio Continente: lo testimonia la sintonia registrata a Parigi tra Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron, ma anche le parole del cancelliere austriaco Sebastian Kurz o del ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer.

La proposta italiana, spiega Moavero in un’intervista al Corriere della Sera, prevede “di agire quanto più possibile nei Paesi d’origine e di transito, nel rispetto dei diritti umani e per contrastare questo orribile traffico di persone. Significa, per i richiedenti asilo, poter fare tutte le verifiche prima che si mettano in viaggio”. “Non mi piace il termine hotspot – continua il ministro degli Esteri. li chiamerei centri di assistenza, informazione e protezione”, osserva. “Devono essere centri europei, con la bandiera blu a 12 stelle e personale di tutti gli Stati Ue”.

Poi Moavero entra anche nel dettaglio del progetto che ha in mente: “Nei casi chiari di diritto di asilo, la verifica va organizzata il più vicino possibile ai luoghi di origine”, dopo  “le persone vanno fatte viaggiare in condizioni degne“. I centri devono essere europei “per garantire una corresponsabilità di tutti. Se ogni europeo sa che ci sono anche propri connazionali, la fiducia nelle verifiche e nelle scelte sarà maggiore”. Ma non basta: “L’Ue deve investire per migliorare le condizioni di vita e lavoro nei Paesi da cui partono i migranti economici”, “ecco un tema prioritario per il prossimo bilancio dell’Unione, per un suo salto di qualità“.

Più diretta la prosa del ministro dell’Interno Salvini durante un incontro pubblico a Seregno, nella Brianza. “Il mio obiettivo non è il mal comune mezzo gaudio, ma difendere le frontiere italiane ed europee al di là del Mediterraneo, quindi non distribuire coloro che arrivano ma evitare che arrivino coloro che non hanno il diritto di arrivare”, ha detto il vicepremier leghista. Quindi, “punti di accoglienza, identificazione e protezione al di là del Mediterraneo sono obiettivo mio, del governo italiano, spero anche dei francesi, dei tedeschi e di tutta l’Unione europea”, ha aggiunto.

A Bruxelles ci sono perplessità di fronte alla proposta italiana. “Ci sono già molti campi profughi fuori dall’Ue, dove l’Unione sta operando attivamente per migliorare le condizioni e incanalare la migrazione legale attraverso i reinsediamenti in collaborazione con l’Unhcr”, spiegano all’Ansa alcune fonti Ue rispetto agli hotspot. “La cooperazione con i Paesi non Ue deve iniziare dal dialogo. A quanto ci risulti non c’è Paese in Europa, Africa o Asia che sia d’accordo“, aggiungono.

Ma nel resto d’Europa l’idea raccoglie consensi. Lo stesso Macron, lo scorso luglio, aveva parlato della creazione di hotspot in Libia, salvo poi fare retromarcia di fronte alle reazioni irritate di Bruxelles. Ma il clima politico, in Italia e nell’Unione, è mutato e la coalizione gialloverde è pronta a far arrivare il progetto al centro della riforma del regolamento di Dublino, sul tavolo dei leader al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. L’austriaco Kurz – che da sempre insiste sugli hotspot – è al lavoro con un gruppo di colleghi, tra cui il liberale danese Lars Lokke Rasmussen, per “muovere il primo passo già quest’anno”, con un campo pilota da realizzare forse in Kosovo o in un’altro Paese balcanico. Un’idea sostenuta anche dal segretario di stato all’Asilo belga, il nazionalista fiammingo Theo Francken, che gli hotspot li vorrebbe in Tunisia, e dal premier ungherese Viktor Orban.

Poi c’è il fronte tedesco. Sulle posizioni espresse da Italia, Austria, Belgio e Danimarca converge anche il ministro dell’Interno, il bavarese Seehofer, in rotta di collisione con Angela Merkel sui respingimenti al confine tedesco. La cancelliera, pronta a incontrare lunedì il premier italiano Conte, potrebbe decidere di appoggiare la proposta italiana degli hotspot proprio per risolvere la crisi interna al suo governo.