“Il compito che Parnasi chiede a Bisignani è quello di mettere in relazione l’Avvocato con tale ‘Gianni’: ‘Lo porti da Gianni e lo battezzate’, affinché il predetto rimanga per sempre un loro uomo di fiducia”. Luigi Bisignani è ufficialmente indagato nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio dell’As Roma. Al faccendiere, lobbista ed ex giornalista, condannato negli anni ’90 nell’ambito del processo Enimont e coinvolto in alcune fra le più importanti indagini sui rapporti fra imprenditoria e potere – come quella sulla cosiddetta P4, una sorta di riedizione della P2 nelle cui liste fra l’altro compariva il suo nome – viene contestato un fattivo supporto al costruttore Luca Parnasi, in un tentativo di corruzione al presidente della Cassa Forense, Nunzio Luciano, candidato non eletto in Forza Italia alle ultime elezioni. Come già emerso, inoltre, Bisignani è intervenuto sulla direzione del sito web Dagospia per far modificare un articolo non gradito al presidente Acea, Luca Lanzalone, su richiesta dello stesso Parnasi. Proprio in quest’ultima occasione, Parnasi parla di Bisignani a Lanzalone e gli rivela che “con lui ha un rapporto quasi filiale”, mentre in un incontro successivo, parlando all’imprenditore Pietro Salini, Bisignani ammette: “Ormai (con Lanzalone, nda) siamo diventati amici. Nella vita bisogna…”.

“PORTALO DA GIANNI E BATTEZZALO” – È il 9 gennaio 2018. Parnasi deve portare a termine le trattative con il fondo Dea Capital per la vendita del terreno di Tor di Valle, ma prima deve sistemare le cose sull’affare Ecovillage di Marino. Per fare questo, ha l’idea di avvicinare e portare dalla sua parte il numero uno della Cassa degli Avvocati, anche perché “questo signore gestisce, per i prossimi 3 anni e mezzo, una cifra prossima ai 12 miliardi di euro”. Il costruttore espone il piano al faccendiere: “Nunzio Luciano, come Cassa, potrebbe ricomprarsi questo fondo e darmi 20-30-40 milioni di cassa, tra due mesi. Se fai questa operazione, noi in campagna elettorale mettiamo 500… 200… cioè facciamo un ragionamento fatto bene, perché poi e’ un cavallo su cui puntare”. Bisignani dispensa consigli: “Vedi, la domanda da fare è questa: che rapporto ha lui con… sta segando tutti gli avvocati, tutti! Ha un peso pazzesco! Al punto che Letta non si siede neanche al tavolo delle trattative. Io sta roba la seguo minuto per minuto, ora per ora. Guarda, io ti posso dire, vediamolo, quando vuoi, io ti do due dritte per non fargli fare la figura del cazzo”. Parnasi va oltre: “Bisogna vedere se noi lo possiamo proteggere e intestarcelo”. A quel punto, come scrivono i carabinieri nei brogliacci, “Luca chiede a Luigi di portare Nunzio Luciano da Gianni per ‘battezzarlo’ ottenendone la lealtà per sempre”. Il costruttore incontra Luciano e gli espone l’affare. L’interlocuture “sembra accettare la proposta – scrivono i militari nell’informativa – ed afferma che ne dovrà discutere con i suoi colleghi e collaboratori all’interno della Cassa”. In estrema sintesi, si legge, “per convincere il suo interlocutore, consiglia allo stesso di sfruttare i rimanenti anni nell’incarico di presidente della Cassa ed il potere derivante da tale carica, così da salvaguardare i propri interessi anche nel periodo successivo”. In tale ambito, “dopo avergli riferito che l’operazione sarà funzionale al raggiungimento di tale obiettivo, in più occasioni Parnasi si offre di aiutare Luciano ad allacciare rapporti utili alla sua crescita professionale e a capitalizzare al meglio il periodo di mandato”.

LA POSIZIONE DI LUCIANO CIOCCHETTI – Fra le persone attenzionate dagli inquirenti risulta esserci anche l’ex vicepresidente della Regione Lazio, Luciano Ciocchetti, candidatosi senza successo in Parlamento nel 2018 nelle liste di Noi con L’Italia. Importante referente di Raffaele Fitto a Roma e nel Lazio, Ciocchetti è accusato di corruzione. Il suo nome compare in due occasioni: nella lista dei politici che hanno ricevuto finanziamenti per la campagna elettorale (9.000 euro) e in una conversazione con un’esponente del Pd, Patrizia Prestipino, in cui rivela di aver avuto un ufficio politico in uno degli immobili di Parsitalia. “Il finanziamento è stato totalmente regolare – spiega Ciocchetti a ilfattoquotidiano.it – ed è stato depositato in Corte d’Appello a fine maggio, prima che scadessero i termini per l’operazione. Per quanto riguarda l’immobile, nessun regalo: pagavo 1.800 euro al mese e, sinceramente, erano anche troppi: ho lasciato il locale quando non potevo più permettermelo. Voglio ricordare che non ricopro più incarichi pubblici dal 2012”.