I russi hanno tifato per l’Iran e la squadra degli ayatollah ha vinto sorprendentemente con il più accreditato Marocco. Mosca e Teheran sono alleati. L’Arabia saudita viene massacrata dalla Russia e Vladimir Putin gioisce: i sauditi sono nemici di Teheran, nella sporca guerra dello Yemen e, in generale, nel delicato scacchiere geopolitico del Golfo Persico.

L’Egitto è stato sconfitto in extremis dall’Uruguay, uno smacco per i “faraoni” che non hanno potuto schierare la loro star Mohammed Salah. Ma è uno smacco soprattutto per il dittatorello ceceno Ramzan Kadyrov che ospita a Grozny la squadra egiziana durante la Coppa del Mondo. La presenza degli egiziani è stata una manna per il presidente ceceno e una nuova occasione di sfruttare il calcio come strumento di propaganda. La squadra locale, il Terek Grozny, vanta una discreta tradizione, il club è stato fondato nel 1958 e quest’anno si è piazzato nono (su 14 squadre, quelle che partecipano alla serie A russa).

Nel 2004, dopo essere tornato nella massima divisione, conquista addirittura la Coppa russa. Un successo che ha alimentato sospetti: cioè che le partite fossero manipolate per favorire il Terek. Si dice che in quella stagione 2003-2004 il canale Ntv abbia ricevuto la consegna di non trasmettere le dirette delle partite casalinghe del Terek, per non fare imbufalire i tifosi delle squadre avversarie. Insomma, un ritorno alla logica sovietica, quando si premiavano le squadre delle repubbliche periferiche per distrarre le popolazioni locali dai problemi reali.

Nel Caucaso solo la lotta e gli altri sport di combattimento sono più popolari. Il Terek è il nome del fiume che attraversa la Cecenia e che due volte le truppe russe hanno attraversato (1994, 1999) per punire gli indipendentisti e schiacciare, nel sangue, i ribelli: si calcola che la popolazione sia stata decimata (c’è chi parla del 20% di vittime). Ma dal giugno dell’anno scorso il Terek non si chiama più così. Su fantomatiche “pressioni dei tifosi”, è stato ribattezzato Akhmat Grozny. Cioè col nome del padre di Kadyrov, che fu Gran Mufti e partigiano dell’indipendenza. Venne ucciso nel maggio del 2004, in seguito all’esplosione di una bomba nascosta, guarda caso, sotto le campate del vecchio stadio. Come si chiama il nuovo stadio inaugurato nel 2011, capace d’ospitare 30mila persone? Akhmat Arena. Il nome, dicono le autorità cecene, “è simbolo di libertà e di integrità, quello di un uomo che ha fatto uscire il nostro Paese da due guerre”. Il giorno dell’inaugurazione il figlio Ramzan si concesse il lusso di invitare – pagandoli a peso d’oro – Diego Maradona, Luis Figo, Fabien Barthez: a loro furono offerti anche orologi tempestati di diamanti.

Oggi Ramzan Kadyrov ha 41 anni. Ha utilizzato le generose sovvenzioni di Mosca, erogate dall’amico Putin, e i “fondi Kadyrov” (gestiti dalla madre e incrementati dai “contributi” volontari, si fa per dire, prelevati cioè dai salari dei ceceni) per ricostruire Grozny, trasformarla in una città ipermoderna, dove le tracce delle guerre sono state quasi tutte cancellate. Il prezzo è il totale asservimento della popolazione. La bussola politica ha due poli soltanto: Ramzan e Vladimir, inteso come Putin. Quanto al calcio, è diventato obbligatorio assistere alle partite: gli spalti devono essere sempre pieni. Chi rifiuta, rischia di perdere il lavoro. Neppure l’Unione Sovietica era giunta a tanto, a costringere cioè i suoi cittadini ad andare allo stadio.

I tifosi dell’ex Terek si identificano per le sciarpe della squadra e le magliette del “club patriottico Akhmat” o del “club patriottico Putin”. I cori, in sintonia: “Akhmat, è la forza!” (tipo Guerre Stellari). Accompagnati da decisi “Allah akbar”. In questa Cecenia fedele a Mosca, l’islamismo è ideologia unica. Il velo è norma. L’alcool è vietato, riservato solo agli stranieri. Qui, se ricordo bene, sono state organizzate manifestazioni contro Charlie Hebdo, dopo la strage di Parigi del gennaio 2015. Non una sola organizzazione dei diritti dell’uomo opera ormai sul territorio ceceno.

Dispotismo e football: “Il calcio totalitario” (efficace titolo di Le Monde). E qualche ombra. La squadra Akhmat Grozny non offre molte soddisfazioni al suo astuto mentore che infatti non si è poi sprecato più di tanto per imbottirla di campioni (ci fu un veloce passaggio di Ruud Gullit sulla sua panchina) e ha mollato la presidenza alla fine del 2011. Ora Kadyrov punta tutto sulla presenza dell’Egitto, per il quale è stata allestita un’accoglienza a cinque stelle. A dire il vero, Kadyrov aveva invitato l’Arabia Saudita a soggiornare nell’immenso albergo The Local, costruito grazie ai soldi degli Emirati. Alla fine, però, i sauditi hanno scelto San Pietroburgo. E l’Egitto rischia di uscire fin dal primo turno.