I dipendenti Ilva sono aumentati da 13.700 a 14.015, a differenza di quanto previsto dalla disciplina nei rapporti durante i trasferimenti d’azienda. È quanto denuncia la Fiom Cgil, sottolineando come “il numero dei lavoratori continua inspiegabilmente a salire” nonostante con il passaggio ad AmInvestco siano previste – al momento – 10mila riassunzioni. In attesa dell’incontro con il neo ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, previsto entro il fine settimana, il segretario nazionale Rosario Rappa critica la gestione commissariale per “l’atteggiamento poco trasparente”. L’azienda replica sostenendo che “da dicembre 2015 a marzo 2018 è diminuito il numero dei dipendenti”, passati da 15.730 a 14.526, “con un decremento quindi di 1.204 unità“, si legge in un comunicato.

Secondo quanto risulta a Ilfattoquotidiano.it, Ilva dovrebbe assumere nei prossimi giorni anche due nuovi dirigenti come responsabili del personale, uno centrale e uno per il Mezzogiorno, pur essendo previsti tagli anche tra i manager quando verrà completato il trasferimento ai nuovi proprietari. Che non avverrà l’1 luglio, non solo per la mancanza dell’accordo sindacale: esistono infatti altre clausole ostative all’ingresso della cordata guidata da ArcelorMittal e i commissari hanno la possibilità, d’accordo con l’azienda, di prolungare la fase attuale di 90 giorni.

La norma del contratto d’affitto verrà utilizzata per scongiurare l’inizio della nuova era senza l’intesa con i rappresentanti dei lavoratori che provocherebbe immediati attriti tra operai e la nuova proprietà. Le parti avrebbero così altri tre mesi per trovare una sintesi alle loro posizioni, distanti soprattutto per numero degli occupati e garanzie contrattuali. E il governo in estate avrebbe il tempo di dialogare con l’azienda per rivedere in maniera restrittiva le norme ambientali che AmInvestco dovrà rispettare. Ma con il siderurgico che “brucia” 30 milioni di euro al mese e appena 60 milioni in cassa, servirebbe un rifinanziamento – disposto dal Parlamento o direttamente dall’esecutivo – per permettere alla gestione commissariale di “sopravvivere” fino al 30 settembre.

“La vertenza Ilva è in una fase complicatissima e, in attesa di essere convocati dal neo ministro dello Sviluppo Economico, la gestione commissariale continua ad avere un atteggiamento poco trasparente anche in merito al numero di dipendenti che continua inspiegabilmente a salire”, scrive la Fiom-Cgil. “Pare – dice Rappa – che l’organico dell’amministrazione straordinaria, a differenza di quanto previsto anche dalla procedura ex art. 47, sia passato, nonostante in questi mesi ci siano stati molti lavoratori fuoriusciti volontariamente, da 13.700 a 14.015″.

Inoltre, aggiunge “c’è poca chiarezza e nessuna informazione dei lavoratori attualmente impiegato nell’appalto. Il sindacato come al solito viene tenuto all’oscuro nei processi decisionali che impattano sui lavoratori e messo dinanzi a fatti compiuti da parte degli attuali commissari Ilva”. È del tutto “incomprensibile”, secondo la Fiom, che la gestione commissariale, “di fronte ad una situazione di completo stallo” in cui si trova la trattativa sindacale e con la liquidità in cassa prossima all’esaurimento “continui ad assumere dirigenti” seguendo “lo schema di socializzazione delle perdite e privatizzazione dei guadagni“.

La risposta dell’azienda nel comunicato: “Il personale rientrante nel perimetro degli asset che verranno trasferiti ad AM InvestCo Italy, al 31 dicembre 2015 era composto da 14.680 unità, mentre al 31 marzo 2018 i dipendenti sono 14.016, con un decremento di 664 unità. Il solo organico di Ilva in Amministrazione Straordinaria, invece, al 31 dicembre 2015 era di 14.217 unità, mentre al 31 marzo 2018 il personale conta 13.563 dipendenti, con un decremento di 654 unità”.

Riguardo al personale dirigente dell’intero Gruppo Ilva, “è passato da 80 a 70 unità”, si legge nel comunicato. “Il numero di dirigenti rientranti nel perimetro di vendita è sceso da 73 a 67 unità – continua – mentre relativamente alla sola Ilva in Amministrazione Straordinaria la classe dirigente è diminuita da 71 a 66 unità”. “I Commissari Straordinari hanno sempre operato in modo da garantire la stabilità e la continuità delle attività anche dopo l’uscita dall’Azienda di alcuni manager assegnando alcune funzioni, precedentemente ricoperte ad interim, a risorse già presenti all’interno dell’organico o a personale assunto con contratto a tempo determinato“, si conclude il comunicato.