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sabato 09/06/2018

Ilva, Di Maio pensa alla “continuità” per evitare l’assedio al ministero dello Sviluppo

Il ministro gela Grillo: “Parla a titolo personale”. E studia le carte sull’acciaieria. Obiettivo: non ritrovarsi i 14mila operai che protestano in via Veneto
Ilva, Di Maio pensa alla “continuità” per evitare l’assedio al ministero dello Sviluppo

Per il cattolico Luigi Di Maio, il settimo giorno avrebbe dovuto essere quello del riposo. E invece, al capo politico dei Cinque Stelle, è toccato chiudere la prima settimana da ministro con una fatica edipica. Era andato a dormire con un video in cui “papà” Beppe Grillo sognava praterie al posto dell’Ilva, al risveglio ha dovuto “ucciderlo” dai microfoni di Radio1: “Tutto quello che viene detto da Grillo o da altri, sono opinioni personali. Io non prendo decisioni finché non incontro le parti. Poi decideremo e se serve valuteremo anche la continuità”.

Che ci fosse il rischio di uno scollamento – peraltro già certificato dalla nascita del nuovo blog – tra le “utopie” del fondatore e il realismo governativo, era nell’aria. Epperò la divergenza è tanto più pesante perchè arriva su una delle primissime urgenze che il ministro Di Maio si troverà ad affrontare. Il travaglio dell’acciaieria di Taranto – commissariata dal 2012, in amministrazione straordinaria dal 2015 – porta la scadenza del 1 luglio, quando la cordata di ArcelorMittal prenderà possesso degli stabilimenti. L’accordo con i sindacati ancora non c’è, la risoluzione del nodo tra salvaguardia dell’occupazione e tutela ambientale neanche e i nuovi arrivati allo Sviluppo Economico si stanno rimettendo a studiare le carte: Di Maio, lo ha ripetuto ieri, deciderà il da farsi solo dopo aver incontrato le parti coinvolte nella trattativa. Difficile che il ministro riesca ad andare a Taranto a breve (gliel’ha chiesto il sindaco della città pugliese), visto che sarà impegnato alla Camera con la discussione di due decreti e due informative. Più probabile che convochi tutti al Mise, anche se l’incontro non è ancora in agenda.

Sull’esito del colloquio, però, qualcosa è già scritto, nella testa del leader M5S e dei suoi collaboratori: primo, non si può in venti giorni far saltare tutto quello che è stato fatto finora; secondo, se l’accordo non regge, il 1 luglio i 13.800 lavoratori Ilva si ritroveranno davanti al portone del ministero, non proprio un bel biglietto da visita per il governo del cambiamento che ha giurato un mese prima. Così, con le mani piuttosto legate, Di Maio si accinge a “valutare la continuità”, provando a inserire qualche garanzia in più sul fronte ambientale: avrebbe voluto andasse diversamente, ma sa che le condizioni di partenza non si possono cambiare senza rischiare pesanti contraccolpi.

Già l’altro ieri, in una intervista a Il Mattino, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa era stato piuttosto chiaro sull’ipotesi di soluzioni alternative: “Il soggetto acquirente si è impegnato ad osservare tutte le prescrizioni e gli steccati ambientali imposti dall’Ue e dal contratto. Sono questi gli aspetti su cui spetta al ministro dell’Ambiente vigilare. Le scelte complessive sono di competenza di altri”. Riecco Di Maio, quindi – che dalle poltrone del ministero dello Sviluppo Economico e del Lavoro – dovrà sbrogliare la grana più grossa. “Decido io”, ha ripetuto ieri. Lanciando un messaggio anche al Movimento. Il contratto di governo siglato con la Lega prevede “un programma di riconversione economica basato sulla progressiva chiusura delle fonti inquinanti, per le quali è necessario provvedere alla bonifica, sullo sviluppo della Green Economy e delle energie rinnovabili e sull’economia circolare”. Propositi di lunghissimo respiro, che ognuno interpreta un po’ come gli pare. Il deputato “consigliere” economico di Di Maio, Lorenzo Fioramonti, continua a parlare di “fallimento industriale e finanziario”, l’operaio Ilva Massimo Battista (oggi consigliere comunale M5S a Taranto) continua la sua battaglia contro Mittal e gli operai “che ancora credono che quel rottame vecchio sia il futuro”. L’eurodeputata grillina Rosa D’Amato ha lasciato l’ultimo tavolo con i sindacati, venti giorni fa, al grido di “Programmiamo la chiusura. L’obiettivo era e resta questo!”.

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Politica
Altro che “vicescafisti”

Fico stoppa Salvini: “Lo Stato è vicino alle Ong e a chi soffre”

Suona comeun messaggio a Matteo Salvini, quello del presidente della Camera Roberto Fico sulle Organizzazioni non governative: “Vanno supportate quelle che aiutano gli altri: lo Stato è vicino a chi soffre”, dice. E poi spiega che la sua non è una polemica politica, perché è la “terza carica dello Stato”. Ma il riferimento è comunque chiaro, dopo che il ministro dell’Interno, il vicepremier Salvini, ancora qualche giorno fa ha chiamato i rappresentanti delle Ong “vicescafisti”.

Fico usa toni diversi, incontrando una delegazione di Medici senza frontiere, il presidente di Amnesty International Italia Antonio Marchesi e Annunziata Marinari, responsabile della campagna “Verità per Giulio Regeni”. “Lo Stato è vicino a chi soffre – dice – ai deboli, a chi è considerato ultimo e ultimo non è. La loro sofferenza è la mia sofferenza, la loro ricerca di dignità è la mia ricerca di dignità. Ma non solo sul tema dei migranti, in generale per la sofferenza di chi ha negati i propri diritti.”

Salvini ha invece parlato delle Ong a Como, dove è arrivato per portare la solidarietà agli autisti del bus, aggrediti da alcuni richiedenti asilo. Ha confermato la linea dura sui migranti: “Certe Ong non fanno volontariato ma affari – ha detto – Sto studiando e lavorando per chiudere i rubinetti a monte: porte aperte per chi scappa veramente dalla guerra, porte sbarrate per tutti gli altri.” E ancora: “L’Italia è sotto attacco da sud, Malta non può sempre dire no a qualsiasi richiesta d’intervento”.

Parole che non sono piaciute a La Valletta e che hanno fatto insorgere il Pd. Ma che rischiano ora di aprire anche una frattura con la parte dei Cinque Stelle più a sinistra. E così Fico lancia anche un altro segnale. Lunedì sarà a San Calogero, dove è stato ucciso Soumayala Sacko. Lo hanno annunciato i parlamentari del Cinque Stelle Paolo Parentela, Giuseppe d’Ippolito, Dalila Nesci, Riccardo Tucci e Nicola Morra, gli stessi che hanno presentato un’interrogazione proprio a Salvini per chiedere che lo Stato “scavi a fondo sull’omicidio”. Anche per capire se c’è il coinvolgimento della ‘ndrangheta.

La Cattiveria

La Cattiveria del 09/06/2018

Politica

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