Ufficialmente la trattativa è interrotta, ma sindacati e ArcelorMittal continuano a dialogare. O almeno ci provano. Lontani dal ministero dello Sviluppo Economico. L’incontro “riservato” si è svolto in mattinata a Roma, dove i rappresentanti dei metalmeccanici si sono nuovamente seduti faccia a faccia con i futuri proprietari dell’Ilva. Perché dal 30 giugno, formalmente, l’azienda può chiudere l’acquisto anche se non ha trovato un accordo con i sindacati: è scritto chiaramente nel contratto d’affitto con obbligo d’acquisto firmato dai AmInvestco e i commissari straordinari di Ilva.

Tre ore di dialogo, come anticipato dalla Reuters, che al momento non ha smosso lo stallo creatosi al tavolo ‘ufficiale’ con Carlo Calenda, che aveva sospeso tutto dopo il rifiuto dei sindacati di chiudere sulla base della proposta di far confluire 1.500 lavoratori non riassunti da AmInvestco in Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti. “Voglio che gli operai siano coscienti di quello a cui hanno rinunciato”, aveva detto il ministro pubblicando la bozza proposta.

La “situazione è molto delicata”, spiegano fonti sindacali a Ilfattoquotidiano.it. La trattativa è ripresa lontano dal ministero per cercare di convergere su una “bozza di accordo” con la quale tornare a discutere nella sede naturale, ovvero al Mise, “solo per limare i dettagli” dopo lo scontro con Calenda. Ma, almeno per il momento, “non ci sono stati passi avanti”. Il muro contro muro prosegue sempre sul numero di dipendenti che da Ilva dovranno transitare in AmInvestco, guidata da ArcelorMittal e nella quale Cassa Depositi e Prestiti e Banca Intesanpaolo prenderanno il posto di Gruppo Marcegaglia dopo lo stop dell’Antitrust europeo.

I futuri proprietari contano di trasferire immediatamente 10mila dipendenti nella nuova società, ma garantiscono circa 8.500 posti una volta terminati i lavori di ambientalizzazione nel 2023. I sindacati, invece, continuano a insistere per la riassunzione delle attuali 13.800 persone in forza a Ilva. Ballano, insomma, oltre 5mila posti di lavoro. E una soluzione bisogna trovarla.

Perché – come deciso in fase di stesura del contratto di affitto – l’accordo con i sindacati è in via teorica una “condizione sospensiva” per l’acquisto. La clausola, come si legge nel contratto di cui IlFatto.it è in possesso, è infatti posta “nell’esclusivo interesse dell’affittuario” che può quindi “rinunciarvi”. Una condizione che ArcelorMittal non vorrebbe comunque esercitare per evitare un “fortissimo conflitto sindacale e sociale”, come spiegano due fonti a Reuters. Per questo, le parti torneranno a incontrarsi il 22 maggio. Arcelor, infatti, conta di chiudere l’acquisto entro il 30 giugno. Dal giorno dopo, stando al contratto, avrebbe le mani libere dall’accordo sindacale come “condizione sospensiva” per proseguire sulla strada dell’acquisto. “Ma in quel caso – confidano fonti sindacali – sia chiaro che non resteremo a guardare”.