Ha giurato ed è il primo premier spagnolo che non lo fa sulla Bibbia e in assenza di un crocefisso. Pedro Sanchez, leader dei socialisti, si è presentato davanti al re Felipe VI nel corso di una cerimonia che si è svolta nel Palazzo della Zarzuela a Madrid per prendere le redini dell’esecutivo. Sanchez, economista di 46 anni senza esperienze di governo, ha prestato giuramento alle 11 locali dopo le dimissioni di Mariano Rajoy, sfiduciato dal parlamento. Il socialista, che ha annunciato un governo alla Zapatero e che la Spagna rispetterà gli impegni con l’Ue, deve ancora nominare il suo gabinetto ed è solo quando i nomi saranno pubblicati sul bollettino ufficiale del governo, nei prossimi giorni, che assumerà pienamente le sue funzioni. Il premier si è recato alla Moncloa, sede del governo, per lavorare al nuovo esecutivo.

Lo tsunami politico – dopo la sentenza che il 24 maggio aveva condannato il Partito popolare per corruzione – si è consumato nel giro di pochi giorni. E così per la prima volta dalla fine della dittatura un premier spagnolo in carica è stato destituito dal Congresso dei deputati con una mozione di sfiducia e il leader dell’opposizione è diventato subito capo del governo al suo posto. Il veterano Mariano Rajoy, ch ha tentato di resistere, è caduto abbattuto da 180 voti su 350. E Sanchez senza una maggioranza al governo. “È stato un onore essere premier, e di lasciare la Spagna migliore di come mi era stata consegnata”, ha detto prima di lasciare il Congresso. Il nuovo premier ha promesso di lavorare “con molta umiltà”, di voler aprire “una pagina nuova nella storia del nostro Paese” e ha subito rassicurato Bruxelles: “Rispetteremo gli impegni con l’Europa”.

Per ora Sanchez, settimo capo del governo in Spagna dalla fine della dittatura, terzo socialista dopo Felipe Gonzalez e José Luis Zapatero, prevede di formare un esecutivo monocolore socialista e di seguire il modello del Portogallo, dove il premier Antonio Costa governa in minoranza con l’appoggio esterno dell’estrema sinistra. La formazione del governo potrebbe richiedere qualche giorno. Poi la Spagna entrerà in terreno inesplorato, con il governo più minoritario probabilmente della storia recente. Sanchez ha promesso di convocare elezioni prima del termine della legislatura nel 2020, senza però precisare quando. Il nuovo premier dovrà anche resistere alla probabile guerriglia del Senato, a maggioranza assoluta dei popolari. Non è chiaro chi sarà il capo dell’opposizione, se cioè Rajoy rimarrà alla guida del Pp o cederà il posto a uno dei baroni del partito che scalpitano nell’ombra, fra i quali parte favorito il presidente della Galizia Alberto Nunez Feijoo.

Intanto il nuovo governo separatista della Catalogna ha giurato in una cerimonia piena di simbolismo indipendentista a Barcellona, in un passaggio che mette fine al governo diretto di Madrid sulla regione, imposto dopo il tentativo di secessione. I 13 consiglieri scelti dal nuovo presidente Quim Torra, stretto alleato del predecessore deposto Carles Puigdemont, hanno giurato con abiti o spille gialle, colore simbolo della causa separatista. La Vanguardia aggiunge che nella cerimonia sono stati ricordati gli ex ministri destituiti, molti dei quali sono ora in carcere. E proprio da Barcella arriva un appello per Sanchez: “Parliamo, assumiamoci entrambi dei rischi, sediamoci a un tavolo e parliamo, da governo a governo” ha dichiarato  il leader catalano Quim Torra.