Il primo ministro Mariano Rajoy li ha definiti “vecchi casi isolati”, ma l’esito del processo sul caso “Gurtel“, uno dei tanti scandali di corruzione che ha coinvolto il Partito Popolare spagnolo negli ultimi anni, è davvero pesante: 351 anni di carcere per 29 dei 37 imputati per avere partecipato a una “efficace struttura di corruzione istituzionale”. Tra loro, la Audiencia Nacional di Madrid ha condannato a 33 anni l’ex tesoriere del partito Luis Barcenas, a 15 anni sua moglie Rosalia Iglesias e a 51 anni Francisco Correa, la mente che aveva messo in piedi una rete di fondi neri destinati al Partito Popolare. E il tribunale ha condannato lo stesso Pp a pagare 240mila euro perché ritenuto “partecipante a titolo lucrativo”.

Secondo i giudici la rete di corruzione diretta dal faccendiere Correa, attiva a Madrid e Valencia dal 1999 al 2001, ha distribuito favori e tangenti in cambio di commesse ottenute da amministrazioni pubbliche guidate dal Pp, in parte usate per finanziare una ‘cassa b’ del Partido Popular e in parte dirottata su conti svizzeri da Barcenas, condannato anche a pagare una multa di 44 milioni di euro. La sentenza riguarda la prima parte della rete di corruzione, con un secondo processo per gli anni successivi che è tuttora in corso.

Questo è solo l’ultimo di una lunga serie di scandali che negli ultimi anni hanno incrinato prima l’immagine e poi i risultati elettorali del Partito Popolare spagnolo. Ultima in ordine di tempo, nel 2014, l’operazione “Punicaaveva portato alla luce una rete di corruzione di appalti pubblici in cambio di tangenti in cui erano coinvolti dirigenti ed esponenti locali del partito. Inchieste che hanno portato alla crescita di movimenti che hanno fatto della trasparenza e dell’opposizione ai partiti tradizionali la loro bandiera, come Podemos. E proprio il leader Pablo Iglesias dopo il verdetto ha dichiarato che “nessuna democrazia può sopportare di avere un partito delinquente al governo”. Iglesias ha invitato l’opposizione a presentare unita una mozione di censura contro Rajoy e si è detto pronto ad appoggiare il leader del Partito Socialista spagnolo Pedro Sanchez nel caso di una sua candidatura contro il primo ministro.

Nel processo di oggi il Partito popolare come tale è stato condannato perché beneficiò dei reati. Durante il processo Rajoy era stato chiamato a dichiarare in aula nella veste di testimone, anche se i giudici spagnoli hanno ritenuto poco attendibili le sue dichiarazioni, influenzate secondo i magistrati dalla paura della reazione dei cittadini spagnoli. In un’intervista radiofonica poco prima della pubblicazione della sentenza, il premier giovedì mattina ha definito “vecchi” casi “isolati” gli episodi di corruzione che coinvolgono esponenti popolari, ma ha ammesso che “fanno molto danno al Partito Popular”.

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