Marco Bussetti, professore di educazione fisica, un uomo del “sistema burocratico” dell’elefantiaca macchina del Miur, vicino ai Lions, in quota Lega tanto da pubblicare sul suo profilo Facebook foto con Matteo Salvini: ecco chi è il ministro dell’Istruzione del governo giallo-verde.

La vicenda della casellina di viale Trastevere, purtroppo, è da esaminare ai raggi x. È il ministero di cui si è parlato meno in questi giorni e in quest’ultime ore. Sui quotidiani, alla tv, poche volte lo abbiamo sentito citare, segno che ai media interessava poco sapere a chi sarebbe andata questa partita o che le forze politiche non avevano alcun interesse a far trasparire il nome dell’inquilino che avrebbe dovuto sostituire Valeria Fedeli.

I 5 stelle avevano presentato prima delle elezioni un bel nome: Salvatore Giuliano, uno che l’innovazione a scuola l’ha fatta e la sta facendo. Giuliano nel 2010 ha dato vita al progetto Book in progress: una rete di scuole che usa materiali didattici sostitutivi dei libri di testo, scritti dai docenti. Sua anche l’idea di ridare vita alla Cittadella della ricerca a Brindisi realizzando un centro di cultura e formazione, uno spazio capace di ospitare gli studenti e di collegare la scuola secondaria superiore all’Università già presente sul territorio oltre che alle aziende. E ancora, il papabile ministro 2.0 ha una scuola con aule senza cattedre, colorate, digitalizzate e nelle scorse settimane ha proposto per primo in Italia una sperimentazione posticipando l’orario di ingresso a scuola alle 10.

A urne chiuse e con l’inizio della trattativa con la Lega il suo nome si è fatto di nebbia: come le goccioline di acqua liquida è rimasto sospeso nell’aria ma nulla di più. Inutile cercare di sapere qualcosa dai vertici del movimento: bocche chiuse. In viale Trastevere nel frattempo è girato il nome dell’economista Alberto Bagnai e di Mario Pittoni, responsabile del settore scuola della Lega. Nelle ultime ore forse Giuliano era tornato a sperarci ma quando l’arbitro aveva ormai fischiato la fine della partita ecco il nome: Marco Bussetti, uno poco conosciuto da chi è fuori dall’ambiente, un nordico che proprio ieri ha compiuto 56 anni. Appena “Giggino” da Pomigliano ha fatto il suo nome tanti maestri e prof mi hanno scritto: “E chi è questo?”.

Un dirigente per l’esattezza il capo dell’ufficio decimo dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia dove è arrivato dopo aver diretto anche il comprensivo di Corbetta. Stavolta un laureato e con tanto di 110 con lode in scienze e tecniche delle attività motorie. Il suo curriculum è composto da una sfilza di “presidente” e “dirigente” di qualcosa: la prima carica è citata nove volte. Sicuramente uno che ne sa di legislazione scolastica visto che l’ha insegnata all’Università Cattolica di Milano e di Pavia. Un esperto di burocrazia ben lontano dalla vita d’ogni giorno di un maestro/a della scuola dell’infanzia, della primaria o di un professore delle scuole medie o superiori. Un uomo sincero visto che per quanto riguarda le capacità linguistiche ammette di avere un livello sufficiente di parlato e scritto in francese e inglese. Appena saputo della nomina si è cancellato da Facebook. Fino a qualche ora prima il suo profilo era accessibile a tutti. Ora non più. Un pregio: tifa Inter.

Non so se insegnanti italiani si aspettavano uno come Bussetti ma mi preoccupa molto il fatto che nella spartizione dei pani e dei pesci, il Movimento 5 stelle non abbia fatto una gran battaglia per mettere un suo uomo/donna all’Istruzione. Forse non è poi di così tanto interesse. O forse gli uomini del Movimento hanno capito che quel ruolo era una delle poltrone più “scomode”. In ogni caso in viale Trastevere non ci sarà alcuna novità rispetto al passato. D’ora in poi sarà più difficile per i “grillini” presentarsi ai docenti italiani convincendoli a rivotarli per “rottamare” la “Buona Scuola”.

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