La prima tappa era stata Bologna, città in cui in passato spacciava droga. Se n’era andato lì, dopo l’evasione, Ben Mohamed Ayari Borhane, il tunisino detenuto a Opera, considerato pericoloso e radicalizzato, fuggito la notte tra il 17 e il 18 maggio da Milano e catturato sabato sera a Palermo, dove si era rifugiato in un secondo momento. Spostamenti effettuati in treno. È quanto è emerso dai primi accertamenti, mentre continuano le verifiche per accertare di quali appoggi abbia goduto e dove si sia procurato il passaporto falso che aveva con sé. Nei prossimo giorni, Borhane, che ora è rinchiuso nel carcere Pagliarelli, sarà sentito dai magistrati.

Quando sabato sera è stato catturato alla biglietteria in cui si era recato per comprare un biglietto di imbarco per la Tunisia, e dove gli agenti del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria (Nic) si erano appostati, mettendo uno dei loro uomini dietro lo sportello della biglietteria, l’evaso, convinto ormai di avercela fatta, è stato colto di sorpresa. “Complimenti, ma come avete fatto?”, sono state le sue prime parole. Le indagini, eseguite dal Nic, guidato dal commissario capo Augusto Zaccariello, hanno impegnato complessivamente una sessantina di uomini e 15 sono stati coinvolti sabato nella fase finale per la cattura.

Del detenuto dopo la fuga erano anche state diffuse delle foto segnaletiche e, benché non siano risultate utili per le indagini, sono state molte le segnalazioni arrivate dai cittadini, tutte vagliate e verificate. Borhane è fuggito eludendo la sorveglianza di tre agenti mentre si trovava nell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, dove era stato portato perché aveva detto di aver ingerito una lametta, circostanza poi risultata falsa. Nelle ricostruzioni delle prime ore si era ipotizzato che la fuga fosse avvenuta dalla finestra di un bagno. In realtà il bagno utilizzato era senza finestra e lui è scappato dalla stanza in cui si trovava. Sui tre agenti è stata avviata un’indagine amministrativa interna per verificare eventuali responsabilità o comunque gravi negligenze nella condotta.

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