Carlo Giuliani è diventato “un eroe” mentre Mario Placanica, il carabiniere che sparò al giovane genovese durante il G8 del 2001, “ha dovuto lasciare l’Arma” e “da quel processo, anche mediatico che ha avuto, sta ancora sotto cura, ma nessuno ne parla”. Il ragazzo genovese, ucciso in piazza Alimonda, “è morto perché ha usato violenza, se stava a casa o protestava democraticamente nessuno gli avrebbe fatto del male”. L’ex membro del Gis dei carabinieri (non è l’ex capo come riportato dalle agenzie di stampa, fa sapere l’ufficio stampa dell’Arma), il ‘comandante Alfa’, ritorna sui fatti durante il vertice dei primi ministri a Genova descrivendoli come “tre giorni di guerriglia urbana” e sospendendo il suo giudizio sull’irruzione nella scuola Diaz, nonostante le condanne definitive di 25 poliziotti e le testimonianze in aula. 

A Campobasso davanti a una platea di giornalisti, durante un incontro valido come corso di formazione organizzato dall’Ordine molisano, il comandante Alfa ha aggiunto: “Io alla Diaz non c’ero quindi non posso dire se la Polizia abbia ecceduto o meno”. Eppure quanto accaduto all’interno della scuola nell’ultima notte del G8 è stato ricostruito in un processo arrivato a sentenza definitiva con la condanna di 25 poliziotti. Nelle motivazioni, i giudici della Suprema Corte parlarono di “un massacro ingiustificabile” e “una pura esplosione di violenza” che gettarono “discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”.

Così di fronte alla sospensione del giudizio dell’ex comandante del Gruppo d’intervento speciale, un giornalista presente in aula ha risposto: “Abbiamo parlato di macelleria sociale in quei giorni”. Parole sposate anche dalla Corte europea dei diritti umani che nel 2015 qualificò l’intervento degli agenti come “tortura”, condannando l’Italia“Lei ce l’ha con le Forze di polizia?”, la controreplica dell’ex Gis. Fu proprio un poliziotto però a parlare di “macelleria” riferendosi all’irruzione nella Diaz il 21 luglio. Rispondendo in aula alle domande dei pm Enrico Zucca, nel giugno 2007, Michelangelo Fournier, vicequestore e comandante del 7° nucleo Antisommossa del primo reparto mobile di Roma, definì “un’operazione di macelleria messicana” l’ingresso nella scuola. “Non ho giustificato la Diaz, ho solo detto che non ero presente, sicuramente c’è stata troppa violenza – ha specificato dopo – ma non vanno dimenticati anche quanti tra poliziotti, carabinieri e altri esponenti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti. A volte si è costretti a combattere la violenza con la stessa violenza”.

Come ricostruito dal sito genovese Primocanale, davanti alle rimostranze del giornalista, che ha citato proprio la sentenza della Corte europea, il comandante Alfa ha reagito: “Stia zitto, non sa cosa dice, hanno distrutto una città”. Per poi aggiungere, invitandolo a uscire dall’aula: “Non ho aggettivi per definirla. Si vergogni, siamo stati assaltati e malmenati, non per causa nostra ma per causa loro, hanno distrutto una città. Non state a sentire quello che ha detto quel signore perché non è vero, ve lo posso assicurare perché ero presente”. Poi il comandante Alfa è tornato sulla vicenda di Giuliani: “È morto perché è andato a Genova (era del capoluogo ligure, ndr) per usare violenza, se stava a casa o protestava democraticamente nessuno gli avrebbe fatto del male“.

Il comandante Alfa è intervenuto anche sul processo Trattativa Stato-Mafia, che il 20 aprile scorso ha visto condannati in primo grado il vertici del Ros, Mario Mori e Antonio Subranni, oltre all’ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno. “Come mai sono stati condannati solo i carabinieri e nessun politico? – ha detto il militare – Non credo che il generale Mario Mori di sua iniziativa, se è successa questa cosa, abbia agito da sé. Caso strano i politici sono usciti tutti puliti e questo mi sembra strano”. In realtà, il “livello politico” è entrato nel processo con i 12 anni inflitti al fondatore di Forza Italia ed ex senatore Marcello Dell’Utri.

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