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Corruzione in Ucraina. Arrestato Andriy Yermak, ex capo dell’ufficio di Zelensky

L'Alta Corte anti-corruzione di Kiev ha optato per la detenzione con diritto di cauzione nei confronti dell’ex braccio destro del presidente, indagato per un presunto riciclaggio in un complesso residenziale extra-lusso
Corruzione in Ucraina. Arrestato Andriy Yermak, ex capo dell’ufficio di Zelensky
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Andriy Yermak è stato arrestato. L’Alta Corte anti-corruzione di Kiev ha accolto parzialmente la richiesta della Procura specializzata nella lotta alle tangenti (Sapo) e ha optato per una misura cautelare nei confronti dell’ex capo dell’ufficio di Volodymyr Zelensky consistente nella detenzione con possibilità di essere rilasciato dietro il pagamento di una cauzione da 140 milioni di grivne, oltre 2,7 milioni di euro. “Si dispone l’applicazione di una misura cautelare sotto forma di detenzione per un periodo di 60 giorni“, ha dichiarato il giudice. Ieri il procuratore Valentyna Hrebenyuk aveva chiesto la detenzione preventiva e che la cauzione fosse di 180 milioni di grivne (3,5 milioni di euro). L’ex braccio destro del presidente ucraino è stato preso in custodia appena uscito dall’aula dopo la lettura del dispositivo.

Yermak è indagato dal Sapo e dall’Autorità nazionale anti-corruzione (Nabu) per un presunto riciclaggio di 460 milioni di grivne (8,5 milioni di euro) in un complesso residenziale extra-lusso “Dynasty” costruito a Kozyn, a circa 50 km a sud della capitale. La difesa ha annunciato che presenterà ricorso. Se venisse pagata la cauzione, Yermak dovrà osservare una serie di obblighi tra cui non lasciare Kiev, indossare un braccialetto elettronico, consegnare i passaporti stranieri e diplomatici e astenersi dal comunicare con altri indagati e testimoni.

Tra le persone con le quali non dovrà avere interlocuzioni ci sono Oleksiy Chernyshov, ex vicepremier già proprietario dei terreni su cui è stato edificato il resort “Dynasty”, e Timur Mindich, ex socio di Zelensky ai tempi della carriera televisiva, ritenuto dagli inquirenti il capo dell’organizzazione che avrebbe riciclato tangenti per 100 milioni di dollari incassate nei settori di energia e difesa. Secondo l’ipotesi accusatoria Yermak, Chernyshov e Mindich sono rispettivamente “R2”, “R3” e “R4”, ovvero i nickname con i quali nelle chat intercettate venivano indicati 3 dei 4 proprietari delle ville del resort. Al momento i magistrati non hanno rivelato l’identità di “R1“, il proprietario della residenza più grande.

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