Trenta anni fa moriva Enzo Tortora. Era il 18 maggio 1988, a 59 anni, il giornalista e conduttore televisivo, moriva, per un tumore ai polmoni. “Perché – disse – mi hanno fatto esplodere una bomba atomica dentro”. Lo scrittore e criminlogo Luca Steffenoni, per Chiarelettere, ha scritto Il Caso Tortora. Un caso che nasce molto prima dell’arresto del presentatore e interseca le faide che si susseguono a fine anni Settanta, il brigatismo rosso, il rapimento dell’assessore Cirillo, la lottizzazione Rai, l’uso strumentale dei pentiti. E ancora, la tentazione di alcune aree dello Stato a coltivare trattative inconfessabili, la lotta alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, gli eterni umori giustizialisti del popolo italiano. Il fattoquotidiano.it pubblica il prologo del libro. 

Se Enzo Tortora quel 18 maggio di trent’anni fa non ci avesse lasciati, consumato dalla sofferenza civile prima che da un tumore, oggi sarebbe in procinto di compierenovant’anni. Fantasticando su ciò che non è stato, lo si può immaginare con la mente rimasta brillante, circondato dall’affetto della sua compagna, delle figlie, dei generi e di uno stuolo di nipoti. Difficile, con il suo carattere battagliero, pensarlo a  riposo in riva a un lago o in pensione sulle panchine dei giardinetti pubblici. Più facile figurarselo a pigiare
tasti su una tastiera, a scrivere di se stesso e del mondo, a riflettere e polemizzare come faceva un tempo.

Il Caso Enzo Tortora, a 30 anni dalla morte del giornalista il libro che è un legal thriller di sconvolgente attualità

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