Ponti levatoi abbassati in tutta Italia per le Giornate dei Castelli, sabato 19 e domenica 20 maggio. Trentatré fortezze, pubbliche e private, si aprono al pubblico, con visite guidate, proiezioni, incontri e concerti, in 19 regioni. Organizzata dall’Istituto Italiano dei Castelli, la manifestazione, giunta alla ventesima edizione, vuole richiamare l’attenzione sul patrimonio fortificato italiano, resistito a secoli di guerre e dominazioni, e che oggi rischia di sgretolarsi sotto i colpi dei lacci burocratici e degli oneri demaniali.

Una veduta esterna del Castello di Grinzane Cavour

Dal Piemonte alla Sicilia, gli appuntamenti da non perdere – Sarà gratuita, su prenotazione, la visita al castello patrimonio Unesco di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, che ospita pure l’Enoteca regionale del Barolo, dove è possibile degustare e acquistare le migliori etichette di vini e grappe piemontesi.

Costa 4 euro (ridotto 3) invece il biglietto per la fortezza di Sarzanello a Sarzana, in provincia di La Spezia, ma la vista panoramica che si gode dalla torre è senza prezzo. Da Livorno al Golfo dei Poeti, passando per le Alpi Apuane e la Val di Magra, i bastioni di Sarzanello dominano quasi 90 chilometri tra costa tirrenica ed entroterra. Nelle Marche, i castelli colpiti dal terremoto del 2016, come quello di Pallotta, in provincia di Macerata, sono visitabili solo dall’esterno.

La chiesa fortificata di S.Pietro e Paolo d’Agrò a Casalvecchio

A Napoli, invece, Castel dell’Ovo si anima grazie alle visite guidate condotte dal gruppo giovani dell’Istituto Italiano dei Castelli, mentre in Sicilia, nella Chiesa Fortificata dei SS. Pietro e Paolo d’Agrò, a Casalvecchio Siculo, domenica 20 maggio, il Conservatorio di Messina offre un concerto, alle 12:00, e a seguire, visite guidate gratuite. Per l’elenco completo delle iniziative, regione per regione, basta consultare il sito dell’iniziativa.

Intoppi catastali e crediti nei confronti dello Stato affossano i castelli privati – Sono soprattutto pubblici, i castelli italiani. Eppure c’è chi, nel nostro Paese, ne possiede uno, tramandato di generazione in generazione, più come un peso che come un lusso, però. Nell’Italia del 2018, infatti, i draghi che terrorizzano i castellani non sputano fiamme, ma tasse dei rifiuti, accatastamenti demaniali fatti con il paraocchi e spese annuali di manutenzione a cinque zeri. “Il proprietario di un castello ha più costi che vantaggi” mette in chiaro a ilfattoquotidiano.it Fabio Pignatelli della Leonessa, architetto napoletano, discendente di una famiglia che vanta 1000 anni di storia, tra viceré, un santo e pure un papa, Innocenzo XII, che nel 1600 risanò le finanze vaticane, fece la legge contro il nepotismo e costruì il porto di Anzio e il palazzo di Montecitorio. La sua famiglia possiede un castello. “Ma non è facile. Si dà per scontato che se uno possiede un edificio vincolato è ricco: non è così. Io sono architetto, di sinistra, ho una chiara idea della politica. Ma se ci sono degli obblighi, ci sono anche dei diritti”.

Gli obblighi, per i proprietari di castelli sono tanti: la destinazione d’uso, i lavori di manutenzione, le autorizzazioni per farli, l’apertura al pubblico. I diritti? Solo sulla carta, sotto forma di sgravi fiscali e contributi previsti dalla legge che, però, non sono mai arrivati. Così i castellani si sono trovati ad anticipare i soldi, tanti, fino a essere strozzati. “In tanti non ce la fanno. Molte famiglie li hanno ceduti ai comuni”, commenta Pignatelli. E sembrano una presa in giro i 150 milioni di euro da erogare in tre anni, inseriti nella legge di Bilancio 2018, per tappare, almeno in parte, i debiti che lo Stato ha con i proprietari dei beni vincolati, come i castelli.

A dare la stangata, il Governo Renzi, che ha equiparato i castelli agli immobili di lusso. “Ma un castello non è come una villa in un centro storico, che posso affittare. Un castello di solito è in posizioni impervie, difficilmente raggiungibili, e non posso di certo dividere un salone per farci degli appartamenti, ovviamente non è consentito. Agevolare i castellani non è un regalo che si fa a dei ricchi signori che possiedono un bene vincolato, ma vuol dire rendergli possibile mantenere questi beni. Non c’è abbastanza attenzione della politica. Lo Stato dovrebbe venire in aiuto delle persone che si assumono l’onere di mantenere i castelli e lasciarli ai posteri, e invece non è in grado” afferma Pignatelli.

Come se non bastasse, il catasto considera i metri quadrati, non i vani. “Una grande battaglia. Le grandi gallerie, le casamatte, oggi non sono spazi utilizzabili. E invece sono considerati depositi, perché non esistono altri modi di classificarli al catasto”. Per non parlare delle tasse sui rifiuti e dei costi di manutenzione. “E’ tutto più costoso, date le dimensioni. I costi dei tetti, i muri di scarpa che spesso di riempiono di erbacce e vanno ripuliti, sennò cadono intonaco e pietre”.

Un interno del castello del Buonconsiglio a Trento

L’unica soluzione, per molti, sembra trasformare i castelli in ristoranti e resort come succede soprattutto al nord. “In Trentino Alto Adige ci sono ancora famiglie che vivono nei loro castelli, naturalmente li hanno trasformati in aziende per mantenerli. Ma nelle Regioni a statuto speciale è tutto diverso, hanno più mezzi”, conclude Pignatelli.