Nella sua qualità di responsabile dello sportello unico del Comune di Reggio Calabria “contribuiva concretamente e consapevolmente a rafforzare e realizzare gli scopi della ‘ndrangheta sfruttando, abusando e strumentalizzando a tal fine, in maniera stabile e continuativa, l’incarico pubblico, mettendolo a disposizione degli interessi delle cosche nelle relazioni con l’ente comunale”. C’è anche il dirigente di Palazzo San Giorgio Peter Battaglia, fratello del consigliere regionale Mimmetto Battaglia (Partito democratico), nell’inchiesta “Thalassa” che stamattina a Reggio Calabria ha portato all’arresto di sei persone legate alle cosche Tegano e Condello di Archi.

Il procuratore vicario Gaetano Paci e il sostituto della Dda Stefano Musolino avevano chiesto il suo arresto per concorso esterno con la ‘ndrangheta e corruzione. Essendo trascorsi diversi anni dai reati, però, secondo il gip Domenico Santoro non ci sono più le esigenze cautelari per cui adesso il fratello dell’esponente del Pd affronterà l’inchiesta da libero.

La Dia, invece, ha arrestato Andrea e Francesco Vazzana (nipoti del boss Pasquale Condello), Franco Polimeni (ritenuto espressione della cosca Tegano), gli imprenditori Demetrio e Salvatore Postorino e Francesco Richichi. Ad eccezione di quest’ultimo, per il quale il gip ha disposto gli arresti domiciliari, tutti sono finiti in carcere. Complessivamente sono 23 gli indagati coinvolti nella vicenda relativa alla costruzione del “complesso immobiliare Thalassa” da parte della Tegra Costruzioni Srl, che secondo gli inquirenti era uno “schermo” dietro il quale si nascondevano gli interessi delle cosche di Archi. “La ‘ndrangheta – hanno scritto gli investigatori della Dia – si conferma assoluto monopolista nel settore edile e dimostra di possedere straordinarie capacità di infiltrare la pubblica amministrazione”.

I Tegano e i Condello non solo hanno allungato i loro tentacoli sull’edificazione della struttura, imponendo gran parte delle imprese fornitrici, ma anche sulla gestione della vendita dei vari appartamenti. E chi comprava aveva il placet della ‘ndrangheta. Un’operazione immobiliare partita nel 2006 e gestita, in una prima fase dal boss Paolo Schimizzi (nipote dei Tegano) scomparso due anni più tardi per “lupara bianca”. “Guarda, la mazzetta l’ha gestita lui”. È stata la frase pronunciata dal suocero di Schimizzi, Pasquale Utano pochi giorni dopo la sua scomparsa. Il riferimento era proprio all’affare del complesso “Thalassa” che ha visto non solo le due cosche muoversi in sinergia ma rapportarsi anche con pubblici dipendenti “disponibili” che hanno posto in essere condotte contrarie ai propri doveri di ufficio.

Pubblici dipendenti che resistono ai colori politici. Se nel 2006, quando il Comune era guidato dal centrodestra di Scopelliti, Peter Battaglia era responsabile dello sportello unico, oggi con il centrosinistra targato Pd l’indagato è responsabile delle relazioni istituzionali di Palazzo San Giorgio. Per la Dda, è stato lui a firmare tutti i permessi a costruire e ha autorizzato le successive varianti al progetto in maniera illegittima. Di giorno lavorava (e lavora) per il Comune e di notte come mediatore immobiliare. “In cambio dei plurimi atti contrari ai propri doveri d’ufficio – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare – Battaglia aveva conseguito la possibilità di inserire anche gli immobili del ‘Complesso Immobiliare Thalassa’ nel carniere di quelli che poteva proporre per l’acquisto nell’ambito della attività occulta d’intermediazione immobiliare, integrando così pienamente gli elementi costitutivi del delitto di corruzione”.

I pm parlano di una sua “relazione stabile, consolidata, reiterata nel tempo e variegata, sia in relazione alle modalità operative, sia in relazione ai soggetti criminali di riferimento, con esponenti della ‘ndrangheta”. Non è un caso, infatti, che il fratello del consigliere regionale e figlio del sindaco della rivolta di Reggio “abbia posto in essere una consapevole ed efficiente messa a disposizione della propria persona e del proprio ufficio rispetto agli interessi della ‘ndrangheta reggina”. Stando all’indagine della Dia, per i suoi servizi Peter Battaglia avrebbe ricevuto anche due appartamenti nel complesso residenziale “ottenendo modalità di pagamento agevolate e l’accollo sostanziale di parte del mutuo ipotecario contratto con un istituto di credito da parte della Tegra Costruzioni Srl”. “Il ruolo di Battaglia – ha dichiarato il procuratore vicario Paci – si è rivelato essenziale. Senza l’apporto deviato di questo funzionario probabilmente la ‘ndrangheta non avrebbe potuto operare come ha fatto”.