Non c’è solo il senatore-governatore dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso che nonostante un parere del Servizio legislativo della Regione da lui presieduta, una sentenza della Corte costituzionale e i reiterati appelli delle opposizioni a lasciare l’incarico di presidente della giunta, resta incollato alla doppia poltrona. Sono, infatti, 153 i collezionisti di incarichi seduti tra gli scranni del nuovo Parlamento. Dieci di loro versano (o potrebbero versare) nella situazione di incompatibilità prevista dall’articolo 122 della Costituzione che vieta espressamente a deputati e senatori di essere allo stesso tempo parlamentari europei e membri di giunte o consigli regionali. Una casistica estesa dalla legge ordinaria anche ai sindaci dei Comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti.

Openpolis ha passato in rassegna, nel report “Caricometro”, il plotoncino degli incompatibili. Dal quale, nell’ultima settimana, sono usciti in tre: l’azzurro Galeazzo Bignami, che si è dimesso dal consiglio regionale dell’Emilia RomagnaRaffaele Nevi, pure lui di Forza Italia, che ha lasciato la carica di consigliere regionale in Umbria; e Christian Solinas indipendentista sardo eletto nelle liste della Lega, che ha rassegnato le dimissioni al consiglio della Sardegna.

Chi sono i parlamentari che continuano a mantenere il piede in due staffe? C’è, innanzitutto, il deputato di Forza Italia Francesco Acquaroli, sindaco di Potenza Picena. Interpellato dall’Agi, ricorda Openpolis, il suo staff ha fatto sapere che “Acquaroli opterà nel rispetto dei tempi e termini previsti dalla legge. Al momento sta espletando delle questioni importanti rimaste in essere al Comune. In ogni caso, Potenza Picena andrà al voto il prossimo anno”. Insomma, a dimettersi, almeno per ora, non ci pensa proprio. Come del resto il compagno di partito, Francesco Cannizzaro, onorevole e consigliere regionale in carica della Calabria. “Non ha ancora espresso l’opzione”, si limitano a chiarire dal suo entourage, come riporta Openpolis. Sempre nel consiglio regionale calabrese, dove “rimarrà fino all’ultimo giorno consentito dalla legge”, siede, in quota Fratelli d’Italia, anche la deputata Wanda Ferro. Il suo staff ha però precisato che la neo parlamentare “non riceve nessun tipo di indennità (in Regione, ndr), e aspetterà che le Giunte delle elezioni si pronuncino in materia”.

Poi c’è il sindaco leghista di Tradate Dario Galli, già parlamentare in diverse stagioni e collezionista di incarichi da una vita. “Ha dichiarato che la situazione di incompatibilità dei sindaci con meno di 15mila abitanti non è così lineare – ricorda il report di Openpolis – Aspetterà il verdetto della giunta delle elezioni”. Lo stesso farà Leonardo Tarantino, pure lui del Carroccio, parlamentare e sindaco di Samarate. L’assessora regionale della Lombardia e senatrice Lara Magoni, di Fratelli d’Italia, invece, “ha più volte dichiarato la sua volontà di proseguire il suo lavoro in giunta regionale” e “di aver comunicato la sua opzione a Palazzo Madama”. Anche la collega della Lega Claudia Maria Terzi (Lega), pure lei assessore al Pirellone, prosegue Openpolis, ha confermato la sua “intenzione di optare per la carica di assessore ai Trasporti nel momento in cui la giunta per le elezioni della Camera dichiarerà l’incompatibilità coi due ruoli”. Per adesso manterrà un piede a Roma e l’altro a Milano.

Nel plotoncino degli incompatibili c’è anche Andrea Rossi, sottosegretario in quota Pd della giunta dell’Emilia Romagna e peraltro responsabile nazionale organizzazione del partito. “L’unica incompatibilità che avevo l’ho risolta con le dimissioni da consigliere regionale dell’Emilia Romagna a fine marzo – ha annunciato – Ora ho ancora in corso la carica di sottosegretario in Regione… Ma è una funzione non contemplata in tutte le Regioni e che non rientra tra le incompatibilità previste”. Insomma, a sentire Rossi, nel suo caso la questione neppure sussiste. Sempre del Pd è Raffaele Topo, consigliere regionale della Campania: “Ho comunicato regolarmente l’incompatibilità, non aspetterò la giunta per esercitare l’opzione. Non l’ho ancora fatto solo perché devo espletare ancora alcune attività rimaste in sospeso, alcuni dossier da chiudere”. Come detto, è invece intenzionato ad aspettare il pronunciamento della giunta delle elezioni del Senato, il governatore dell’Abruzzo, D’Alfonso, sulla cui istanza di incompatibilità si è pronunciato oggi anche il Consiglio regionale respingendola. Ma dal 29 aprile non è più l’unico presidente di Regione con la doppia poltrona. Si è aggiunto, infatti, in corsa anche il neogovernatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. Lui però, a differenza del collega abruzzese, ha già fatto sapere di aver inviato a Montecitorio la lettera di dimissioni dalla carica di deputato.