Sentimenti, dimensione privata, persino tenerezza. Paolo Sorrentino insiste su queste parole per descrivere il suo “Loro”, di cui oggi – a seguito della visione per la stampa del secondo capitolo, Loro 2 – finalmente offre commenti e possibili “letture”. E a tal proposito sgombra subito il campo da equivoci: “il gioco del ‘chi è chi’ è legittimo ma appartiene al rotocalco, non ha molto senso per questo film. Ad esempio il personaggio interpretato da Bentivoglio non è l’ex ministro Sandro Bondi: dice poesie ma vi assicuro che una persona su due nel mondo dice o scrive poesie in segreto. Allo stesso modo quello affidato a Kasia Smutniak non è Sabina Began, ci tengo a dirlo perché non si scherza chiamando in causa persone reali. Non è un caso che abbiamo attribuito dei nomi finti, volevamo questa libertà, altrimenti li avremmo chiamati col proprio nome”.

La chiave d’accesso per penetrare il complesso (o semplicissimo) universo berlusconiano secondo Sorrentino è dunque “l’amore”. “Siamo partiti da una storia d’amore, quella di Silvio e Veronica, di un uomo e una donna. È stato esattamente quanto ci siamo detti Contarello ed io nella stesura della sceneggiatura”. Partendo da questo concetto, Sorrentino ribadisce quanto Loro non vuole essere, cioè “un film schierato e ideologico. Sarebbe stato stupido fare film così – continua il cineasta napoletano – perché avremmo toccato questioni ampliamente sviscerate e dibattute, dalle quali siamo fuori tempo massimo. Finora, invece, non era ancora stata puntualizzata la dimensione dei sentimenti che stanno dietro all’uomo politico e al suo contorno”.

Nessun attacco o difesa a Berlusconi hanno dunque spazio nel lungo sguardo sorrentiniano che ha visto l’uscita del primo capitolo (Loro 1) lo scorso 24 aprile (quasi 2 milioni di euro incassati ad oggi) mentre vedrà la seconda (Loro 2) il prossimo 10 maggio. “Certo, potete trovare nella controparte di Veronica Lario (una splendida Elena Sofia Ricci in una delle sue migliori perfomance, ndr) l’incarnazione di molti detrattori, di mezza Italia, ma questo non implica che io prenda le parti dell’uno o dell’altra: al centro volevamo mettere la dimensione dei sentimenti che nella storia dell’umanità restano uguali nei secoli con variazioni di sviluppo a seconda dei periodi e dei territori. Tali sentimenti includono le paure delle persone, specie quella di invecchiare, di morire, che abbiamo tutti”. Circondato dai suoi attori, che interpretano tutti “loro”, il regista premio Oscar fugge da classifiche tra persone (“Lui o Loro non valgono di più o di meno”) e si limita a dire che “fare un film su Berlusconi è stato più difficile che una serie tv sul Papa, semplicemente perché quel Papa era frutto di pura invenzione in una cornice di verosimiglianza”.

Film strutturato sui costanti controcampi (lui-loro con la duplice valenza di chi siano i “loro”) Loro resta comunque un’opera sul totem corporale dotato di potere in costante dialogo con quell’altra pellicola che introdusse Sorrentino all’indagine cinematografica dei misteri del Potere stesso, Il Divo.  E la continuità passa inevitabilmente per l’attore designato ad incarnare tanto Giulio Andreotti nel primo, quanto Silvio Berlusconi nel secondo, Toni Servillo.  “Ho avuto la fortuna di fare con Paolo Il Divo prima di questo film: ciò mi ha permesso di mettere a confronto l’uno con l’altro personaggio reale e politico” spiega l’attore partenopeo. “Il Divo era un personaggio “divo” nel senso degli imperatori romani, si muoveva totalmente in ambienti e palazzi politici, la sua introversione alimentava il mistero e il segreto. Nel caso di Loro, invece, siamo di fronte a un divo estroverso che si pone al centro della scena politica con una estroversione che ne fa quasi un personaggio da cinema, qualcuno che con la sua presenza occupa in maniera ossessiva l’interiorità di chi tenta affannosamente di imitare il modello senza riuscirci. Ecco, questo mi interessava molto nel dialogo fra le due interpretazioni. Per capire come Paolo vede Silvio è emblematica la Scena dello sdoppiamento iniziale con Ennio Doris o la telefonata serale alla signora qualunque: lì ho capito che ci saremmo allontanati dalla cronaca per entrare perfettamente nel linguaggio del cinema. La distanza dagli spazi della politica è il modo in cui Paolo lo affronta, in questo Eden sardo e in uno stato di sopravvivenza che si alimenta del potere o viceversa: Silvio non organizza né pianifica mai, bensì attende il momento di rientrare in scena”.