Da più di settantadue ore non mangiano e andranno avanti ad oltranza finché non arriverà un provvedimento che salvaguardi il loro posto di lavoro. Sono gli insegnanti diplomati magistrali a rischio di licenziamento ed estromissione dalla graduatoria ad esaurimento dopo la sentenza del Consiglio di Stato del dicembre scorso. Da sabato scorso si sono piazzati in viale Trastevere dove per disposizione delle autorità possono restare solo dalle 9 alle 14. “La Questura – racconta Elena De Meo, 35 anni, maestra dal 2006 – non ci permette di manifestare oltre quell’ora davanti al ministero. Siamo in presidio permanente ma possiamo stare sui gradini del Miur solo in quella fascia oraria. Ci hanno identificati tutti, ci hanno intimato di spostarci. Ci seguono ovunque. Di notte ci sono agenti che ci fotografano, ci fanno video mentre dormiamo in auto. Pensi che ci fanno andare tutti i giorni in questura per chiedere i permessi, abbiamo preteso che ci venisse messo per iscritto che non possiamo protestare oltre le 14 davanti al ministero ma ad oggi non hanno messo nulla di nero su bianco”.

Alle maestre non interessa nemmeno l’appello della ministra Valeria Fedeli che ha chiesto loro uno stop “perché si fanno un danno personale e anche fisico e io questo non lo voglio. Abbiamo detto loro – spiega la ministra – di rivolgersi ai capigruppo dei partiti presenti in Parlamento e ai rappresentanti che sono nella commissione speciale di Camera e Senato. Commissione che sta affrontando i temi urgenti e non rinviabili”. Parole rispedite al mittente con centinaia di messaggi inviati dalle colleghe delle scioperanti alla pagina Facebook della Fedeli: “Cara ministra non smetteremo perché ciò che è accaduto il 20 dicembre è un’ ingiustizia e non possiamo accettare tutto ciò. Siamo docenti con anni e anni di esperienza, con costante formazione e continueremo la nostra lotta ad oltranza. Incontri le nostre colleghe piuttosto che l’aspettano da due giorni”, scrive ad esempio Cristina Terracciano.

La risposta alla Fedeli arriva anche da chi sta sui gradini da sabato: “Sono le solite prese in giro. Abbiamo fatto delle consultazioni in questi giorni ma un’apertura reale non c’è. Noi chiediamo – dice De Meo – la riapertura delle Gae per i docenti abilitati con il diploma magistrale. In passato si è già fatto”. Intanto ogni pomeriggio arrivate le 14 i manifestanti abbandonano i gradini del ministero per vagabondare per viale Trastevere in attesa della notte che trascorrono in auto davanti al Miur. Non hanno alcuna intenzione di mollare. Tra loro c’è anche una disabile con il 100% di invalidità. Hanno provato a dissuaderla ma nulla. Resta lì. Senza mangiare. Gli unici a dare loro un sostegno sono i cittadini che portano succhi, acqua, salviette rinfrescanti.

Silvia Moreddu che condivide “il posto letto” in auto con Elena è arrivata dalla provincia di Nuoro per manifestare. Ha lasciato a casa una figlia disabile ma sa che questa è l’ultima speranza per salvare il proprio lavoro: “Sa qual è la cosa più dura? La stanchezza e lo sconforto nel vedere che non veniamo presi in considerazione da chi lo dovrebbe fare. Mi sono diplomata nel 1995, mi sono laureata in pedagogia e da tanti anni insegno. Sono entrata in ruolo nel 2015, ho fatto l’anno di prova, sono stata valutata dal ministero che mi ha confermata maestra per poi trattarmi così. Alla ministra vorrei dire una cosa: quando una madre di famiglia attraversa il mare e resta giorni senza mangiare non lo fa per fare scena”.

Nei comunicati ufficiali firmati dal coordinamento diplomati magistrali abilitati spiegano che “con la sentenza, la Plenaria ha ritenuto il diploma non sufficiente ai fini dell’inserimento in Gae, con la conseguenza che tutti i ricorsi ancora pendenti davanti al Tar o allo stesso Consiglio di Stato, saranno rigettati a differenza di quanto avvenuto nelle prime cause già definite con le quali 2500 colleghi sono invece stato inseriti in Gae in modo definitivo ed alcuni addirittura già entrati in ruolo”. Se la prendono anche con i sindacati: “Noi non siamo rappresentati da voi e non vi potete arrogare il diritto di proporre soluzioni. Non siete mai stati al nostro fianco durante lo svolgimento dei ricorsi”. Chi sta facendo lo sciopero della fame è stanco di promesse: “Nel 2003 – spiega Bruna Pitrola – ho conseguito la laurea in scienze della formazione primaria ma ho anche un’altra laurea e un master in psicopedagogia per i disturbi specifici dell’apprendimento. All’inizio facevo le supplenze come diplomata magistrale poiché tutti dicevano che il mio pezzo di carta non era abilitante mi sono iscritta al corso di laurea conseguendo due abilitazioni equipollenti. Quale altro professionista si abilita due volte per fare la stessa professione? Lei lo sa? Tra l’altro quello che fa l’esperienza non è il pezzo di carta: quando ho avuto bisogno di una mano a scuola l’ho chiesta alle colleghe anziane solo diplomate. Le competenze fanno tanto ma l’esperienza è importante”.