Per la procura di Termini Imerese chiedevano voti in cambio di posti di lavoro. Di più. Sono accusati anche di attentato ai diritti politici del cittadino per aver fatto credere che nella campagna elettorale per le regionali siciliane del 2017 il candidato era uno, anche se in realtà era l’altro. Sono i fratelli Salvino e Mario Caputo. Il primo ex deputato regionale siciliano e commissario straordinario per la provincia di Palermo del movimento Noi con Salvini, la costola siciliana della Lega. Il secondo candidato non eletto alle ultime elezioni regionali sempre con il partito di Matteo Salvini. Ai domiciliari dal 4 aprile, ora sono di nuovo liberi: lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Palermo presieduto da Lorenzo Jannelli, annullando l’ordinanza emessa dal Gip di Termini Imerese che ne disponeva l’arresto. Il tribunale ha accolto il ricorso presentato dai legali dei due indagati, Raffaele Bonsignore e Francesca Fucaloro.

I fratelli Caputo sono indagati per il reato di voto di scambio. Mentre “la misura cautelare è stata emessa per attentato ai diritti politici del cittadino”, aveva spiegato il procuratore capo di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio. Sotto la lente degli inquirenti è finita infatti la candidatura col trucco alle regionali del 2017. Per il procuratore Cartosio era stata architettata “una situazione nella quale candidato è Mario Caputo, suo fratello, ma si farà credere che il candidato è Salvino Caputo. Questo non può avvenire a Palermo e Monreale, ma lo si farà credere nelle Madonie. Così si confezionano volantini e manifesti senza foto e con il solo nome Caputo”. “L’esigenza cautelare per attentato ai diritti politici del cittadino è stata necessaria per impedire la commissione di reati della stessa natura“, spiegava il procuratore dopo gli arresti.

L’inchiesta, nata da un esposto anonimo dell’aprile del 2017, coinvolge venti indagati tra cui l’assessore comunale alla Pubblica istruzione di Termini Imerese, Loredana Bellavia, e il consigliere comunale Michele Galioto, entrambi esponenti della Lega. E poi dipendenti comunali come Agostino Rio, bibliotecario già arrestato nei mesi scorsi con l’accusa di assenteismo. Ma soprattutto Alessandro Pagano, coordinatore del Carroccio sul versante occidentale dell’isola, primo parlamentare leghista indagato.