È boom di dislessici, discalculici, disgrafici e disortografici. In Italia il numero di studenti con qualche disturbo specifico dell’apprendimento aumenta: nell’anno scolastico 2016/17 erano 254mila pari al 2,9% degli iscritti. Un dato che va confrontato con quello dell’anno precedente quando, come raccontato da Ilfattoquotidiano.it, il numero dei Dsa si fermava a 187mila, il 2,1% degli alunni. Si conferma quindi il forte trend di crescita, visto che solo sette anni fa erano solo lo 0,7% del totale della popolazione scolastica. Secondo il ministero dell’Istruzione che ha pubblicato un focus sul tema, l’aumento delle certificazioni è “dovuta all’introduzione della legge 170 del 2010 grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti degli alunni con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione dei casi sospetti”.

Non la pensa così il pedagogista Daniele Novara che al tema ha dedicato il libro-denuncia “Non è colpa dei bambini”: “Siamo di fronte alle cosiddette false diagnosi. Si fa confusione tra la difficoltà di apprendimento e il disturbo conclamato. Spesso c’è un business dietro queste etichette date ai bambini”. Secondo Novara, troppo spesso si preferisce “la terapia all’educazione”. Al di là dei punti di vista, i numeri parlano di un incremento notevole. Le certificazioni di dislessia, rispetto al 2013/2014 sono salite da circa 94 mila a poco meno di 140 mila. I disgrafici sono passati dai 30 mila di tre anni fa a 57 mila con una crescita del 90%. Anche il numero di alunni con disortografia passa da 37 mila a 68 mila (+85%) e i discalculici aumentano dell’89%.

La fotografia fatta dal ministero inquadra il problema anche tra i diversi ordini di scuola. Da un confronto con l’anno scolastico 2010/2011, il numero di alunni con Dsa è passato dallo 0,8% del totale alunni all’1,9% nella scuola primaria; dall’1,6% al 5,4% nella scuola secondaria di primo grado e dallo 0,6% al 4% nella scuola secondaria di secondo grado. Per la scuola dell’infanzia si è registrata, viceversa, una lieve diminuzione della percentuale di alunni a rischio Dsa sul totale dei frequentanti, probabilmente a seguito di una maggiore prudenza nell’individuare casi sospetti quando i bambini sono ancora in età prescolare.

Va detto dall’altro canto, come sottolinea il focus, che “sebbene i disturbi specifici dell’apprendimento, come si è detto, non siano diagnosticabili prima del terzo anno di scuola primaria, talvolta tali casi sospetti vengono riconosciuti prima, verso la fine del primo o del secondo anno della primaria o anche in età prescolare, anticipando così i tempi di una formulazione diagnostica o comunque, se non di una vera diagnosi, formulando una ragionevole ipotesi diagnostica”. Numeri che già nel 2015 preoccupavano l’ufficio scolastico di Como che, come segnalato nell’inchiesta de IlFatto.it, in una relazione scriveva: “Questo sovradimensionamento rispetto alle percentuali attese è dovuto alla difficoltà del passaggio dalla scuola primaria alla secondaria, dove spesso c’è minore flessibilità didattica e meno disponibilità da parte dei docenti. Ciò incentiva una “ricerca della certificazione”.

Secondo Novara, “bisogna che la politica torni ad occuparsi dell’educazione. Nella scuola dell’infanzia non ci sono diagnosi anche perché non c’è nessuna valutazione”. Complessivamente sul territorio nazionale sono 139.620 alunni presentano disturbi di dislessia, 57.259 di disgrafia, 68.421 di disortografia e 62.877 di discalculia: “Il numero complessivo degli alunni con Dsa – spiega il Miur – può non coincidere con la somma degli alunni per tipologia di disturbo dal momento che alcuni alunni possono avere più tipologie di Dsa”. Gli alunni con disturbi specifici di apprendimento sono maggiormente presenti nelle Regioni del Nord-Ovest in cui la percentuale sul totale dei frequentanti raggiunge il 4,5%. Anche per le regioni del Centro e del Nord-Est la percentuale è piuttosto elevata, attestandosi in media su tutti gli ordini di scuola rispettivamente intorno al 3,5% e al 3,3%. Mentre per le Regioni meridionali tale percentuale è nettamente più contenuta, pari in media all’1,4%.

Un dato già rilevato dal presidente dell’Associazione italiana dislessia, Sergio Messina, nel 2015, evidenziando come tale divario denunci un marcato fenomeno di sotto-certificazione nel Sud Italia. Restano le storie positive come quella che di Martina Ferrari, 24 anni, disgrafica, disortografica, discalculica e dislessica dall’età dalla quarta elementare: “Alle elementari una brava maestra ha capito che ero dislessica. Purtroppo ho avuto a che fare anche con un’altra insegnante che non mi faceva fare grammatica: mi metteva in un angolo a disegnare mentre gli altri imparavano. Diversa la situazione alle medie dove ho incontrato docenti che avevano avuto una formazione sui Dsa, mentre alle superiori ho avuto a che fare di nuovo con professori che non ne sapevano nulla”. Oggi si è laureata in Scienze dell’educazione alla Bicocca.

Articolo aggiornato dalla redazione web alle 20.13 del 17 aprile 2018