Il clan catanese dei Capello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, “stava per organizzare un’eclatante azione omicidiaria” per “eliminare lo scomodo giornalista” Paolo Borrometi, direttore del sito laspia.it, per le sue inchieste sul territorio. Lo scrive il giudice Giuliana Sammartino nell’ordinanza che ha portato all’arresto di 4 persone per un attentato dinamitardo all’auto dell’avvocato Adriana Quattropani. L’inchiesta che ha fatto emergere il piano del clan Cappello riguarda infatti il danneggiamento, con un ordigno rudimentale, della vettura del legale che, da curatore fallimentare, stava ponendo i sigilli a un distributore di benzina di Pachino. L’indagine, coordinata dalla Dda e condotta dagli agenti del commissariato di polizia, ha portato a tre ordinanze di custodia cautelare in carcere per minacce e danneggiamento nei confronti di Giuseppe Vizzini, 54 anni, e i figli Simone e Andrea, di 29 e 24 anni. Un quarto uomo, Giovanni Aprile, 40 anni, è attualmente ricercato.

Quanto a Borrometi, il proposito espresso dal boss di Pachino, Giuliano, intercettato dalla polizia, è recente, risale a gennaio. Un mese dopo, il 20 febbraio, Giuseppe Vizzini – scrive il gip nell’ordinanza – “alludeva minacciosamente ancora a Borrometi” che “picca n’avi” (“Poco ne ha”). “Vedi, ti ho minacciato di morte. Ormai siamo attaccati da un giornalista, droga, estorsione, mafia, clan, quello, l’altro…”. Vizzini, scrive ancora il gip, “commentava con i figli le parole di Giuliano il quale, forte dei suoi legami con i Cappello di Catania, per eliminare lo scomodo giornalista stava per organizzare un’eclatante azione omicidiaria”.

Ascoltato dalla polizia Vizzini dice: “…se sballa… Se sballa che deve succedere, picciotti. Cosa deve succedere, picciotti… Casa affittata a Pozzallo, quindici giorni… Via, mattanza per tutti e se ne vanno. Scendono una decina, una cinquina, cinque, sei catanesi, macchine rubate, una casa in campagna, uno qua, uno qua… La sera appena si fanno trovare, escono… Dobbiamo colpire a quello, bum, a terra! E qua c’è un iocufocu (fuochi d’artificio, ndr)! Come c’era negli anni ’90, in cui non si poteva camminare neanche a piedi… Ogni tanto un murticeddu vedi che serve, c’è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli, tutti i mafiosi, malati di mafia! Un murticeddu…”.

A Borrometi sono arrivati i messaggi di solidarietà del ministro della Giustizia Andrea Orlando e del capo politico del M5s Luigi Di Maio.