Mentre i renziani continuano nel loro processo di rimozione della sconfitta elettorale dello scorso 4 marzo, qualcosa si muove all’interno del Partito democratico. ‘Sinistra anno zero‘ è stato il titolo scelto dal ‘Gruppo dell’alleanza progressista dei socialisti e democratici del parlamento Europeo’, riuniti a Roma sabato 7 aprile, con una folta presenza di giovani e meno giovani militanti dem e con la partecipazione di Gianni Cuperlo, Andrea Orlando, Cesare Damiano, Emanuele Macaluso ed esponenti di Leu come Enrico Rossi e Alfredo D’Attorre, e per un breve momento anche del Segretario reggente Maurizio Martina.

“Non saremmo onesti se riducessimo a Renzi il divorzio tra elettori e sinistra, ma questo ha riguardato un’intera classe dirigente e in modo quasi spietato i protagonisti della sinistra della Seconda Repubblica” ha affermato nella sua relazione introduttiva Giuseppe Provenzano, membro della Direzione nazionale del Pd, che a gennaio ha rinunciato la candidatura . E che sulla discussa formazione delle liste dice: “La notte della compilazione delle liste elettorali ci siamo comportati come gli altri partiti e Renzi ha fatto quello che voleva, ma se ci fosse stata una classe dirigente degna di questo nome non sarebbe dovuto accadere. Rispetto delle minoranze, regole interne, statuto: è saltato tutto. Pensa alla parità di genere, cos’è successo? Una vergogna“. Sul palco anche  Laura Pennacchi, direttrice della ‘Scuola di Buona politica’ della Fondazione Basso, che ha definito “ignobile la notte delle candidature e lì avremmo dovuto far saltare il tavolo. E ora siamo ostaggi, prigionieri dell’arroganza, della determinazione, che spinge a dire muoia Sansone con tutti i filistei”.

Provenzano ha analizzato il voto al sud, che ha premiato il M5s. “C’è stato un voto trasversale: disoccupati e professori universitari, maestre ed imprenditori, segmenti sociali che erano i nostri. Un’alleanza sociale che avremmo dovuto fare noi e che è diventata la loro e che vergogna le risate sulle file ai Caf. Non dovremmo fare i comitati per il centrosinistra che non vuol dire niente – ha continuato Provenzano – dovremmo fare i comitati per l’acqua, per gli ospedali, per gli asili, per l’ambiente e le strade. È così che formeremo una classe dirigente. Come Nicholas Ferrante alcune settimane fa, anche Provenzano ha puntato il dito su politica e clientele che gestiscono il potere nel mezzogiorno: “Dirigenti che hanno fallito travolgendo anche la credibilità delle istituzioni. I giovani ci speravano nella ‘rottamazione’, ma i renziani al potere per l’Italia erano e sono l’establishment e non smettono di esserlo: élite in negativo e non in positivo. Hanno fatto polemica sul curriculum di Di Maio, ma scusate qual era il loro curriculum, quale il curriculum di Luca Lotti, dei famigliari, dei trasformisti che ha raccattato nelle liste elettorali?” ha domandato Provenzano.

“Noi abbiamo perso nel 2008, abbiamo ‘non vinto’ nel 2013 e abbiamo subito una disfatta nel 2018. Quei gruppi dirigenti ci hanno lasciato macerie politiche, di voti e anche di bilancio” ha rincarato Daniele Viotti, europarlamentare dem, ricordando i dipendenti del Pd in cassa integrazione. Che poi ha bocciato senza appello la ‘prospettiva macroniana’ per il futuro del Pd.