Una lettera inviata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere un incontro, la calendarizzazione della discussione in Parlamento appena saranno eletti i nuovi presidenti delle Camere, una missiva spedita anche al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e al presidente del Tribunale di sorveglianza di Roma. Quindi anche la creazione del Comitato nazionale per la libertà di Marcello Dell’Utri. Trattato alla stregua di Nelson Mandela, l’ex senatore condannato per concorso esterno a Cosa nostra sta ricevendo in queste ore il sostegno di cinque parlamentari di Forza Italia: sono Amedeo Laboccetta, Elio Massimo Palmizio, Franco Cardiello, Vincenzo Gibiino e Giancarlo Pittelli. Non ricandidati dal partito di Silvio Berlusconi i cinque hanno utilizzato gli ultimi giorni da parlamentari per spingere la causa della liberazione di Dell’Utri.

Recentemente la corte d’appello di Caltanissetta ha rigettato l’istanza di revisione del processo per il fondatore di Forza Italia. Nelle scorse settimane, invece, per due volte dal tribunale di sorveglianza di Roma ha bocciato un’istanza di differimento della pena  per motivi di salute presentata dai legali dell’ex senatore. “La posizione giuridica di Dell’Utri non è in alcun modo rassicurante: la sentenza in esecuzione ha accertato i suoi rapporti con i vertici di Cosa nostra dai primi anni ’70 al 1992. Allarmante appare la pregressa latitanza in Libano, avvenuta nel 2014, vale a dire poco meno di quattro anni fa, nonostante l’età, la patologia cardiaca e le altre affezioni già all’epoca presenti”, scrivevano i giudici spiegando il loro no alla liberazione.

Non la pensa così Laboccetta, che nella lettera a Orlando scrive: “Dell’Utri è costretto a vivere 24 ore su 24 nella stessa stanza di ospedale con due persone che lo guardano costantemente, conversano e usano in continuazione i cellulari anche nelle ore notturne”. Il parlamentare, arrestato in passato per il caso Corallo, è indignato dal fatto che all’amico Dell’Utri manchi qualsiasi privacy e come “la condizione di recluso ospedaliero” sia “peggiore di quella di recluso ordinario”.

Laboccetta, poi, cita una lettera ricevuta dalla moglie dell’ex senatore, Miranda Ratti: “Io penso – dice – che con la lettera della moglie di Dell’Utri il Capo dello Stato debba prendere provvedimenti: l’ex senatore è ritenuto pericoloso perché ancora in grado di deambulare. Non possiamo aspettare che finisca su una sedia a rotelle per dargli dignità. Spiace che qui oggi non sono venuti parlamentari di Forza Italia, partito che predica garantismo ma lo pratica solo ed esclusivamente quando ci sono vicende giudiziarie che riguardano Berlusconi. FI si sta dimenticando di Dell’Utri: noi tra qualche giorno non avremo più carica pubblica, eppure siamo qui a battagliare. Altri invece fanno finta di niente”. Il riferimento è alle motivazioni con le quali i giudici del tribunale di Sorveglianza avevano negato la libertà a Dell’Utri. “Considerate le pendenze per reati molto gravi – scrivevano – che potrebbero determinare nuove consistenti pene detentive e tenuto conto del recente tentativo di sottrarsi all’esecuzione penale, non si ritiene di poter escludere il pericolo di fuga, non trovandosi in condizioni fisiche impeditive della deambulazione e del movimento, e non essendo le malattie in fase avanzata e debilitante”. Tradotto: l’ex senatore potrebbe essere condannato di nuovo per altri reati, non sta poi così male ed essendo stato già latitante può fuggire all’estero.