Una “lista nera” e un killer professionista che doveva eliminare, uno a uno, tutti gli obiettivi che la cosca Scalise gli aveva assegnato. In fondo alla lista c’era l’avvocato di Lamezia Terme Francesco Pagliuso, “colpevole” di aver difeso Domenico e Giovanni Mezzatesta. Per l’omicidio del professionista calabrese stamattina la Dda di Catanzaro e i carabinieri hanno arrestato Marco Gallo, di 32 anni, già detenuto per altri due agguati.

La storia è iniziata nel 2013 quando l’avvocato Francesco Pagliuso ha iniziato a difendere i due Mezzatesta nel processo per il duplice omicidio consumato a Decollatura all’interno di un bar in cui morirono, ripresi dalle telecamere, Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio, “soggetti legati a doppio filo a Daniele Scalise”, anche lui ucciso nel 2014 mentre il vigile urbano Domenico Mezzatesta era latitante.

Sei mesi più tardi, per vendicare l’omicidio di Scalise è stato ucciso Luigi Aiello, vicino ai Mezzatesta. Era il primo nome della “lista nera”. Con quell’agguato sembrava essere stata soddisfatta la sete di sangue della cosca. Così non è stato perché Marco Gallo, ufficialmente titolare di una società di consulenza ma in realtà killer professionista degli Scalise, aveva ancora due nomi da “tagliare” nel foglietto di carta che i boss gli avevano consegnato: l’avvocato Francesco Pagliuso e Gregorio Mezzatesta, fratello del vigile urbano Domenico.

Anche quest’ultimo era nella “lista” però non poteva essere eliminato perché, dopo un periodo di latitanza, si è costituito ai carabinieri proprio nello studio del suo legale. La faida è riesplosa con il successo che l’avvocato Francesco Pagliuso aveva ottenuto in Cassazione. Pochi giorni prima di essere ucciso, la Suprema Corte, aveva annullato con rinvio la condanna all’ergastolo per Domenico Mezzatesta e il figlio Giovanni escludendo che i due avevano premeditato di uccidere gli uomini della cosca Scalise nel bar di Decollatura.

Un risultato professionale che, però, – scrivono i magistrati – “aveva innescato forti timori nel legale”. Timori che Pagliuso aveva confidato alla sorella, anche lei avvocato, e ai suoi collaboratori più stretti. “Adesso arriveranno in fondo alla lista” era la frase che ripeteva Francesco Pagliuso dopo la vittoria dei suoi clienti in Cassazione.

Detto fatto. Dall’esame delle telecamere nei pressi della sua abitazione, i carabinieri hanno scoperto che il professionista è stato seguito per giorni dal suo killer che aveva finto di essere un “podista” intento ad allenarsi nei pressi della casa della vittima.

Marco Gallo aveva studiato tutto nei minimi particolari: dal buco della recinzione attraverso cui entrare nella villa dell’avvocato alla dinamica dell’agguato. Francesco Pagliuso non ha avuto il tempo nemmeno di scendere dalla sua auto che, a distanza ravvicinata, il consulente “con la passione degli omicidi” gli ha scaricato addosso diversi colpi di pistola prima di allontanarsi dalla villa uscendo dallo stesso buco da cui era entrato.

Un omicidio avvolto nel mistero per oltre un anno. Le piste battute dai carabinieri erano piene di indizi ma non di prove tali da poter far luce sul fatto di sangue. La svolta alle indagini (coordinate dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Giovanni Bombardieri e dai sostituti Elio Romano e Marta Agostini) arriva l’estate successiva, il 24 giugno 2017, quando viene ucciso Gregorio Mezzatesta a Catanzaro. I carabinieri riescono a ricostruire, a ritroso, la fuga del killer Marco Gallo che si allontanava dal luogo del delitto prima in moto e poi in auto, una station-wagon identica a quella del “podista” che, un anno prima, si allenava nei pressi della villa di Francesco Pagliuso. La perquisizione a casa di Marco Gallo e gli accertamenti eseguiti dagli investigatori hanno fatto il resto dimostrando i legami e i contatti telefonici tra la famiglia Scalise di Decollatura e il sicario trentaduenne definito dal gip Teresa Guerrieri un “killer professionista, efferato e pericolosissimo, legato a gruppi di ‘ndrangheta”.

Per i pm guidati dal procuratore Nicola Gratteri siamo di fronte a “un lucido piano volto via via a vendicare vicendevolmente la memoria dei numerosi morti. – è scritto nella richiesta di ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Marco Gallo – Nella frenesia delle vendette incrociate, pertanto, è caduto, per i motivi già detti, anche l’avvocato Pagliuso, ritenuto non solo l’avvocato della ‘famiglia Mezzatesta’, ma anche soggetto coinvolto in prima persona nella latitanza di Mezzatesta Domenico, proprio nel periodo in cui veniva peraltro compiuto l’omicidio di Daniele Scalise”.

Una faida fatta di sangue, “liste nere” di persone che devono essere ammazzate e di una ‘ndrangheta che “con ogni mezzo – scrivono i pm – intende imporre il proprio codice sul territorio, anche mediante omicidi cosiddetti ‘eccellenti’, posti in essere in stile tipico delle esecuzioni mafiose”.