Quando ha sentito di essere stata condannata a 30 anni Laura Taroni, l’ex infermiera di Lomazzo (Como), arrestata nell’ambito dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sulle morti sospette in corsia all’ospedale di Saronno, è crollata. Il gup di Busto Arsizio l’ha condannata a 30 anni per gli omicidi, in concorso con l’ex amante, il vice primario, Leonardo Cazzaniga, del marito Massimo Guerra e della madre Maria Rita Clerici. È stata assolta, invece, dall’accusa di aver ucciso il suocero Luciano Guerra. Rispetto a questo capo d’imputazione già la Procura aveva richiesto l’assoluzione.

Il giudice, Sara Cipolla, ha accolto in pieno la richiesta di pena formulata nelle scorse settimane dalla Procura rappresentata da Gianluigi Fontana, capo dell’Ufficio e dal pm titolare del fascicolo, Maria Cristina Ria. La Taroni, difesa dall’avvocato Monica Alberti del Foro di Varese, è stata giudicata con rito abbreviato. Alla lettura della sentenza, l’imputata “non riusciva a parlare – ha detto il legale – spero che in carcere qualcuno l’assista. Tra ipotizzarlo e sentirselo dire, nel nome del popolo italiano, è pesante. Non sono rimasta sorpresa”. L’avvocato ha già preannunciato ricorso. Rispetto alla morte del marito, avvenuta il 30 giugno 2013, secondo l’accusa, era stato programmato un piano criminale sviluppato in due fasi: in particolare dopo il primo ricovero del novembre del 2011, la coppia aveva modificato la propria strategia. Avevano convinto Massimo Guerra di essere affetto da diabete, sulla base di analisi del sangue fasulle e certificazioni mediche false, spingendolo ad assumere farmaci che con il trascorrere del tempo si erano rivelati fatali. Il movente dell’omicidio, sempre secondo la pubblica accusa, aveva tratto origine dalle pretese sessuali incessanti del marito. Il menage familiare l’aveva resa insofferente al coniuge tanto da convincerla a studiare un piano per eliminarlo.

La difesa, invece, che aveva chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto, puntava su una tesi diversa e cioè che i farmaci somministrati fossero necessari a neutralizzarlo, spegnendone i bollenti spiriti, ma non a ucciderlo. La difesa aveva chiesto con la stessa formula anche l’assoluzione per la morte della madre, Maria Rita Clerici, avvenuta il 4 gennaio 2014. Secondo la tesi difensiva non c’era alcuna certezza rispetto al fatto che fosse stato utilizzato il famigerato protocollo. Ma in questo caso potrebbero aver pesato le parole pronunciate durante l’incidente probatorio di gennaio quando la Taroni disse che “il farmaco era stato iniettato per provocarle un’emorragia  cerebrale, per provocarne la morte. L’idea non era stata studiata, era venuta lì”.

Oltre alla Taroni, sono stati giudicati sempre con rito abbreviato alcuni dei medici coinvolti a vario titolo, da falso ideologico a omessa denuncia fino al favoreggiamento, nell’inchiesta dei carabinieri di Saronno in sinergia con la Procura di Busto Arsizio. In particolare è stato condannato Claudio Borgio ex responsabile del Sitra per omessa denuncia al pagamento di una multa da 444 euro. Condanna per falso ideologico a 8 mesi per il medico Giancarlo Favia, Fabrizio Frattini, ex capo dipartimento Emergenza e Accettazione, è stato condannato a un anno e 4 mesi per favoreggiamento e omessa denuncia. Il medico Daniele Sironi condannato a  4 mesi per falso ideologico. La dottoressa Simona Sangion ha patteggiato una pena a un anno e due mesi per falso ideologico. Messa alla prova per la dottoressa Elena Soldavini. Il processo ordinario contro Leonardo Cazzaniga e gli altri medici coinvolti si aprirà il 13 aprile.

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