Marcello Dell’Utri è stato ricoverato al Campus Biomedico di Roma. Il provvedimento è stato disposto questa mattina dal direttore del carcere di Rebibbia – dove l’ex senatore è detenuto – per accertamenti sullo stato di salute. Il fondatore di Forza Italia, che sta scontando una condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa ed è affetto da cardiopatia, diabete e tumore alla prostata, è piantonato 24 ore su 24 da due agenti e non può incontrare nessuno.

“In questo momento Dell’Utri resta ancora detenuto. Anche se in un ospedale. Adesso lo staff del Campus Biomedico potrà verificare la situazione. All’esito degli accertamenti è possibile che si possano portare informazioni aggiuntive per il tribunale che a sua volta potrebbe assumere delle determinazioni. I medici devono chiarire. Vedremo strada facendo le valutazioni sulle terapie da fare”,  ha detto il suo legale, l’avvocato Alessandro De Federicis.

Il Campus Biomedico di Roma è notoriamente legato all’Opus dei: la sua costruzione fu incoraggiata dal monsignore Álvaro del Portillo, vescovo della prelatura fondata da monsignor Josemaría Escrivá. “Sono amico dell’Opus Dei. Grande ammiratore”, ha dichiarato anni fa Dell’Utri in un’intervista a Claudio Sabelli Fioretti. E in effetti, in passato, il fondatore di Forza Italia ha anche gestisto un centro sportivo a Roma legato all’Opus dei. Lo stesso Silvio Berlusconi raccontò di essersi rivolto a don Bruno Padula, il responsabile dell’Opus dei che organizzava i corsi estivi a Carate Urio, in provincia di Como, per rintracciare Dell’Utri negli ’60, dopo averlo conosciuto all’università Statale di Milano.

I nuovi accertamenti arrivano a una settimana dalla decisione del tribunale di sorveglianza, che aveva respinto la richiesta di scarcerazione per motivi di salute dell’ex parlamentare forzista. “La posizione giuridica di Dell’Utri non è in alcun modo rassicurante: la sentenza in esecuzione ha accertato i suoi rapporti con i vertici di Cosa nostra dai primi anni ’70 al 1992. Allarmante appare la pregressa latitanza in Libano, avvenuta nel 2014, vale a dire poco meno di quattro anni fa, nonostante l’età, la patologia cardiaca e le altre affezioni già all’epoca presenti”, hanno scritto i giudici nelle motivazioni con cui respingono l’istanza dei legali dell’ex senatore, che avevano proposto per l’ex senatore gli arresti domiciliari ospedalieri presso l’istituto Humanitas di Milano.

“Non appare adeguato il regime domiciliare presso l’ospedale milanese o l’abitazione personale, da cui può facilmente allontanarsi rilevando che le terapie previste non consentono nemmeno l’applicazione di strumenti elettronici di controllo”, hanno detto i magistrati. Che citano anche la richiesta di condanna a 12 anni di reclusione avanzata due settimane fa dalla procura di Palermo nel processo sulla cosiddetta Trattativa  tra pezzi dello Stato e Cosa nostra in cui Dell’Utri è imputato per minaccia e violenza a corpo politico dello Stato. “Considerate le pendenze per reati molto gravi che potrebbero determinare nuove consistenti pene detentive – si legge ancora nelle motivazioni – e tenuto conto del recente tentativo di sottrarsi all’esecuzione penale, non si ritiene di poter escludere il pericolo di fuga, non trovandosi in condizioni fisiche impeditive della deambulazione e del movimento, e non essendo le malattie in fase avanzata e debilitante”. Per il tribunale di Roma quindi è possibile che altre future pene possano essere inflitte all’ex senatore, attualmente detenuto nel carcere di Rebibbia. Una novità potrebbe arrivare l’8 marzo quando i giudici della corte d’appello di Caltanissetta dovranno esprimersi sulla richiesta di sospensione dell’esecuzione della pena avanzata dalla procura generale.

La decisione era attesa già per il 18 gennaio scorso, ma a sorpresa, era stato sollevato un conflitto di competenza “denunciato” dalla Procura generale di Palermo. Una novità inattesa che ha indotto l’avvocato Francesco Centonze, altro legale del team difensivo di Dell’Utri, a chiedere un termine per pronunciarsi sulla questione e ha determinato i giudici a rinviare all’otto marzo. Erano stati proprio gli avvocati dell’ex senatore a presentare l’istanza di scarcerazione nel corso del giudizio di revisione avviato su richiesta della difesa dell’imputato davanti alla corte d’appello nissena. Da tempo, infatti, sostengono che il caso Dell’Utri sia assolutamente sovrapponibile al caso di Bruno Contrada. Tutto è legato alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha dichiarato illegittima la condanna inflitta all’ex superpoliziotto, giudicato colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa. Un reato che per i giudici di Strasburgo non era sufficientemente “non era sufficientemente chiaro“ all’epoca dei fatti contestati a Contrada. Un principio che per i legali di Dell’Utri è applicabile anche all’ex senatore. E in attesa che la Cedu si esprima anche sul caso del fondatore di Forza Italia, quindi, i giudici nisseni potrebbero comunque restituire la libertà al fondatore di Forza Italia. Ma solo dopo le politiche.