Vertice dei ministri Ue su Ceuta, Piantedosi “conciliante”: “Controlli alle frontiere non sono contro la Spagna”
È terminata la riunione straordinaria dei ministri degli Interni dell’Unione Europea, in videoconferenza, convocata dalla presidenza di turno irlandese su richiesta di Madrid per affrontare la crisi migratoria di Ceuta. Non è prevista una conferenza stampa della presidenza del Consiglio Ue, ma è in programma, invece, un intervento con la stampa del commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione Magnus Brunner. Una riunione che arriva nel pieno dello scontro tra Roma e Madrid dopo l’afflusso di decine di migliaia di migranti nella città autonoma di Ceuta e la sospensione dell’accordo Schengen nei collegamenti marittimi e aerei con la Spagna, voluta dal governo di Giorgia Meloni.
Sul tavolo ci sono tre lettere con diversi punti di vista europei sulla vicenda. La prima porta la firma di 22 Paesi su 27, promossa tra gli altri dalla premier danese Mette Frederiksen che chiede di valutare tutte le opzioni, compresa la sospensione di Schengen con Madrid: “Un’immigrazione incontrollata rappresenta una minaccia per l’Europa e per la Danimarca”. La seconda missiva è quella di Pedro Sánchez. Accusa i firmatari della prima di aver scelto di attaccare la Spagna e denuncia reazioni “asimmetriche”, dettate da pregiudizio e interessi politici. La terza lettera è di Ursula von der Leyen che elogia la gestione spagnola dei rimpatri, definita “rapida” e assicura sostegno operativo ma parla anche della necessità di rafforzamento delle frontiere esterne e dei rimpatri.
Nel suo intervento il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha espresso la solidarietà dell’Italia al governo spagnolo sottolineando che la decisione di ripristinare i controlli alle frontiere aeree e marittime “non si tratta in alcun modo di una misura rivolta contro la Spagna o contro alcun altro partner” ma una “scelta di natura cautelare e organizzativa” e non è la prima volta che si applica. Sottolineando che “l’Italia comprende fin troppo bene la pressione che la Spagna sta provando oggi” ha ricordato l’emergenza migranti affrontata a inizio legislatura: “E lasciatemi dire con franchezza che in quell’occasione l’Italia non ricevette la necessaria e prevista solidarietà che ci saremmo aspettati”, ha detto Piantedosi. Per il ministro dell’Interno bisogna interrogarsi su quali strumenti gli Stati possono contare per difendere i confini dagli ingressi irregolari. Per l’Italia è questa “la strategia da seguire”: “Come Unione Europea non dobbiamo più rincorrere le emergenze all’interno dei nostri confini, ma dobbiamo agire come un blocco unito, compatto e coeso per fermare le partenze all’origine e rimpatriare coloro che non hanno diritto a permanere sul territorio dell’Unione”. Questo per aumentare i rimpatri: “Se un Paese terzo rifiuta di cooperare sulla riammissione dei propri cittadini, l’Unione deve poter applicare forti condizionalità in ogni settore, utilizzando tutte le leve a disposizione”. Poi Piantedosi spinge sul cavallo di battaglia del governo: “È giunto il momento di mettere in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure di asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri, superando i vecchi tabù ideologici del passato”. Citando il l’esperienza da “apripista” dell’Italia con il Protocollo Albania, il vertice del Viminale ha rimarcato che “processare le richieste di asilo con procedure di frontiera accelerate ed eseguire i rimpatri direttamente all’interno di strutture gestite in Paesi terzi sicuri costituiscono il più forte deterrente possibile contro il traffico di esseri umani e contro i flussi irregolari”.
Intanto il governo pensa al “potenziamento dei servizi di controllo delle frontiere e dei flussi migratori” con l’assunzione straordinaria di 500 agenti e assistenti della Polizia di Stato “non prima del 1° dicembre 2026”: è quanto si legge in una bozza del decreto legge che sarà nel pomeriggio sul tavolo del Consiglio dei ministri. L’obiettivo è quello di utilizzarli per “lo svolgimento delle verifiche preliminari di identità, di sicurezza e delle operazioni di rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico, svolte dagli uffici di polizia di frontiera e dalle questure”.
Nonostante le parole di Piantedosi al vertice, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un’intervista al Corriere della sera, continua ad attaccare: “Sui migranti la Spagna ha fallito, capisco il loro nervosismo. Ceuta non è un fatto marginale, agire era un nostro dovere”, insiste il capo della Farnesina. Poche ore prima il suo omologo spagnolo, José Manuel Albares che, in un’intervista alla tv pubblica Tve, aveva affermato che l’esecutivo italiano “non è stato all’altezza” della situazione. L’Italia è “inondata dai migranti”, ha sostenuto il capo della diplomazia iberica, ricordando le crisi vissute a Lampedusa nel corso degli anni.
Secondo quanto trapelato alla vigilia, il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska difenderà la linea del governo spagnolo: una politica migratoria responsabile, pienamente conforme ai propri obblighi e basata sulla solidarietà con gli altri Stati membri. La Spagna, sottolineano le fonti madrilene, attua una politica migratoria lungimirante e preventiva, anziché un approccio di breve periodo, ottenendo risultati stabili e sostenibili attraverso una stretta cooperazione con i Paesi di origine e di transito, tra cui Mauritania, Senegal, Gambia e Marocco. Il Marocco è un partner affidabile con cui la Spagna mantiene una stretta collaborazione basata sulla fiducia reciproca; il suo contributo è essenziale per affrontare la migrazione irregolare, così come in molti altri ambiti, tra cui la cooperazione di polizia. Il ministro presenterà gli ultimi dati sugli arrivi irregolari in Spagna, diminuiti di oltre il 42% nel 2025. I dati più recenti disponibili, aggiornati al 16 luglio, mostrano una riduzione di quasi il 25% su scala nazionale. Gli arrivi nelle Isole Canarie, che nel 2024 rappresentavano una delle principali fonti di preoccupazione, sono diminuiti di oltre il 60%. Grande-Marlaska, spiegano ancora le fonti, esprimerà fiducia nel fatto che anche il recente aumento degli arrivi nelle Città autonome sarà riportato sotto controllo e che la Spagna è pronta a rispondere a qualsiasi crisi migratoria, così come tutti gli Stati membri situati alle frontiere esterne dell’Unione europea.
A stemperare le tensioni tra Roma e Madrid ci ha provato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen che, rispondendo alla lettera ricevuta da Pedro Sanchez sabato – in cui il leader socialista ha lamentato una mancanza di solidarietà da parte di alcuni Paesi europei, contestando la decisione di sospendere l’accordo Schengen – ha lodato la risposta alla crisi messa in atto da Madrid e Rabat. Von der Leyen ha rimarcato che la migrazione richiede una risposta europea e ha definito “fondamentale” la solidarietà. Ha poi però sottolineato che i fatti di Ceuta mettono in evidenza “la necessità di rafforzare ulteriormente i confini” europei “nei punti critici“.
“La solidarietà europea è morta a Ceuta“, ha detto l’ex alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell, in un’intervista a Cadena Ser, chiedendo di prendere posizione contro la “demagogia populista“. Borrell ha espresso la sua “frustrazione” per la mancanza di “solidarietà” da parte dei colleghi europei. Ha affermato che la reazione dell’Unione europea “è stata l’opposto di quanto ci si aspettava”, puntando il dito direttamente contro l’Italia per aver “innescato la miccia” e suggerendo l’espulsione della Spagna dall’area Schengen. “La demagogia populista non può sostituirsi allo stato di diritto e rimpiazzare la solidarietà tra gli Stati membri dell’Unione europea. La Spagna deve far sentire la sua voce in Consiglio e chiedere la solidarietà che ha sempre dimostrato in materia di migrazione e difesa territoriale”, ha detto. L’ex alto rappresentante ha definito quanto avvenuto a Ceuta un “attacco ibrido” e ha ricordato che non si tratta del primo di questo tipo nell’Ue.