Ceuta, i ministri Ue: “Gestione efficace della Spagna, nessuno è entrato in Europa continentale”. Madrid a Roma: “Revochi i controlli alla frontiera”
“Uniti” nell’esprimere una “forte solidarietà” alla Spagna e apprezzamento per “la rapidità e l’efficacia degli interventi delle autorità spagnole nella gestione della situazione a Ceuta“. È questa la posizione dei ministri degli Interni dell’Unione Europea che, in videoconferenza, hanno tenuto una riunione straordinaria dopo l’afflusso di decine di migliaia di migranti nella città autonoma spagnola nel Nordafrica. Il Consiglio Affari Interni ha espresso anche le condoglianze per le persone che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il confine.
Per Jim O’Callaghan, ministro irlandese della Giustizia, degli Interni e della Migrazione, “l’Ue è unita ed è pronta a sostenere la Spagna”. Gli ultimi aggiornamenti delle autorità spagnole e della Commissione, continua il Consiglio, “indicano che la stragrande maggioranza delle persone che hanno attraversato illegalmente il confine è stata rimpatriata e che non si sono registrati ulteriori spostamenti verso la Spagna continentale o altri Stati membri”. Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha comunicato infatti che 70mila, sui 72mila migranti entrati illegalmente a Ceuta, hanno già fatto rientro in Marocco.
La riunione di oggi ha offerto agli Stati membri “l’opportunità di confrontarsi sull’importanza della protezione delle frontiere esterne dell’Ue”. È emersa una “comune consapevolezza” della necessità di continuare a combattere le reti di trafficanti di migranti, di rafforzare i rimpatri, di consolidare le frontiere dell’Ue, di costruire solide partnership con i Paesi terzi e di migliorare la capacità di previsione. I ministri “hanno sottolineato la necessità di migliorare la consapevolezza condivisa della situazione, obiettivo che potrebbe essere raggiunto attraverso l’ulteriore sviluppo di sistemi di allerta precoce, come l’intelligence prefrontaliera e il monitoraggio dei social media”. Infine, i ministri hanno sottolineato che “la comunicazione nei momenti di crisi potrebbe essere ulteriormente rafforzata attraverso un coordinamento tempestivo e dovrebbe essere più coerente, soprattutto per contrastare attori esterni malintenzionati impegnati nella manipolazione e nell’interferenza delle informazioni straniere”. Le migrazioni, tra l’altro, dovrebbero far parte del ‘menu’ del Consiglio Europeo di ottobre.
“Le persone non sono riuscite a entrare nell’area Schengen e la situazione al confine è stata gestita rapidamente. Ora la chiave è che l’Unione europea agisca in modo unito e tragga le giuste conclusioni da questi eventi. È proprio di questo che abbiamo discusso oggi”, ha sottolineato l’austriaco Magnus Brunner, commissario europeo per gli affari interni e la migrazione, nella conferenza stampa al termine del Consiglio informale. “Quello che ha funzionato fin dall’inizio è stata la risposta delle autorità. La Spagna ha confermato che praticamente tutte le persone entrate a Ceuta sono ormai rientrate. Nessuno è passato da Ceuta alla Spagna continentale o al resto dell’Europa”, ha aggiunto.
Nel suo intervento il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha espresso la solidarietà dell’Italia al governo spagnolo sottolineando che la decisione di ripristinare i controlli alle frontiere aeree e marittime “non si tratta in alcun modo di una misura rivolta contro la Spagna o contro alcun altro partner” ma una “scelta di natura cautelare e organizzativa” e non è la prima volta che si applica. Per il ministro dell’Interno bisogna interrogarsi su quali strumenti gli Stati possono contare per difendere i confini dagli ingressi irregolari. Per l’Italia è questa “la strategia da seguire”: “Come Unione Europea non dobbiamo più rincorrere le emergenze all’interno dei nostri confini, ma dobbiamo agire come un blocco unito, compatto e coeso per fermare le partenze all’origine e rimpatriare coloro che non hanno diritto a permanere sul territorio dell’Unione”. Questo per aumentare i rimpatri: “Se un Paese terzo rifiuta di cooperare sulla riammissione dei propri cittadini, l’Unione deve poter applicare forti condizionalità in ogni settore, utilizzando tutte le leve a disposizione”. Poi Piantedosi spinge sul cavallo di battaglia del governo: “È giunto il momento di mettere in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure di asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri, superando i vecchi tabù ideologici del passato”. Citando il l’esperienza da “apripista” dell’Italia con il Protocollo Albania, il vertice del Viminale ha rimarcato che “processare le richieste di asilo con procedure di frontiera accelerate ed eseguire i rimpatri direttamente all’interno di strutture gestite in Paesi terzi sicuri costituiscono il più forte deterrente possibile contro il traffico di esseri umani e contro i flussi irregolari”.
Nella nota comune non si parla di centri per migranti fuori dall’Unione europea, ma Brunner precisa che “gli hub di rimpatrio sono stati menzionati dagli Stati Membri che ci stanno lavorando e stanno preparando i negoziati con i Paesi terzi”. Il commissario ha raso noto che “circa sei Paesi stanno collaborando per parlare con i Paesi terzi degli hub di rimpatrio, è legittimo“, ha aggiunto Brunner, “ma – precisa – dobbiamo anche concentrarci sul concetto di Paese terzo sicuro“.
Contrarietà sul punto è stata espressa però dalla Spagna: “Noi abbiamo sempre manifestato la nostra opposizione” ai centri per i rimpatri in Paesi extra Ue, perché “l’esistenza di questi hub potrebbe vulnerare i diritti fondamentali e anche i principi e i valori dell’Ue“, ha detto il ministro dell’Interno spagnolo. Marlaska ha confermato che i ministri oggi hanno parlato degli hub in Paesi terzi ma ha sostenuto che “non è stato un punto centrale nella riunione”. Il ministro spagnolo è tornato a criticare l’Italia: “Non ho compreso la chiusura di Schengen, mi è sembrata totalmente priva di necessità e proporzionalità“, ha detto in conferenza stampa. Per questo Madrid chiede a roma di togliere immediatamente i controlli aggiuntivi: “Vediamo che succede, se ci sarà un ripensamento. Non c’è stato alcun rischio di movimento secondario, avendo Ceuta un regime speciale. E la stessa Frontex ha riferito che lo spazio Schengen non è mai stato a rischio“, ha concluso il ministro.
Nonostante le parole “concilianti” di Piantedosi al vertice, a riaccendere i dissapori con gli spagnoli ci aveva pensato poco prima il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. In un’intervista al Corriere della sera, ha continuato ad attaccare: “Sui migranti la Spagna ha fallito, capisco il loro nervosismo. Ceuta non è un fatto marginale, agire era un nostro dovere”, ha dichiarato il capo della Farnesina. Poche ore prima il suo omologo spagnolo, José Manuel Albares, in un’intervista alla tv pubblica Tve, aveva affermato che l’esecutivo italiano “non è stato all’altezza” della situazione. L’Italia è “inondata dai migranti”, ha sostenuto il capo della diplomazia iberica, ricordando le crisi vissute a Lampedusa nel corso degli anni.