A Pietrasanta c’è un antico muro “fantasma”: non c’è la certezza che esista, ma il governo ha destinato alla sua valorizzazione 800mila euro. A chiederli e ad ottenerli dal governo è stato l’ingegnere Ugo Davini, padre di Marco Davini, consigliere comunale del Partito Democratico. La sua domanda per il Forte di Motrone è stata scelta, insieme ad altre 272 località, tra 140mila richieste arrivate da tutta Italia per il progetto “Bellezz@”, che stanzia 150 milioni di euro per la valorizzazione di beni culturali dimenticati e segnalati dai cittadini. L’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi lo aveva annunciato a Che tempo che fa, all’insaputa del ministero dei Beni Culturali, nel maggio 2016. Ma non è mai stato scritto un bando. E così le candidature giunte da tutta Italia “non potevano essere valutate e/o comparate”, fanno sapere a ilfattroquotidiano.it dalla commissione interministeriale che ha scelto i vincitori. In questo gran pasticcio, a Pietrasanta sono stati attribuiti 800mila euro (su un totale di 150 milioni) per il recupero di alcuni mattoni che, forse, non esistono.

Il luogo che non si sa se c’è (ed è senza vincoli)
I resti in questione risalirebbero al Forte di Motrone, un’antica fortezza pietrasantina, di cui si aveva notizia già nel Trecento, contesa da fiorentini e genovesi per la sua posizione strategica e distrutta due secoli fa dagli inglesi, che la fecero saltare in aria. Da allora del Forte di Motrone si sono perse le tracce e nessuno può dire con certezza di averne visto i resti, al punto che pure la Sovrintendenza non ha mai accordato il vincolo storico all’area, oggi privata. Ciononostante, per far apporre il vincolo in consiglio comunale si è fatto paladino della battaglia Ugo Davini, consigliere Pd e primo firmatario di un ordine del giorno che, nel 2014, impegnò l’assemblea cittadina a far pressione sulla Sovrintendenza perché attribuisse all’area dell’ex forte il proprio sigillo.

Bingo: scelto tra 140mila segnalazioni
Il progetto di Davini prevede l’impegno di 800mila euro per portare alla luce i resti e renderli visitabili: in base ad alcune teorie mai accertate, l’ipotesi è che dei mattoni si trovino interrati sotto un rudere in una proprietà privata che però non è in vendita. Anzi, i proprietari non sanno niente del progetto Pd. Ma intanto i soldi sono stati stanziati e saranno gestiti dal Comune. Tra le 140mila segnalazioni giunte da tutta Italia, infatti, quella di Davini è nella lista dei 273 luoghi che si spartiranno il tesoretto da 150 milioni di euro stanziato per Bellezz@, progetto di recupero dei luoghi dimenticati voluto da Renzi nel 2016 e portato avanti – dopo la fine del suo governo – dalla sottosegretaria a Palazzo Chigi Maria Elena Boschi con l’aiuto di una commissione interministeriale. La classifica finale è uscita a dicembre e ai “resti del Forte di Motrone” sono andati 800mila euro, tra le cifre più alte accordate. Gli altri beni scelti sono tutt’altro che luoghi “fantasma”: castelli, cimiteri monumentali, palazzi, cripte, grotte, ville, teatri, chiese, cinema, fontane, musei, aree archeologiche, centri storici.

Il Pd esulta. Ma i requisiti?
A Pietrasanta il Pd, in fibrillazione pre-elettorale, ha esultato e ringraziato il governo con un post su Facebook. Eppure la scelta del Forte di Motrone ha avuto un percorso anomalo. Innanzitutto perché il progetto, per ammissione dello stesso Davini, è stato firmato solo da lui, mentre uno dei criteri di selezione era proprio il “numero delle segnalazioni pervenute in ordine ad un medesimo intervento”. E poi perché non rispetta un altro criterio presente nel decreto del Cipe con cui sono stati stanziati i finanziamenti. “Gli interventi – si legge – devono essere suscettibili di immediato avvio dei lavori”. Impossibile a Pietrasanta: quel che resta del Forte, se c’è, sarebbe interrato sotto un rudere, in una proprietà privata non in vendita, i cui titolari non sanno niente. Non solo. “In Comune non c’è nessun progetto per il recupero – dice Ugo Davini a ilfattoquotidiano.it – La domanda è stata fatta dal nostro ufficio privato, in realtà fatta da mio padre, senza altre firme se non la sua. Dei circa 800mila euro richiesti alla commissione, una parte sarà destinata all’espropriazione. Se ne abbiamo parlato con i proprietari? C’è stato un tentativo di comunicazione, loro avevano progetti meno ambiziosi, volevano demolire il rudere e fare un bed and breakfast“.

Anche se il Comune comprasse il terreno o lo espropriasse, potrebbe fare un buco nell’acqua: nessuno sa se i resti ci sono davvero. “Siamo sicuri che ci sono” insiste il consigliere. Non la pensa così l’ex assessore all’Urbanistica di Pietrasanta, Rossano Forassiepi, anche lui del Partito democratico. “Ci sono dei dubbi storici – dice – Necessita di un approfondimento di indagine. Ci sono varie teorie, non si sa finché non si scava, perché una certezza reale non c’è. Il finanziamento è un’occasione per acclarare una volta per tutte la presenza”. Insomma, gli 800mila euro servirebbero per togliersi il dubbio.

La Commissione: “Senza bando, non è stato possibile fare una valutazione”
Cosa ne pensa il ninistero dei Beni Culturali? Una sua rappresentante, Caterina Bon Valsassina, era nella commissione selezionatrice, insieme ai rappresentanti del ministero dell’Economia, dei Trasporti e due di Palazzo Chigi. Eppure dal Mibact dicono di non essersene mai occupati. “Noi non siamo mai stati coinvolti nel Progetto Bellezza. E’ un progetto dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi che lo ha annunciato a Che tempo che fa”. Sui criteri di scelta alza le mani lo stesso segretario della commissione, l’ingegnere Orlando Angelantonio, nominato – senza percepire un’indennità – per affiancare i rappresentanti dei ministeri nella scrematura di candidature. “Le innumerevoli segnalazioni pervenute, circa 140mila, in quanto tali, non corroborate da un bando che ne uniformasse e standardizzasse gli elementi da possedere, risultavano caratterizzate da una estrema eterogeneità e difformità in relazione agli elementi forniti, tali da non poter essere valutate e/o comparate” scrive a ilfatto.it Angelantonio. I criteri seguiti, quindi, spiega ancora, si sono ridotti alla “completezza di informazioni” dei progetti presentati e alla “massima diffusività territoriale”. Tradotto: i soldi dovevano cadere a pioggia da Nord a Sud a prescindere dal valore del progetto.