“Ero appena uscita dall’emporio africano e stavo aspettando l’autobus alla fermata. Ho sentito dei colpi. Dopo pochi secondi, quasi senza rendermene conto, ero a terra”. Jennifer Odion ricorda così al Corriere della Sera la sparatoria di sabato mattina a Macerata. È nigeriana, ha 25 anni ed è una delle sei persone ferite ieri da Luca Traini nel suo folle raid razzista per le strade della città marchigiana. “Un proiettile mi ha attraversata da parte a parte” dice ancora a La Repubblica, fa male” aggiunge: ma a pesarle non è il braccio rotto, quanto l’odio razziale che è stato manifestato in questi giorni. Ha ancora paura e dice di esser viva perché a salvarla c’era il suo fidanzato: “Mi ha salvato lui” dice indicando Ogie Igbinowania, che racconta: “Quando è partito il colpo lei si è girata cadendo a terra e il proiettile invece di centrarla nel petto si è conficcato lì”, tra la spalla e il seno.

Gli altri feriti sono tutti uomini, il più grave è Mahamadou Toure, 28 anni, originario del Mali: è ricoverato in rianimazione all’ospedale di Macerata con un ematoma al fegato. È stabile, ma rimane sotto osservazione. Prognosi riservata anche per Wilson Kofi, 20 anni, ghanese, che ha riportato diverse fratture alle costole e una contusione polmonare. Quando Luca Traini ha sparato si trovava assieme a Festus Omagbon, 32enne nigeriano che ora si trova in ospedale ad Ancona con una sospetta lesione vascolare al braccio destro. Il 25enne nigeriano Gideon Azeke è stato invece operato per rimuovere il proiettile che l’ha colpito alla coscia destra. È stato invece dimesso quasi subito Omar Fadera, 23enne originario del Gambia, colpito solo di striscio. Sono tutti giovani richiedenti asilo, nessuno di loro parla bene italiano e per identificarli sul braccialetto al polso i medici hanno usato numeri anziché nomi.

“Se sono finito qui è solo per il colore della mia pelle. Non è giusto, siamo esseri umani come tutti gli altri e non si può rischiare di morire senza avere colpa. Non so se riuscirò a non sentirmi in pericolo” è lo sfogo Gideon Azeke sulle pagine de La Stampa, “ho pensato di morire, non mi rendo ancora conto di cosa mi è successo e a chi mi ha aggredito vorrei chiedere soltanto due cose: perché lo ha fatto e cosa ha contro di me” aggiunge. Gideon è in Italia da tre anni e finora non ha mai avuto problemi con nessuno racconta ancora al quotidiano torinese: “Ho lavorato in un supermercato e adesso sono in cerca di un nuovo impiego”.

Per far fronte all’emergenza, gli ospedali di Macerata e Ancona hanno dovuto “richiamare chirurghi e rianimatori, ma la risposta è stata immediata” fa sapere al Corriere della Sera Alessandro Maccioni, direttore dell’Area Vasta 3 dell’Asur Marche. Due dei ragazzi feriti erano seguiti dal Gus, il Gruppo Umana Solidarietà, che sottolinea come i due ragazzi siano impegnati in un reale percorso di integrazione: “Festus ha chiesto di poter avere lezioni aggiuntive e, per premiare questo suo impegno, l’equipe sta riflettendo sul concedergli la possibilità di frequentare un corso per operaio carrellista” spiega Giovanni Lattanzi al Corriere.