A quasi 27 anni dalla notte del 10 aprile 1991 in cui 140 persone morirono a bordo del traghetto Moby Prince entrato in collisone con la petroliera della Snam Agip Abruzzo a due e miglia e mezzo da Livorno, sono state presentate in Senato le conclusioni della commissione d’inchiesta che per due anni ha lavorato per far luce sulle cause del disastro. “Ho aspettato tanto” dice emozionato Loris Rispoli prima di entrare nell’aula in cui il presidente Lai e gli altri senatori della commissione incontreranno i familiari delle vittime prima della presentazione con la stampa. Loris, presidente dell’associazione “140”, a bordo del Moby Prince ha perso una sorella, Liana. Per lei e per le altre vittime in tutti questi anni ha lottato per avere delle risposte che oggi, sono arrivate. La nebbia non c’era, la petroliera era in zona di divieto di ancoraggio, i soccorsi della Capitaneria furono inadeguati, a bordo del traghetto le persone non morirono tutte in mezz’ora. Questi alcuni dei punti chiave presentati dalla commissione d’inchiesta. “E’ stata un’emozione sentire le parole del presidente Lai, sono parole che aspettavo di sentire da 26 anni – dice Angelo Chessa, figlio del comandante del Moby Prince e presidente dell’associazione dei familiari delle vittime “10 Aprile” – finalmente la verità storica è stata completamente ribaltata e ora aspettiamo un ribaltamento anche della verità processuale”. Il lavoro della Commissione che comprende documenti inediti mai cercati o mai trovati sarà trasmesso alla Procura di Livorno.

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Moby Prince, familiari delle vittime verso Roma: “Finalmente vediamo riconosciute le nostre ragioni”

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