Cala la disoccupazione e aumentano gli occupati. Che a novembre 2017, stando ai dati Istat diffusi martedì, hanno toccato quota 23,1 milioni: il massimo dall’inizio delle serie storiche nel 1977. Ma il 90% di quelli che hanno trovato lavoro negli ultimi 12 mesi sono a termine. Se si confrontano i dati con quelli del periodo pre crisi, poi si scopre che gli occupati in valori assoluti sono aumentati solo tra gli over 50. E che le ore lavorate sono ancora ben lontane dai livelli raggiunti nel 2008. Un quadro con luci e ombre, dunque. Che inevitabilmente, a poco più di due mesi dal voto, finisce al centro della polemica politica.

Il premier Paolo Gentiloni festeggia il raggiungimento del “livello di occupati più alto da 40 anni” e il contemporaneo calo della disoccupazione giovanile che è scesa al 32,7%, 1,3 punti in meno rispetto ad ottobre. Il segretario Pd Matteo Renzi allarga l’analisi e, via facebook, sottolinea che “da febbraio 2014 a novembre 2017 l’Italia ha recuperato 1.029.000 posti di lavoro di cui il 53% a tempo indeterminato”. Ergo, chiosa, “il JobsAct ha fatto aumentare le assunzioni, non i licenziamenti”. Da destra e sinistra invece piovono critiche.

“Aumentano soltanto i lavoratori precari, quelli che magari hanno un contratto che dura un solo mese e poi il mese successivo vivono nell’ansia di non sapere se il contratto verrà rinnovato o meno”, attacca la deputata Fi Elvira SavinoStefano Fassina, di LeU, parla di “lettura propagandistica dei dati”, perché “i numeri riguardano gli occupati non i posti di lavoro” e “è occupato, secondo la definizione Istat, chi svolge almeno un’ora di lavoro retribuito nella settimana di riferimento. Una differenza enorme”. Inoltre “l’aumento degli occupati in Italia è pari a circa la metà della media dell’eurozona”, “il 90% dell’incremento degli occupati è a tempo determinato” e “l’incremento dell’occupazione è part-time: rispetto al 2008, siamo a 1,2 miliardi di ore di lavoro in meno all’anno (equivalgono a circa 700.000 occupati a tempo pieno)”. Dulcis in fundo, “il 90% dell’occupazione aggiuntiva è nella fascia di età over 50, ulteriore evidenza del “successo” della Legge Fornero e del fallimento del Jobs Act che ha sprecato 20 miliardi di euro per decontribuzione a pioggia per l’assunzione a tempo indeterminato dei giovani”. Per il presidente della Commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Energie per l’Italia), “rimaniamo il Paese in Europa con il secondo peggiore tasso di occupazione che si colloca ancora al di sotto del 2008. Continua a cedere occupati la fascia di mezzo tra 35 e 49 anni mentre risalgono modestamente giovani e anziani”. Inoltre “nel caso dei giovani – aggiunge – persiste l’esclusione di circa un terzo mentre continuano a rimanere troppo lunghi i percorsi educativi”.

Il tasso di disoccupazione generale, stando ai dati Istat, rispetto a ottobre è sceso dello 0,1%, all’11,1%. A crescere è stata soprattutto l’occupazione dipendente, ma sui 497mila occupati in più rispetto a novembre 2016 (+86mila l’incremento su ottobre) ben 450mila sono a termine contro i 48mila a tempo indeterminato. I disoccupati totali sono 2.855.000, 18mila in meno su ottobre e 243mila in meno rispetto a novembre 2016. Ai minimi dal 2012 il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni: è sceso al 32,7%, in calo di 1,3 punti su ottobre e 7,2 punti su novembre 2016. Il tasso di occupazione in questa fascia di età è al 17,7% con un aumento di 0,5 punti rispetto a ottobre e di 1,4 punti rispetto a novembre 2016. Il tasso di occupazione 15-64 anni è salito al 58,4% con un aumento di 0,2 punti percentuali su ottobre e di 0,9 punti su novembre 2016. Per le donne il tasso di occupazione sale al 49,2%, il livello più alto di sempre.

L’aumento dell’occupazione, soprattutto a causa dell’andamento demografico e della stretta sull’accesso alla pensione, si concentra tra gli over 50 che segnano una crescita di 52mila occupati su ottobre e di 396mila su novembre 2016. Si registra un aumento comunque anche degli occupati tra i 15 e i 24 anni (+76.000 unità rispetto a novembre 2016) e tra i 25 e i 34 anni (+34.000). Tra i 35 e i 49 anni si sono persi 161.000 occupati. Il tasso di occupazione tra i 50 e i 64 anni è al 60,1% con un aumento di 1,5 punti rispetto a novembre 2016. Tra i 15-24enni il tasso di occupazione è cresciuto di 1,4 punti rispetto a novembre 2016 mentre tra i 25 e i 34 anni il tasso è salito di 1,2 punti percentuali. Tra i 35 e i 49 anni il tasso è salito di 0,3 punti percentuali.