Quasi 150mila giovani inattivi in più nonostante gli 1,5 miliardi di fondi messi a disposizione dall’Unione europea negli ultimi quattro anni per finanziare Garanzia giovani, il piano che avrebbe dovuto favorirne l’ingresso nel mercato del lavoro. Programma che lo scorso luglio è stato rilanciato mettendo sul piatto altri 1,3 miliardi da spendere di qui al 2020. Poco importa se, al netto degli annunci sessisti (“cercasi impiegata di bella presenza”) sul portale ufficiale e delle lungaggini burocratiche per ottenere pagamenti e attestati di partecipazione, i risultati non si vedono affatto. Anzi: gli ultimi dati Istat, come rilevato dal presidente della fondazione Adapt Francesco Seghezzi, mostrano che tra il secondo e il terzo trimestre 2017 i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso formativo sono aumentati di ben 205mila unità, toccando quota 2,3 milioni. Sono il 25,5% degli italiani in quella fascia di età, contro una media Ue del 14,2%. Paradossalmente erano di meno (2,29 milioni) nel maggio 2014, quando il ministero del Lavoro attraverso l’Agenzia nazionale delle politiche attive ha avviato la sperimentazione di Garanzia giovani. I soli ragazzi inattivi – quelli che non hanno un lavoro e non lo cercano – sono passati in questi tre anni e mezzo da 1,29 a 1,44 milioni. Secondo l’agenzia Ue Eurofound, il costo sociale dei Neet per l’Italia è di oltre 35 miliardi tra mancati guadagni, gettito fiscale perso e trasferimenti monetari.

Dopo lo stage solo il 27% viene assunto – Il fatto è che, come rivela l’ultimo rapporto della stessa Anpal, meno della metà (47,9%) degli 1,1 milioni di giovani italiani che si sono registrati al programma sono stati oggetto di un intervento di “politica attiva”, cioè quelli mirati a un inserimento nel mercato del lavoro. Tra questi fortunati, poi, più del 70% si è visto offrire dal centro per l’impiego – o più spesso (nell’80% dei casi) dall’agenzia per il lavoro privata che l’ha preso in carico, da Adecco a Manpower a RandstadUmana – un tirocinio. Uno stage in azienda della durata di pochi mesi, dunque, retribuito con un massimo di 500 euro al mese. E con poche prospettive di trasformazione in un contratto: il tasso di inserimento occupazionale dopo il tirocinio si fermava, lo scorso giugno, al 26,7%. Anche da qui, secondo Seghezzi, deriva l’aumento dei Neet registrato da Istat nel semestre successivo. “Non essendoci stato un baby boom nella classe 1998 o nella classe 1993, che sono quelli che escono dalla secondaria o si laureano quest’anno, non mi do molte altre spiegazioni per un aumento di 200mila unità”, spiega. Solo il 15% delle azioni di politica attiva, attesta il rapporto, si è tradotto in un’assunzione con il bonus occupazionale, cioè l’incentivo alle assunzioni a tempo determinato e indeterminato, che nell’ambito di Garanzia giovani sono agevolate con bonus pari rispettivamente al 100% e al 50% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro fino a un massimo di 8.060 euro l’anno.

A un anno dalla fine del programma la percentuale di occupati crolla – Nel complesso, sui 376.178 ragazzi che al 30 giugno 2017 avevano concluso un percorso con Garanzia giovani meno del 46% risultava occupato. Non solo: i dati raccolti dalla direzione generale Occupazione della Commissione Ue mostrano che, diversamente da quanto avviene nel resto d’Europa, la percentuale tende a calare notevolmente con il passare dei mesi. A fine 2016 la quota di giovani che affermavano di trovarsi una “situazione positiva” era del 70% sei mesi dopo l’uscita dal programma, ma inferiore al 40% dodici e diciotto mesi dopo. “Probabilmente dipende dal fatto che i risultati positivi che si registrano dopo sei mesi includono persone che stanno ancora partecipando all’offerta accettata alla fine del programma”, si legge in un rapporto del febbraio 2017. A questo nei rapporti Anpal non si fa cenno. Quanto al fondo Selfiemployment, nato nel marzo 2016 per concedere finanziamenti agevolati per l’avvio di iniziative “di autoimpiego e autoimprenditorialità“, sui 113 milioni a disposizione solo 12,4 sono stati impegnati. Solo 378 le domande accolte, sulle oltre 1.500 presentate.

“Offerte di lavoro mascherate da stage” – L’altro problema è che i tirocini offerti, secondo i ragazzi iscritti al programma, sono spesso lavori a bassa specializzazione “mascherati” da stage. Sulle pagine Facebook attivate dalle Regioni, che sono gli enti responsabili di tradurre in pratica il piano nazionale facendo da raccordo con i Centri per l’impiego, si trova di tutto. Nella stragrande maggioranza dei casi l’offerta è per corsi di formazione gratuiti e, ovviamente, tirocini (anche in altri Paesi europei). In Sicilia vanno fortissimo i “corsi di europrogettazione“, ovvero la formazione necessaria per scrivere e presentare progetti europei, in Campania ce ne sono per acconciatori, barman e addetti alla logistica, in Toscana per “operatore agricolo“, addetto al giardinaggio e sarto. In Veneto si va da quello per chi vuol fare il graphic designer al percorso per aspirante banconiere di prodotti alimentari freschi: 80 ore di formazione e 320 di stage.

Poche le offerte di un contratto a tempo determinato. In compenso ci sono agenzie per il lavoro che cercano – sempre “per tirocinio” – baristi, camerieri, commessi, venditori di auto, addetti a officine meccaniche. “Offerte di lavoro mascherate da stage”, secondo il giuslavorista Michele Tiraboschi, direttore del Centro studi internazionali e comparati Marco Biagi dell’Università di Modena e Reggio Emilia e coordinatore del comitato scientifico di Adapt. Che via Twitter ha chiesto al ministro del lavoro Giuliano Poletti di eliminarle dal portale pubblico Garanzia giovani, insieme a quelle velatamente o esplicitamente sessiste in cui gli autori citano tra i requisiti la “bella presenza” o restringono senza motivo l’annuncio alle candidate donne.

Mesi per essere pagati. E in Calabria spunta pure la parentopoli – Ciliegina sulla torta, come già raccontato da ilfattoquotidiano.it, le lunghissime attese prima di ricevere il compenso per i tirocini. A erogare l’indennità mensile di 400-500 euro è l’Inps, ma i fondi arrivano dalle singole regioni o province autonome, che gestiscono i finanziamenti europei. Un iter che continua a incepparsi: sulle pagine Facebook regionali decine giovani segnalano di non aver ancora visto i soldi nonostante dalla fine dello stage siano passati mesi, in alcuni casi più di un anno. Tempi particolarmente lunghi, stando ai gruppi Facebook creati ad hoc come “Disgrazia giovani”, i tempi necessari in Campania per essere pagati. La regione Puglia solo a fine dicembre 2017 ha pubblicato gli elenchi degli ex tirocinanti a cui versare le indennità per stage conclusi, in diversi casi, a metà del 2016. In Calabria il piano Garanzia Giovani è finito addirittura al centro di un’indagine della procura di Lamezia: nel mirino, con le ipotesi di peculato e corruzione, i vertici della società pubblica Sacal, che gestisce l’aeroporto regionale. Secondo i pm i tirocini retribuiti, viatico per successive assunzioni, venivano riservati ad amici e parenti di dirigenti della Regione e politici locali in cambio di favori e viaggi di lusso.