Abolizione del canone Rai? Quella di Matteo Renzi è la classica battuta da sondaggio disperato. Peraltro, è stato lui a voler mettere il canone in bolletta. Oggi invece ci ripensa a due mesi dal voto, coi sondaggi assai negativi per il Pd e per lo stesso Renzi”. Sono le parole pronunciate ai microfoni di Radio Radicale da Mario Landolfi, già ministro delle Comunicazioni nel quarto governo Berlusconi ed ex presidente della Commissione Vigilanza Rai. Intervistato da Emilio Targia, Landolfi rispolvera una proposta di Marco Pannella, da lui ripresa come presidente della Commissione e parlamentare: “Il canone Rai va messo all’asta. Oggi gli italiani finanziano la Rai, che è un protagonista del mercato televisivo, un soggetto imprenditoriale. E la finanziano, come direbbe Totò, a prescindere. Con l’asta i cittadini-utenti-contribuenti finanzierebbero l’oggetto del servizio pubblico e quindi i loro soldi non andrebbero a un soggetto, ma a un contenuto. Secondo questo schema” – spiega – “le risorse finanziarie derivanti dal canone andrebbero assegnate dall’Agcom al gruppo televisivo più affidabile in termini di copertura territoriale del segnale e più aderente alla missione del servizio pubblico. E’ un meccanismo rivoluzionario che consente di coniugare Stato e mercato, equità nelle scelte e trasparenza negli obiettivi”. E aggiunge: “I programmi del servizio pubblico andrebbero segnati col bollino blu in modo che io, utente-contribuente, so cosa finanzio. Oggi la Rai insegue la tv commerciale, omologandosi ai suoi linguaggi, generi, format, a danno dell’autorialità e della originalità. Se non si risolve questo problema, è chiaro che la trasmissione Techetechetè fa ottimi ascolti, proprio perché ci riporta a quella Rai che sapeva produrre e non solo acquistare. Basti pensare a 20 giorni fa” – continua – “quando Renzo Arbore ci ha riportato il suo Indietro Tutta, a distanza di 30 anni. Ed è stato un successo come 30 anni fa, perché quella era una Rai intelligente e divertente, che catturava l’attenzione anche delle giovani generazioni. Era una Rai che sapeva parlare a tutti. Carlo Freccero? Quando era direttore di Rai Due, ci ho litigato tante volte. Ma era un uomo di contenuti e coraggioso

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