“La tv pubblica deve essere un diritto dei cittadini”. Per questo quella “brutta tassa” che è il canone Rai va abolita. È il mantra alla base della prima mossa firmata da Matteo Renzi in campagna elettorale. Secondo La Repubblica, il segretario intende avanzare la proposta nella prossima direzione del Partito Democratico. Una mossa popolare studiata per rilanciare la corsa elettorale dei dem e per indicare al suo elettorato uno dei principali obiettivi della strategia del Nazareno: Silvio Berlusconi. Il piano prevede, infatti, anche rivedere i tetti pubblicitari che penalizzano l’emittente pubblica nazionale rispetto alle concorrenti private.

L’uomo che ha messo il canone in bolletta per farlo pagare a tutti ora punta a toglierlo per alleviare il portafogli degli italiani. Ma per raggiungere l’obiettivo, il piano del segretario prevede una fase di transizione. Per rendere il progetto sostenibile, infatti, “nella fase transitoria – avrebbe spiegato Renzi, secondo il quotidiano romano, in un vertice al Nazareno cui hanno partecipato i fedelissimi – lo Stato dovrà supplire al canone trasferendo tra un miliardo e mezzo e due miliardi all’anno alla Rai. È la stessa cifra che chiedevamo ai cittadini con questa brutta tassa”.

Il modo per ridurre progressivamente questo contributo è previsto nella seconda parte del progetto: i mancati introiti dovrebbero essere compensati da un aumento degli incassi pubblicitari, favorito dall’eliminazione del tetto che obbliga viale Mazzini a trasmettere spot per non più del 4% del tempo complessivo di programmazione. Mossa che andrebbe a colpire gli interessi delle aziende del Cavaliere di Arcore, raggiungendo il secondo obiettivo dei Renzi: far dimenticare il patto del Nazareno mettendo nel mirino Berlusconi. A mettere la firma sull’operazione arriva a fine giornata lo stesso Renzi con un post su facebook. Quando siamo arrivati al Governo, il canone Rai costava 113€. Adesso costa 90€. Perché se pagano tutti, paghiamo meno. E la lotta contro l’evasione è una delle battaglie di questo anno che rivendichiamo con maggiore forza.  Si può garantire il servizio pubblico abbassando il costo per i cittadini: mi sembra giusto e doveroso. E noi abbiamo la credibilità per farlo perché abbiamo iniziato ad andare in questa direzione. Continueremo. Non ci interessano i proclami e le polemiche di giornata: per noi parlano i fatti. Avanti, insieme”, dice il segretario del Pd.

Il riferimento è al fatto che la proposta sia finita subito nel mirino di Carlo Calenda: “Spero che l’idea di abolire il canone Rai sostituendolo con un finanziamento dello Stato non sia LA proposta del @pdnetwork x campagna elettorale come riportato da @repubblica. I soldi dello Stato sono i soldi dei cittadini e dunque sarebbe solo una partita (presa) di (in) giro”, scrive su Twitter il ministro dello Sviluppo Economico. “Non posso commentare una proposta basata su una indiscrezione. Mi meraviglia anche la fretta con cui si dà tutto per certo ed il tono di alcune reazioni“, dice invece Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni.

Attacca la proposta di Renzi, anche Pietro Grasso. “Ormai se ne sparano tante: questa del canone mi sembra una come tante altre: non si può valutare un problema in questo modo, senza approfondirlo e valutarne le conseguenze”, dice il presidente del Senato e leader di Liberi e Uguali. In soccorso del segretario dem arriva puntuale Michele Anzaldi: “Caro Calenda, se tagliamo 1,5 mld spesa pubblica ed eliminiamo canone Rai i cittadini pagano meno – scrive su Twitter il segretario della commissione di Vigilanza Rai – altro che presa in giro: serve processo modernizzazione ed eliminazione sprechi unici in panorama tv con risparmio immediato 500mila euro. Far risparmiare cittadini come con stop Imu”.  A difendere Renzi anche Matteo Orfini che su twitter scrive: “Per la cronaca, la fiscalizzazione del canoneRai è una nostra proposta storica. E rafforza la Rai. Mentre di privatizzazioni che hanno distrutto (o quasi) aziende strategiche del paese ne abbiamo già viste troppe. E direi anche basta”.

Immediata la controrisposta di Calenda sia ad Anzaldi che ad Orfini: “E’ un peccato” che “si debba ricadere sulla linea della promesse stravaganti a tutti su tutto”. Il ministro risponde per punti. “1) Governo Renzi – scrive – ha messo canone in bolletta e non si può promettere in campagna elettorale il contrario di quello che si è fatto al Governo, 2) se si vuole affrontare la questione del canone allora si ragioni su privatizzazione Rai altrimenti è presa in giro. 3)non capisco perché, dopo aver fatto tante cose serie e buone per la crescita, gli investimenti e l’occupazione, vedi dati Istat di oggi si debba ricadere sulla linea delle promesse stravaganti a tutti su tutto. È un peccato”. Al presidente del Pd, il ministro ricorda che “abbiamo messo il canone in bolletta! Dire oggi: abolisco il canone e lo riprendo dalla fiscalità, senza spiegare come e perché di questo, è un’inversione a U e danneggia la credibilità dei Governi e del Pd”.

Le indiscrezioni riportate da La Repubblica suscitano la dura reazione dell’Usigrai: “E puntuale come un orologio svizzero parte la campagna elettorale e arriva l’attacco alla Rai. È un copione che si ripete da anni. Segnaliamo che laddove si è abolito il canone il Servizio Pubblico è stato fortemente ridimensionato. A tutto vantaggio dei privati. Se questo è l’obiettivo basta dichiararlo apertamente”. “Del resto – continua il sindacato dei giornalisti di viale Mazzini in una nota – è curioso che prima si mette il canone in bolletta e poi si propone di abolirlo. Vuol dire non avere idee. E infatti ogni volta che abbiamo chiesto un confronto serio su progetti, riforme, innovazione per rilanciare la Rai servizio pubblico, sono spariti tutti. E infatti: i limiti antitrust non si toccano, il sic non si tocca, il conflitto di interessi non si tocca, ma si attacca la Rai. Già riportata in questi anni ancor di più sotto il controllo del governo, in aperto contrasto con più sentenze della Corte costituzionale”.

“Mi sembra una trovata pubblicitaria e elettorale”, commenta Federico Fornaro, vice presidente dei senatori di Mdp-Liberi e uguali e componente della Vigilanza Rai. “Mi pare un inseguimento al berlusconismo. La questione vera è dare alla Tv pubblica risorse certe e non farla dipendere totalmente dal governo – spiega Fornaro – il punto emerso negli anni scorsi era proprio questo: se tu togli il canone e fai dipendere tutto dalla fiscalità generale sottometti ulteriormente la Rai al governo”.

Forza Italia attacca l’ex premier. Renato Brunetta consegna alle cronache un commento da politico: “Rai Carlo Calenda schiaffeggia mister Etruria Matteo Renzi – scrive su Twitter il capogruppo alla Camera – Per ministro Sviluppo economico abolizione canone sarebbe una ‘partita (presa) di (in) girò. Buio per il Fiorentino. E comunque, per la cronaca, canone in bolletta è arrivato con suoi #millegiorni. Dicesi #incoerenza”.

Paolo Romani, esperto nel ramo telecomunicazioni, sceglie un terreno più tecnico: “”E’ una proposta che non tiene conto dell’equilibrio trovato in questi anni nel sistema radiotelevisivo, non se ne capisce il senso”. “Finalmente era stata trovata la soluzione del canone in bolletta, che aveva messo fine alla grande evasione che c’è sempre stata: un problema che sembrava risolto e messo a sistema”, evidenzia il ministro allo sviluppo economico del governo Berlusconi IV, secondo il quale il vero tema è rappresentato dalle “risorse da destinare al servizio pubblico” e dalle “regole per la vendita della pubblicità, visto che la Rai nell’ultimo periodo ha fatto dumping”.

Critico anche il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico: “”Renzi e il Pd hanno aspettato la fine della legislatura e lo scioglimento delle Camere per fare l’ennesima proposta propagandistica sulla Rai con l’occhio puntato sulle elezioni”. “Forse – scrive il deputato su Facebook – dimenticano di essere stati al governo in questi anni e che proprio l’esecutivo guidato dal segretario del Partito Democratico ha varato una pessima riforma della governance del servizio pubblico, rendendolo sempre più legato al governo, e ha inserito il canone in bolletta. Ora parlano di altro come se quanto fatto in precedenza non fosse mai successo”.