Dice di ispirarsi al premio Nobel Milton Friedman, ma l’idea è molto simile a quella del Movimento 5 stelle e al provvedimento approvato dal governo solo qualche mese fa. Mentre il nome è uguale a quello della campagna di Libera. Silvio Berlusconi, nel bel mezzo del torpore delle feste natalizie, ha deciso di lanciare la sua proposta contro l’emergenza povertà: il reddito di dignità. L’etichetta è identica a quello della petizione di Don Ciotti e dell’associazione contro le mafie perché il Parlamento intervenga per aiutare gli indigenti. E il contenuto ricorda la misura del reddito di inclusione, approvata dall’esecutivo, e pure il reddito di cittadinanza del Movimento 5 stelle. E proprio questi ultimi sono partiti all’attacco: “E’ una fotocopiatrice impazzita”, hanno scritto in una nota. Il leader M5s Luigi Di Maio su Twitter invece ha ricordato che “per cinque anni Forza Italia ha votato contro la nostra proposta”: “Quando saremo al governo gli ricorderemo questa dichiarazione”. Pure il Pd polemizza: “Noi abbiamo fatto il reddito di inclusione. Due miliardi di euro messi sul tavolo”, ha detto Edo Patriarca. La responsabile lavoro Chiara Gribaudo ha chiesto invece notizie sulle fantomatiche coperture: “Il venditore di fumo è tornato in scena, ma sempre fumo propone”.

Non è la prima volta che Berlusconi ne parla. Aveva proposto qualcosa di simile già a dicembre di un anno fa, sempre in periodo natalizio, e già aveva fatto discutere visto il suo impegno nello screditare i grillini sullo stesso fronte (“Vogliono finanziare il reddito di cittadinanza con la tassa di successione”, aveva detto). Ora però ha deciso di rilanciarlo: “Per contrastare subito l’emergenza della povertà”, ha detto in mattinata intervistato da Radio 101, “serve una misura drastica sul modello della proposta di Milton Friedman. Lui la chiamava ‘imposta negativa sul reddito’, io lo chiamo reddito di dignità”. Che nella pratica prevede: “Chi si trova sotto una certa soglia di reddito, potrebbe essere di 1000 euro al mese da aumentare di un tot per ciascun figlio a carico, non solo bisognerebbe non pagasse le tasse, ma lo Stato dovrà versare a lui la somma necessaria per arrivare ai livelli di dignità garantita da Istat. Una somma che può variare, a seconda della zona del Paese in cui la persona vive”. E nel pacchetto fisco annunciato oggi anche un “totale sgravio fiscale per chi assume giovani con contratto di apprendistato o di primo impiego per tre anni”, pensioni minime da 1000 euro al mese e “una qualche attenzione alle nostre mamme, che hanno diritto di trascorrere una vecchiaia serena”.

Le proposte sul tavolo hanno tutte lo stesso obiettivo, ovvero intervenire su chi è in condizioni di povertà, ma si differenziano nelle modalità di realizzazione e di finanziamento. Il reddito di dignità come lo intende Libera ad esempio, fa genericamente riferimento a una misura che possa intervenire per aiutare chi è in condizioni indigenti. In generale la distinzione fondamentale è tra il reddito minimo garantito, forma di sostegno alle persone in difficoltà economica, e il salario minimo e il reddito di base, ovvero il reddito di cittadinanza universale disposto a prescindere dalla condizione economica del singolo. L’Italia ha da poco introdotto il reddito di inclusione come forma di reddito minimo che interviene da gennaio, in una prima fase, in sostegno di circa 400mila famiglie. I grillini parlano rivendicano che la loro proposta aiuterebbe una fascia maggiore di persone e sarebbe condizionata dalla ricerca lavoro (e dalla riforma dei centri per l’impiego).

I 5 stelle: “Ci copia”
Per i grillini Berlusconi è “una fotocopiatrice impazzita”. E soprattutto arriva dopo che Forza Italia ha contrastato il loro provvedimento in Aula: “In questi tre anni Forza Italia insieme al Pd ha ostacolato al Senato la nostra proposta dal costo certificato dall’Istat in 14,9 miliardi, proposta che prevede un reddito minimo di 780 euro a chi vive sotto la soglia di povertà, vincolandola per chi è in età lavorativa alla formazione professionale ed alla ricerca di un posto di lavoro, con tanto di sgravi fiscali per i giovani assunti. Forza Italia ha sempre votato contro agli emendamenti del Movimento 5 Stelle per introdurre questa misura ed sempre detto ‘nò alle nostre mozioni per calendarizzare la legge”. A dichiararlo in una nota sono stati i capigruppo del Movimento 5 stelle di Camera e Senato Daniele Pesco e Vilma Moronese insieme a Nunzia Catalfo, prima firmataria della proposta di legge del Movimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza. “Tra l’altro Berlusconi abusa della parola ‘Reddito di dignità’ che è il nome la campagna promossa da Libera-Gruppo Abele alla quale il Movimento 5 Stelle ha aderito mentre non c’è mai stata nessuna adesione da parte di Forza Italia. Se il condannato per frode fiscale Berlusconi vuole fare una cosa dignitosa la smetta di prendere in giro gli italiani”.

 

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