“Si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.

È la legge numero 645 del 20 giugno 1952. Una legge semplicissima che ha un titolo un po’ meno semplice: Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione. Cioè quella parte della nostra carta che vieta di ricostituire il partito fascista. Una legge che sembra scritta per essere applicata a Como dove un branco di teste rasate ha fatto irruzione all’assemblea di una rete di associazioni anti razziste.

Immaginatevi la scena: voi siete lì a discutere con i vostri amici e arrivano questi tizi pelati, marziali con i loro giubbotti neri tutti uguali, che vi obbligano a fermarvi. Qualsiasi cosa state facendo dovete fermarvi perché questi tizi devono leggere un loro folle proclama sulla cosiddetta invasione, loro che hanno appena invaso un luogo altrui interrompendo una riunione privata alla quale non erano invitati. In questo senso il video diffuso online è un esempio perfetto di cosa voglia dire la parola prevaricazione: il tizio che legge il suo sgrammaticato volantino indisturbato e protetto dalla forza muta della minaccia. Non grida niente, non promette nulla ma può agire indisturbato perché scortato dai suoi compari che mettono in mostra muscoli e volti truci. Una forza muta che raggiunge il suo apice alla fine: le teste rasate se ne vanno, concedendo ai volontari delle associazioni di riprendere “a discutere di come rovinare la nostra patria“. “Noi vi abbiamo rispettato”, dicono le vittime. “Nessun rispetto per voi“, ribatte il portavoce del gruppo mentre i suoi andandosene si prendono il disturbo persino di abbassare il riscaldamento.

Una scena che riavvolge indietro di 80 anni le lancette della storia. Erano le squadracce di Roberto Farinacci che giravano per la Lombardia facendo tappa nei circoli socialisti e nelle camere del lavoro. La scusa, all’epoca, era lanciare sull’onore della patria ferito dalla guerra, contro lo sciopero e i disordini nelle fabbriche. E se qualcuno non voleva ascoltare quelle folli idee, veniva “convinto” con i manganelli e i cucchiai di olio di ricino. Nessuno ci faceva caso all’inizio: l’Italia era in subbuglio, era il biennio rosso, e a più di qualcuno faceva comodo sapere che esisteva un freno sul territorio alle intemperanze di socialisti e sindacalisti. Altri tempi.

Diversi da questi visto che oggi abbiamo persino una legge per punire atteggiamenti simili. Una legge che forse andrebbe applicata non solo a Como, ma pure ad Ostia dove – come documentato dal reportage di Alessandra Buccini di Piazzapulita su La7 – CasaPound si permette di fare campagna elettorale regalando buste della spesa senza che nessuno – al momento – apra un’inchiesta per voto di scambio. “Non siamo fascisti”, diranno a Roma. “Non siamo fascisti”, diranno magari anche a Como. Quello che fanno, però, è fascismo: puro e semplice. D’altra parte basta vedere il video di Como e paragonarlo esattamente quanto sanzionato dalla legge 645 del 1952, che persegue chi con “finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista”.

Quindi il ministro dell’Interno, Marco Minniti, deve prendersi una responsabilità: stroncare sul nascere il ritorno del fascismo in Italia. Applicare la legge e decretare che queste organizzazioni politiche si muovono al di fuori di essa. Dunque scioglierle tutte e processare i loro esponenti. Nessuna riunione di associazioni deve essere mai più interrotta da alcun sedicente movimento anti-invasione. Sia esso composto da tizi rasati o meno.