Il vaso di Pandora sugli abusi sessuali coi chierichetti del Papa è ormai scoperchiato. Dopo la denuncia choc contenuta in Peccato originale (Chiarelettere), il nuovo libro inchiesta di Gianluigi Nuzzi sui fatti e soprattutto sui misfatti del Vaticano, nuove sconcertanti rivelazioni si aggiungono a quelle pubblicate dal giornalista. È lo stesso Nuzzi in un tweet a scrivere: “Denunce abusi sessuali su minorenni chierichetti del Papa che vivono in Vaticano: dopo esposti Bergoglio di recente ha incontrato seminarista e testimone italiano”. A ilfattoquotidiano.it Nuzzi spiega, infatti, che “il Papa ha convocato e incontrato riservatamente il testimone degli abusi sessuali che avvenivano nel preseminario vaticano Pio X”. “Era stato proprio questo secondo testimone – precisa il giornalista – a consegnare nelle mani di Francesco, durante un’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro, la lettera di denuncia scritta dal polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski”. Quest’ultimo è un ex studente del preseminario della Santa Sede che ha raccontato a Bergoglio di essere statotestimone di atti sessuali” che avvenivano la sera nel collegio dei chierichetti del Papa che si trova nel Palazzo San Carlo, lo stesso dove c’è il mega attico del cardinale Tarcisio Bertone.

In Vaticano non ci sono riscontri di questo faccia a faccia che ci sarebbe stato tra il Papa e uno dei testimoni di questi incontri sessuali ma, secondo Nuzzi, “si sta aprendo una voragine”. Per il giornalista, infatti, “quello raccontato dal giovane Kamil a Bergoglio non è un caso isolato. E i monsignori che si sono spesi contro queste cose sono stati tutti subito allontanati dalla Basilica di San Pietro”. Smentita netta, invece, da parte di Greg Burke, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che in tweet scrive: “Falsità sui chierichetti in Vaticano: il Papa non ha mai ricevuto presunta vittima, né alcun testimone”.

Proprio Kamil, tuttavia, parla per la prima volta in televisione in un servizio de Le Iene, realizzato da Gaetano Pecoraro, e a raccontare cosa avveniva la sera, verso le ventitré, nel collegio dove vivono i chierichetti del Papa. “Ho visto il mio compagno di stanza – racconta il giovane polacco – abusato da un altro seminarista che in quel momento era già entrato dentro il percorso specifico che lo portava verso il sacerdozio”. Anche il molestatore era un ragazzo ma, precisa Kamil, aveva “una posizione di potere all’interno del seminario e anche della Basilica di San Pietro. Non era un normale seminarista perché godeva della massima fiducia del rettore. Era lui che sceglieva cosa facevo io, cosa faceva il mio amico e così via”.

Oltre a Kamil, a parlare a Le Iene è anche il suo compagno di stanza vittima delle molestie che ha chiesto, però, di non essere riconosciuto in video. “Durante la notte, quando non c’era più nessun superiore nei corridoi, (il seminarista più anziano, ndr) entrava nella camera, si infilava nel letto e cominciava a toccare le parti intime. La prima volta avevo tredici anni. È stato il mio primo approccio. Neanche capivo esattamente cosa stesse succedendo. Non avevo coscienza piena di quegli atti”. A ilfattoquotidiano.it Nuzzi svela, inoltre, di essere in possesso di 15 documenti delle varie denunce che sono state fatte sugli abusi sessuali compiuti sui chierichetti del Papa. Si tratta di bambini di scuola media che manifestano una predisposizione per il sacerdozio e che partecipano alle funzioni religiose nella Basilica di San Pietro. Secondo quanto racconta il giornalista, parlare e denunciare ai superiori quanto avviene nel preseminario equivale a essere subito allontanato dal Vaticano. Per questo è molto difficile rompere questo muro di omertà che ora starebbe crollando proprio grazie a quanto svelato in Peccato originale.

“La denuncia di Kamil Tadeusz Jarzembowski sul preseminario – scrive Nuzzi nel suo libro – non ha colto di sorpresa le autorità vaticane. Non è la prima volta che arrivano allarmanti informazioni su quanto accade all’interno di quell’istituto riservato a ragazzini in cerca di vocazione. Già nell’estate del 2013 una dettagliata lettera anonima era stata recapitata a diversi esponenti della Curia, tutti autorevoli. Tra questi spiccavano l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano, lo stesso cardinale Angelo Comastri e anche alcuni collaboratori del Segretario di Stato allora in carica Tarcisio Bertone, come l’attuale prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, il porporato francese Dominique Mamberti, che all’epoca era segretario per i Rapporti con gli Stati”.

Nuzzi racconta, inoltre, che “Sodano, dopo aver ricevuto la lettera, chiese e fece chiedere chiarimenti a Comastri e a monsignor Vittorio Lanzani, delegato della Fabbrica di San Pietro. Il rettore del San Pio X, monsignor Enrico Radice, fu chiamato in Segreteria di Stato. Radice smentì ogni fatto indicato nel documento anonimo, sostenendo che i ragazzi erano certo vivaci ma che non era accaduto nessun episodio rilevante. Comastri distrusse il documento anonimo, che tutti alla fine considerarono figlio di quel pettegolezzo e di quelle maldicenze che come un venticello fastidioso circolavano nei corridoi dei sacri palazzi. Forse proprio con questo pretesto, la prima risposta alle denunce di Jarzembowski, iniziate già pochi mesi dopo l’uscita dal preseminario, fu quella dell’assoluto silenzio”. Silenzio che ora sembra si stia finalmente sgretolando.

Twitter: @FrancescoGrana

Aggiornato da Redazione Web alle 20.25 di domenica 12 novembre