Abusi sessuali coi chierichetti del Papa. È la sconvolgente denuncia pubblicata nel nuovo libro inchiesta di Gianluigi NuzziPeccato originale (Chiarelettere). Quello appena uscito in libreria è il quarto volume che si occupa degli scandali della Santa Sede dopo Vaticano S.p.A., Sua Santità, Via crucis, quest’ultimo costato al giornalista un processo penale nel Tribunale della Città leonina, durato ben 9 mesi e 21 udienze, dal quale Nuzzi è uscito prosciolto.

In Peccato originale, tra numerosi e interessanti documenti vaticani riservati, il giornalista riporta anche la lettera di denuncia scritta dal polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski e consegnata nelle mani di Bergoglio. L’autore della missiva è un ex studente del preseminario della Santa Sede, Pio IX, che ha sede nel Palazzo San Carlo, lo stesso dove si trova il mega attico del cardinale Tarcisio Bertone. “A settembre del primo anno di frequenza, cioè al mio rientro in Vaticano dopo le vacanze estive, – scrive Kamil al Papa – il rettore mi assegnò una stanza dormitorio da dividere con Paolo, anch’egli alunno del preseminario. Nel corso dell’anno scolastico, e più precisamente dalla fine del mese di settembre fino all’inizio del mese di giugno, sono stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo, atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle ventitré”.

Sono le diocesi che indirizzano nel preseminario i bambini della scuola media che manifestano una predisposizione per il sacerdozio. Una volta ammessi, gli allievi frequentano una scuola privata parificata nel cuore di Roma, vivono nel collegio vaticano e partecipano come chierichetti alle funzioni religiose nella Basilica di San Pietro. In estate vengono affiancati durante le celebrazioni da altri bambini di quinta elementare e prima media che in autunno, se avranno superato il periodo di prova, potranno accedere a loro volta al preseminario.

Nella sua lettera Kamil spiega a Francesco cosa succedeva all’interno del collegio: “Dopo che tutti gli altri alunni si erano coricati, Antonio accedeva nella stanza dormitorio condivisa da me e Paolo. Qui avvenivano rapporti di sesso orale, mentre alcune volte i due si recavano insieme in un’altra stanza per proseguire il rapporto. Antonio aveva libero accesso al preseminario, era particolarmente benvoluto da diversi monsignori, esercitando una certa influenza su noi allievi. Antonio poteva godere di forti e particolari rapporti di fiducia che gli consentivano, pur non avendo incarichi ufficiali nell’istituzione, di muoversi con potere nel preseminario”.

“Questo – racconta ancora l’ex studente – garantiva la possibilità di esercitare una forma di potere e di intimidazione nei più giovani seminaristi (che si sentivano di fatto a lui subalterni). È questa la ragione per cui Paolo si sentiva obbligato a cedere alle sue richieste, le quali infatti sottendevano un sottile e inespresso ricatto: in caso di resistenza alle richieste, il mio amico studente avrebbe potuto avere dei problemi con i superiori o sarebbe stato ‘punito’ con l’assegnazione di un ruolo più marginale nello svolgimento del servizio liturgico, soprattutto in occasione delle celebrazioni pontificie”.

Un sistema di violenze e minacce che, secondo la denuncia di Kamil, andava avanti da diverso tempo. “Le stesse preoccupazioni – scrive ancora al Papa l’ex seminarista – erano alla base del mio imbarazzo e della mia paura a denunciare apertamente i fatti dei quali ero testimone. Una mia presa di posizione diretta ed esplicita avrebbe infatti determinato il mio allontanamento dal seminario, essendo io consapevole del fatto che Antonio godeva di una speciale protezione da parte della gerarchia. La crescente angoscia di fronte al ripetersi degli avvenimenti sopra ricordati, unita alla paura di essere allontanato, mi indussero comunque a confidare le mie preoccupazioni e il mio sconcerto al mio direttore spirituale (e direttore spirituale dell’intero seminario), don Marco”. Ma la sua denuncia cade nel vuoto.

“Di fronte al silenzio perdurante e all’indifferenza delle persone che ritenevo doveroso interpellare secondo una procedura legittima e naturale, – prosegue ancora Kamil – decisi di rivolgermi direttamente alla Santa Sede, in particolare alla Segreteria di Stato e alla Congregazione per la dottrina della fede. Ho ricevuto una missiva di quest’ultima del settembre del 2014 in cui venivo informato che il caso sarebbe passato per competenza alla Congregazione per il clero. Fino a oggi non ho ricevuto una smentita dei fatti da me denunciati da parte degli organi della Santa Sede”.

Anzi, nella risposta che l’ex seminarista riceve dalla Congregazione per la dottrina della fede si legge che nella sua lettera indirizzata al Papa “non sono emersi fatti delittuosi rientranti nell’ambito dei delitti riservati a questo dicastero”. Insomma, nonostante la politica di tolleranza zero sugli abusi sessuali messa in atto con forza da Benedetto XVI ed ereditata con grande determinazione da Francesco l’omertà continua a regnare sovrana in Vaticano e a coprire le violenze sessuali, ma non solo.

Francesco Antonio Grana