Ha “falsamente accusato Severino Antinori” l’infermiera di 24 anni che con la sua denuncia ha portato il ginecologo sotto processo per un presunto prelievo forzato di ovuli. Per questo il giudice per le indagini preliminari di Milano Luigi Gargiulo ha disposto l’imputazione coatta per calunnia. Adesso, la procura dovrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio della giovane.

Antinori era stato arrestato il 13 maggio dello scorso anno, quando i Nas di Milano lo avevano bloccato all’aeroporto di Roma con le accuse di rapina aggravata e lesioni personali aggravate. Il ginecologo, secondo l’accusa, aveva espiantato senza consenso otto ovuli all’infermiera che aveva poi denunciato tutto alle autorità. La giovane, di origine marocchine, lavorava presso la clinica milanese di Antinori, Matris, e aveva lamentato un problema a una cisti ovarica che Antinori si era offerto di curare con delle iniezioni per scongiurare un intervento. Nonostante le rassicurazioni, il dottore aveva proposto un’operazione che però la giovane avrebbe rifiutato. A questo punto, secondo la ricostruzione della donna, è stata obbligata a subire l’intervento: è stata immobilizzata, anestetizzata e costretta a subire l’asportazione degli ovuli. Prelievo di ovuli che era stato confermato dai controlli ai quali la giovane si era sottoposta dopo l’intervento. Una visita medico legale, inoltre, aveva evidenziato ecchimosi su varie parti del corpo, compatibili con le manovre di immobilizzazione descritte dalla donna.

Il dottore, sottoposto agli arresti domiciliari, ha sempre respinto tutte le accuse e cominciato uno sciopero della fame: “Sono vittima del più grave errore giudiziario degli ultimi 30 anni, peggio di Tortora”. Secondo Antinori, il complotto sarebbe stato ordito dal mondo arabo che voleva  “dimostrare come queste tecniche siano vergognose, falsando la verità. Incolpando me volevano punire migliaia di coppie italiane che si rivolgono alla fecondazione eterologa per avere un figlio”. Il ginecologo, difeso dai legali Carlo Taorimina, Tommaso Pietrocarlo e Gabriele Vitiello, aveva dichiarato che l’infermiera era consenziente e informata del trattamento: “La signora si è sottoposta a tecniche di ovodonazione, con tanto di spiegazione in spagnolo e in arabo. Non era ignara“.