Il Rosatellum, la nuova legge elettorale, è “come il vestito di Coco Chanel“, ribadisce. Cioè è cucito addosso ai partiti che l’hanno ideato. Un sistema per cui “chi c’è, c’è e chi non c’è, non c’è” dice Emma Bonino al congresso dei Radicali. Il numero di firme necessarie per chi non è già rappresentato in Parlamento è quasi impossibile da raggiungere, “andare da soli non ci è permesso”, insomma. Così in vista delle elezioni politiche ai Radicali restano due opzioni, dice. La prima, un’intesa col Pd: ma, avverte, “non siamo in svendita né in vendita, l’idea del Re Sole e le costellazioni, caro segretario Pd, non fa per noi”. La seconda: una lista con Giuliano Pisapia che “credo siano anche loro in grande difficoltà anche se non dovranno raccogliere le firme”. Certo, il sogno è andare da soli, ma bisognerebbe “raccogliere 850 firme per collegio su 65 collegi plurinominali in pochissime settimane“, ricorda l’ex ministro degli Esteri. Un’impresa. Così la strada si fa una strettoia. Il Pd tende la mano che però per ora appare un po’ tiepidina. “Sono più le cose che ci uniscono che non quelle che ci dividono” dice il vicesegretario Maurizio Martina.

Il Pd non sembra il ritratto dell’entusiasmo, così prova ad alzare il volume della proposta il senatore e sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, promotore della lista Forza Europa, che parla di una “lista europeista, liberale, radicale, riformatrice, per partecipare a sfida vera, anche in coalizione”. Una sintesi che attira sia il Psi (“Opportunità di una lista laico-riformista” spiega il segretario Riccardo Nencini) sia i Verdi (con Angelo Bonelli che si dice “pronto al confronto”).

“Benedetto – riflette la Bonino – ci ha detto che la sua ipotesi è che Forza Europa vada in coalizione con il Pd perché sa che non raccoglie le firme e noi pure. Se invece vai con un partito ti mette a disposizione gli autenticatori poi se rimani sotto il 3 per cento tanto meglio così porti i voti ma non le seccature”. Il ragionamento si basa sul fatto che i partiti coalizzati che non raggiungono il 3 per cento ma superano l’1 non entrano in Parlamento, ma vedono i propri voti spalmati sulle altre liste della coalizione che la soglia del 3 la superano. Tra l’altro la leader radicale racconta anche che il sottosegretario Pd Sandro Gozi “in modo un po’ rozzo ci ha fatto una proposta: di là c’è il diavolo e di qua l’acqua santa: francamente è strabiliante perché tutti sappiamo che con il mezzo diavolo (Forza Italia, ndr) dovrà fare una grande coalizione. Non mi pare questa l’unica motivazione e certo non saremmo vincolati dopo il voto… L’altra è la lista Pisapia che godrebbe dell’esenzione delle firme per uno strano meccanismo abbastanza bizzarro che fa capo ad un deputato“. La differenza tra raccogliere le firme e non raccoglierle sta nel fatto di essere o meno già rappresentati in Parlamento.

Ma prima di avviare un confronto, Bonino mette in chiaro rivolta soprattutto al Pd: “Se penso di potermi alleare bisogna che questo qualcuno anche solo per buona educazione si manifesti, non posso interpretarlo in una dichiarazione stampa di chi, nottetempo, passa da Vado da solo ad una lista di desiderata come una specie di Re Sole“. E avverte: “Noi siamo molto più piccoli ma abbiamo una storia, una credibilità, un patrimonio che siamo disponibili a mettere a disposizione ma bisogna negoziare. Vi ricordate la trattativa che facemmo con Veltroni? Non siamo in svendita né in vendita“.

Il Pd, invece, risponde prima con il vicesegretario Maurizio Martina e poi con il coordinatore della segreteria Lorenzo Guerini. Per ora, però, siamo all’abc:  “Siamo pronti al confronto di merito sul progetto, nel pieno rispetto dei punti di vista di ciascuno, con tutti coloro che sono interessati a collaborare con noi per l’alternativa a destra e Cinquestelle – dice Martina – Sono convinto che siano più le cose che ci uniscono che non quelle che ci dividono”. Guerini vicesegretario Pd, risponde che “noi siamo aperti al confronto, rispettosi di storie, idee e sensibilità di tutti i soggetti e le personalità che siano interessate a costruire un campo riformista, innovatore e con lo sguardo rivolto all’orizzonte europeo, alternativo alle chiusure e ai populismi della destra e dei 5stelle“. Guerini assicura, insomma, che il Pd è pronto “a collaborare insieme convinti che la costruzione di un campo largo, inclusivo e plurale sia utile all’Italia ed anche all’Europa per raccogliere positivamente le sfide che stanno innanzi a noi”.