SICILIAN GHOST STORY di Fabio Grassadonia & Antonio Piazza. Con Julia Jedlikowska, Gaetano Fernandez. Italia/Francia/Svizzera 2017. Durata: 120’. Voto 3/5 (AMP)
Luna e Giuseppe hanno 13 anni, sono compagni di classe e sono teneramente innamorati. Ma un giorno Giuseppe scompare e Luna non si dà per vinta, cercando incessantemente dove il ragazzo sia finito, apprendendo che è stato sequestrato dalla mafia. Grassadonia & Piazza tornano nelle viscere della loro Sicilia per raccontare una storia onirica e realistica, una fiaba immaginifica ma profondamente drammatica. Sullo sfondo l’ispirazione a una vera tragedia di matrice criminale alla base del racconto Un cavaliere bianco di Marco Mancassola nel volume Non saremo confusi per sempre, ma soprattutto un universo adolescenzial-relazionale che i due giovani cineasti avevano già abbozzato – ma in maniera meno raffinata – nel loro esordio in lungo, Saro (2013).
Mirabilmente sostenuti dalla luce di Luca Bigazzi, i due registi mantengono con tenacia il punto di vista dei due giovani protagonisti, complici di un passaggio altrimenti impossibile fra il mondo dei vivi e quello dei morti, ovvero il superamento della barriera dall’elemento aereo ed “faunistico” della superficie vitale a quello subacqueo del mistero “proibito”, quasi “peccaminoso”: in tal senso Luna e Giuseppe non smettono mai di comunicare, alimentando un sentimento fecondo e folle. Film complesso, ricchissimo di suggestioni audio-visive in un patrimonio semantico e simbolico di elevato spessore. Il vero neo dell’opera – onorata apertura italiana (per la prima volta) alla Semaine della Critique di Cannes – sta nella tendenza ad accostare suggestioni piuttosto che a fornire una narrazione compiuta e solida, non per questo da intendersi lineare. Ammirevoli i due giovani protagonisti, con particolare rilevanza alla performance di Gaetano Fernandez nei dolorosi panni di Giuseppe.
 

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