A MONSTER CALLS di J. A. Bayona. Con film con Lewis MacDougall, Sigourney Weaver, Felicity Jones. Usa/Spagna 2016. Durata: 108’. Voto: 3/5 (DT)
Il 13enne e mingherlino Conor, bravo a disegnare, bullizzato dai compagni, mamma malata in fase terminale, e un rapporto mai nato con nonna e papà separato, vede animarsi da fuori e fin dentro casa un enorme e terrificante tasso (inteso come albero) che tutto distrugge. Ma il mostro invece che incutere paura invita Conor ad ascoltare tre storie che lui gli racconterà, mentre la quarta storia (“la verità dei tuoi sogni, del tuo incubo”) sarà il ragazzino ad esporla al mostro.
Depistaggio di senso verso un cinema horror, apparizioni e sparizioni paurose, pericolo incombente verso l’incolumità di persone e cose, A Monster calls si rivela col passare dei minuti un incredibile tragedia a sfondo familiare, specie di viaggio nel subconscio del ragazzino, infinitamente doloroso come la perdita di una persona cara. Tratto da un romanzo illustrato di Patrick Ness, il film di Bayona ha i suoi punti di forza proprio dove il fantasy può liberarsi artisticamente: l’animazione progressiva bidimensionale dal disegno su carta e acquerello del ragazzino che si trasforma in gesta antiche dei protagonisti delle storie raccontate dal mostro, fino alla tridimensionalità sovrabbondante e coinvolgente del mostro stesso in Motion Capture “addosso” a Liam Neeson. E mentre la prestigiosa partita di giro attoriale (Jones, Weaver) è al minimo sindacale, di fronte all’esordiente Lewis MacDougall bisogna inchinarsi: corpo vulnerabile e nervoso, occhi enormi ed affamati che trasmettono un emozione palpabile e trascinano in un viaggio/immersione nel dolore fin quasi a rimanere senza fiato. La citazione in tv di King Kong del 1933 di Cooper e Schoedack giù dall’Empire State Building è di classe drammaturgica sopraffina.
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