“Uno spettacolo sui peccati della Chiesa ma non uno spettacolo anticlericale”: Gianluigi Nuzzi descrive così il suo Pecunia, monologo che verrà messo in scena al teatro Carcano di Milano il 20 aprile prima di spostarsi a Bologna il mese prossimo. Lo spettacolo (con adattamento di Marco Posani, ideatore di Zelig e autore per Fabio Fazio) è una “riduzione” dei suoi tre libri inchiesta sul Vaticano, Vaticano S.P.A.Sua Santità e Via Crucis, e abbraccia tre pontificati, da quello di Giovanni Paolo II a quello di papa Francesco. Nuzzi spiega che la pièce “parte dagli scandali dell’Ambrosiano e dello Ior fino agli audio inediti delle famose riunioni riservate che Bergoglio tenne nel luglio 2013 per iniziare la sua rivoluzione all’interno della curia romana”. Circa un’ora e mezza in cui Nuzzi affronta “le spine dolorose che hanno segnato la storia recente del Vaticano”: dai legami tra Marcinkus e Al Capone alla scomparsa di Emanuela Orlandi, dalla riesumazione del banchiere Roberto Calvi alla scomparsa di Papa Luciani, dalla solitudine di Benedetto XVI ai grandi affari all’ombra del Cupolone, il viaggio di Nuzzi affronta i misteri degli ultimi pontificati con nomi, cognomi e cifre. E tutto ciò di cui parla “gira intorno alla passione e al denaro“, le due “grandi calamite” della curia vaticana.

Nel monologo, Nuzzi parla della “rivoluzione” di papa Francesco, una rivoluzione lenta e che “funziona più sulla mentalità che nei fatti” perché le sue riforme “sono arrivate a metà o non sono nemmeno decollate”, spiega il conduttore di Quarto Grado. “Io non ho dubbi – aggiunge – sulla volontà riformatrice di questo papa, che di certo è andato a toccare interessi che appartengono a incrostazioni secolari di chi, approfittando di una fiducia mal riposta, fa scempio del Vangelo”. Nuzzi racconta tutto nel suo spettacolo, che vuole essere un “arricchimento” della sua trilogia letteraria ed è per questo accessibile a tutti.

Il giornalista, che nel 2016 è stato processato e poi assolto per lo scandalo di “Vatileaks” sulla fuga di notizie (un processo che lui stesso ha definito “surreale”), passa dai libri al palcoscenico in uno spettacolo che vuole informare, perché “la verità ormai supera la fantasia, per questo entra di prepotenza nel teatro”. Si dice “contento di essere al Carcano e di incontrare il pubblico, la cui presenza ti pone una sfida“. Per Nuzzi, che si definisce un “amante del linguaggio”, “trovare formule nuove rispetto a quelle che sto già percorrendo è estremamente affascinante: è come un bambino che scopre la scrittura e impara a leggere”. È convinto che anche il teatro permetta di veicolare messaggi importanti: “Da sempre dietro ogni commedia, dramma e lirica teatrale ci sono concetti e informazioni, non c’è solo l’emotività. L’emotività è un percorso per entrare nel cuore delle persone, poi le informazioni rimangono”.

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