VICTORIA di Sebastian Schipper. Con Laia Costa, Frederick Lau. Germania 2015. Durata: 138’ Voto 3/5 (AMP)

Si corre sempre nell’infinita maratona di Victoria. E si corre quasi in loop attorno allo stesso quartiere, quel Mitte berlinese passato alla storia per i dolorosi checkpoint che conteneva. Victoria – dal nome della protagonista femminile – può facilmente esser (mal)inteso come opera di virtuosismo, essendo un unico pianosequenza di ben 2 ore e 18 minuti. Ma, guardandolo con disinvolta profondità, risulta qualcosa di più: il tentativo riuscito di superare l’home-made movie per entrare – dalla porta di servizio – in un vero action-crime, ovviamente a bassissimo costo. Già, perché il filmino (o filmone, che intender si voglia) è stato realizzato “senza trucchi, neppure quelli più costosi”, dice il regista con discreta ironia, evidenziando le difficoltà meccaniche e concettuali di un reale pianosequenza di tale durata. Il racconto è semplicissimo, identificandosi col pre-, durante e post-rapina in banca da parte di una gang di giovani berlinesi: a loro si unisce  la (malcapitata) spagnola Victoria, che nella capitale tedesca lavora come barista da alcuni mesi. Correndo a destra e manca, sparando ogni tanto e difendendosi ogni altrettanto, i protagonisti di Victoria agiscono per istinto, soddisfacendo così un progetto ambizioso meritatamente premiato per la sua innovazione a Berlinale 2015.

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