“Ci siamo troppo abituati a una magistratura con compiti di supplenza”. Così il procuratore capo di Lecce Cataldo Motta interviene sul decreto di dissequestro dei campi di ulivi colpiti dalla peste degli alberi che sta mettendo in ginocchio l’olivicoltura della bassa Puglia. Paradossalmente però quella decisione delle toghe salentine è stato il baluardo per tutte le realtà che si opponevano alla ricetta imposta dall’Unione europea per fermare l’epidemia da disseccamento rapido dell’olivo: l’eradicazione degli alberi malati e di quelli, anche sani, in un raggio di centro metri. “In questo periodo né regione né governo sono intervenuti e ora la giunta Emiliano non può più difendersi dietro il decreto di sequestro”, puntualizza il magistrato che continua: “La regione Puglia si assuma le sue responsabilità. Si dia una mossa in modo da capire se si può documentare in sede europea questa situazione di modifica”. Quale? Il fatto che molti uliveti colpiti dal batterio Xylella fastidiosa si stanno rapidamente riprendendo. Prosegue Motta: “Abbiamo visto che, grazie ad alcune semplici buone pratiche agricole come potatura decisa, irrigazione intensa e pulizia del terreno intorno al tronco, gli alberi danneggiati si sono ripresi e hanno ripreso a vegetare”. Ora la palla passa alla politica e l’invito della magistratura leccese è di fare presto perché, forse, gli ulivi del Salento si possono ancora salvare dalle ruspe imposte da Bruxelles. “Nella decisione della corte di Giustizia Ue – conclude il procuratore capo – c’è una potenziale apertura ad accogliere queste novità. Anche se non sono molto fiducioso”  di Tiziana Colluto e Lorenzo Galeazzi

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