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Caldo torrido, l’Italia soffoca: dai cantieri ai rider (pronti allo sciopero) è appello alla sicurezza. Si chiedono più controlli anche nei campi

Sul fronte della siccità, se la situazione in Piemonte non migliorerà, il presidente della Regione Alberto Cirio ha annunciato che chiederà lo stato di emergenza
Caldo torrido, l’Italia soffoca: dai cantieri ai rider (pronti allo sciopero) è appello alla sicurezza. Si chiedono più controlli anche nei campi
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Bollini rossi in aumento, emergenze di vario genere dal Piemonte alla Calabria e la questione della sicurezza sul lavoro nelle ore di caldo torrido che diventa priorità assoluta. A Firenze, è bollino rosso dall’8 luglio, senza neppure un giorno di tregua e con l’allerta massima almeno fino al 15 (e temperature massime percepite tra 37 e 39 gradi). Anche Perugia, Brescia e Torino sono bollino rosso, mentre in bollino arancione sono Ancona, Bologna, Cagliari, Campobasso, Frosinone, Genova, Latina, Rieti, Roma, Verona e Viterbo. Mercoledì, alla lista di città da bollino rosso, si aggiungeranno Bologna, Frosinone e Roma, mentre saranno nove le città in arancione (Cagliari, Campobasso, Latina, Milano, Pescara, Rieti, Trieste, Verona e Viterbo). Dopo la riunione del Tavolo per l’emergenza idrica, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio si è detto pronto “ad avviare la richiesta dello stato di emergenza se non dovessero migliorare le condizioni meteorologiche”. Resta in primo piano, però, anche la questione dei lavoratori. Tra mercoledì e giovedì, i rider sciopereranno in molte città. Da Torino a Firenze, da Milano a Bologna. “Siamo al fianco dei rider, che mercoledì sciopereranno per rivendicare diritti e condizioni di lavoro dignitose. Delle promesse della ministra Calderone, che ora sostiene di voler portare a breve in Consiglio dei ministri il recepimento della direttiva europea, i ciclofattorini non sanno che farsene” ha commentato il capogruppo del M5S in commissione Lavoro alla Camera, Dario Carotenuto, definendo “inaccettabile” che questa categoria di lavoratori sia stata esclusa da quelle che possono beneficiare della Cig caldo. “Una scelta che grida vendetta – ha aggiunto – e che lascia senza adeguate tutele chi è costretto a lavorare anche durante le ondate di calore estremo. Abbiamo predisposto un emendamento al decreto Infrastrutture al fine di correggere questo grave errore”. Ma la questione della sicurezza sul lavoro nelle giornate di caldo estremo non riguarda solo i rider.

Dalla logistica ai cantieri: si chiedono controlli più rigorosi

“Con le temperature estreme di questi giorni, lavorare all’aperto sta diventando un rischio sempre più serio per la salute. A Roma sono migliaia le persone che continuano a lavorare sotto il sole: nei cantieri, nella manutenzione stradale, nella logistica, nelle consegne e in tutte le attività maggiormente esposte al caldo” segnala Giovanni Barbera, segretario romano di Rifondazione Comunista e membro della Direzione nazionale. Nel Lazio è in vigore un’ordinanza che, nelle giornate caratterizzate da un livello di rischio alto, prevede limitazioni al lavoro nelle ore più calde per diverse categorie. “È una misura necessaria, ma una norma sulla carta non basta: servono controlli effettivi e bisogna impedire che la tutela della salute si traduca in una perdita di salario” aggiunge, chiedendo che a Roma siano intensificati i controlli sul rispetto delle disposizioni a tutela di chi lavora nelle ore di maggiore rischio “e che le istituzioni competenti, insieme alle organizzazioni sindacali, verifichino concretamente le condizioni di chi lavora all’aperto”. A Firenze, circa 80 lavoratori del museo di Palazzo Vecchio e dei musei civici fiorentini hanno inviato una lettera alla sindaca, Sara Funaro, per chiedere “con la massima urgenza di prendere opportuni provvedimenti riguardo al clima interno” dei musei. Nella lettera si fa riferimento anche al Forte Belvedere, alla Cappella Brancacci e ai musei di Santa Maria Novella. “Chiediamo – si legge ancora – un intervento appropriato e definitivo. Questo vale sia per l’ondata di calore che nei mesi invernali”. A Modena, invece, hanno preso il via anche i controlli a campione della Polizia locale nei cantieri attivi sul territorio per verifiche a tutela della salute dei lavoratori, sulla base dell’ordinanza ‘calore’ della Regione Emilia-Romagna in vigore dal 3 giugno. Sono stati una quindicina i cantieri controllati nelle giornate con allerta rossa di inizio luglio. In uno di essi era in corso una gettata iniziata alle 8 e destinata a concludersi entro le 12 ma che, a causa di un problema logistico, si è protratta anche oltre: è stato però accertato che gli operai si alternavano nell’interrato del cantiere per raffrescarsi utilizzando il punto acqua presente. In altri quattro cantieri controllati gli operai erano impegnati ma all’interno degli edifici, mentre nei restanti nove non erano presenti maestranze al lavoro.

I rider incrociano le biciclette

A Milano, i fattorini di Glovo, Deliveroo e Just Eat incroceranno le biciclette dalle 18 di mercoledì, per chiedere maggiori tutele a partire dal blocco delle attività nelle ore più calde – come prevede l’ordinanza in vigore fino a settembre – facendo in modo che non sia per loro una perdita di salario. La decisione è stata presa, insieme alle categorie Nidil Cgil Milano e Filt Cgil Milano. “Chiediamo a Glovo, Deliveroo e al Prefetto di Milano – ha spiegato Andrea Bacchin della Nidil Cgil – soluzioni tangibili per i lavoratori: misure che tutelino la loro salute senza costringerli a perdere salario”. Lo sciopero sarà anche preparatorio all’incontro che si terrà il giorno successivo al Ministero del Lavoro, a Roma, dove le organizzazioni sindacali chiederanno l’applicazione degli ammortizzatori sociali anche per queste specifiche categorie di lavoratori”. I rider sciopereranno il 15 luglio anche a Firenze e Bologna. Al centro della protesta, il mancato aumento dei compensi e le condizioni di lavoro con il caldo estremo. A Bologna il ritrovo è in piazza Nettuno alle 16.30 con corteo cittadino lungo via Indipendenza e piazza VII agosto e arrivo previsto in piazza XX settembre. “Le nostre rivendicazioni sono un attacco diretto al modello aziendale delle piattaforme” spiega la Nidil-Cgil, chiedendo l’apertura immediata “di un tavolo di confronto vero” con Glovo e Deliveroo “che rifiutano sistematicamente il dialogo con il sindacato e ignorano persino le sentenze della magistratura sugli aumenti retributivi”. In tutto il Piemonte i rider sciopereranno giovedì, 16 luglio, dalle 10 alle 17, perché le piattaforme “non rispettano l’Ordinanza emanata dalla Regione Piemonte per la tutela dei lavoratori impiegati all’esterno in condizioni di prolungata esposizione al sole, con rischi concreti per la salute e la sicurezza”. La denuncia è di Danilo Bonucci, coordinatore regionale NIdiL Cgil Piemonte: “A oggi sappiamo che un lavoratore che ha lavorato per 20 giorni nel periodo interessato dal mancato blocco ha percepito un contributo di appena 2,71 euro: pochi spiccioli, neanche sufficienti ad acquistare, come dichiarato dalle aziende, acqua e sali minerali. Questa è l’azione di ‘supporto’ che le società considerano come sufficiente per evitare il blocco delle consegne”. Non solo. “In un contesto simile, è ancora più grave che, a fronte di numerosi esposti, gli enti preposti (fatto salvo nel territorio di Novara e Verbano-Cusio-Ossola) non siano intervenuti per far rispettare la norma” spiega.

Il lavoro nei campi: sindacati sul piede di guerra

In Calabria, la Uila Cosenza richiama l’attenzione sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli. E chiede la rimodulazione dei turni di lavoro, cioè anticipare le attività all’alba e posticipare i turni pomeridiani per rispettare rigorosamente lo stop, tra le 12:30 e le 16. “Occorre garantire ai lavoratori la disponibilità costante di acqua fresca e favorire pause programmate in aree ombreggiate o ventilate e – spiega il segretario generale Antonio De Gregorio – soprattutto, informare i lavoratori, anche in modalità multilingua per i lavoratori stranieri, sui sintomi precoci dello stress da calore e predisporre un piano di emergenza per il primo soccorso”. Il punto di partenza per proteggere i braccianti è l’ordinanza anti-caldo emanata dalla Regione Calabria. “Resta il dubbio che l’ordinanza venga applicata in maniera integrale e generalizzata, perciò come Uila chiediamo una vigilanza più stringente” aggiunge. In Romagna qualcosa si è già mosso. Con massime di 38-39 gradi e notti supertropicali che non scendono sotto i 25, le sette Cooperative Agricole Braccianti associate a Legacoop Romagna e Promosagri (Agrisfera, Massari, Terra, Bagnacavallo, Campiano, Comprensorio Cervese e Fusignano) hanno anticipato gli orari di raccolta della frutta e aumentato le pause per circa 600 lavoratori impiegati su dodicimila ettari nella pianura ravennate. Il lavoro inizia alle 5 del mattino e termina prima di mezzogiorno, con acqua sempre disponibile, aree ombreggiate per il riposo e dispositivi di protezione individuali. Le misure si basano su uno studio dell’Università di Bologna condotto con la partecipazione delle stesse cooperative, che individua nella rimodulazione degli orari la strategia più efficace per il rapporto tra efficacia, costi e facilità di applicazione. “La tutela di chi lavora nei campi viene prima di tutto” dice il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi.

L’emergenza idrica in Piemonte

Sempre per quanto riguarda l’agricoltura, in Piemonte, il caldo e l’assenza di piogge stanno determinando un’altra emergenza da affrontare con attenzione, ossia quella idrica. Le precipitazioni medie di giugno sul bacino del Po presentano un deficit del 36% rispetto alla media mensile storica 1991-2020. Le temperature per contro sono state di 3,5 gradi superiori alla media. Le risorse idriche superficiali sono ridotte del 37% rispetto alla media del periodo. E nella prima decade di luglio gran parte delle sezioni idrometriche considerate presentano deficit superiori al 40%. Il Po a Isola Sant’Antonio ha registrato una portata media inferiori del 75% rispetto allo storico. “Su questo non possiamo aspettare nemmeno un minuto e siamo al lavoro con la Regione Valle d’Aosta e il Canton Ticino per chiedere di aumentare la fornitura di acqua che viene immessa in Piemonte per l’uso agricolo” ha spiegato Cirio. Per quanto riguarda l’aspetto idropotabile, ci sono un centinaio i Comuni che in questo momento in Piemonte hanno già fatto ordinanze per regolare la gestione dell’acqua, soprattutto nelle frazioni e nei Comuni di montagna, dove ci sono località nelle quali già oggi dobbiamo intervenire con le autobotti. “Monitoriamo giorno dopo giorno la situazione – ha spiegato il presidente della Regione – pronti ad avviare la richiesta dello stato di emergenza se non dovessero migliorare le condizioni meteorologiche, in accordo con le altre regioni che vivono la nostra stessa situazione, per dare i ristori necessari”.

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