Cadono i sigilli e gli ulivi del Salento tornano ufficialmente a rischio abbattimento. La Procura di Lecce ha disposto il dissequestro delle piante finite sotto chiave il 18 dicembre scorso nell’ambito dell’inchiesta sulla diffusione del batterio Xylella fastidiosa. Il decreto reca in calce la triplice firma delle pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci e del procuratore capo Cataldo Motta. È stato notificato dagli agenti della Forestale, nella tarda mattinata di oggi, ai proprietari dei terreni e ai dieci indagati. Il provvedimento arriva a pochi giorni dalla seconda lettera di messa in mora spedita dalla Commissione Ue all’Italia, primo step verso la procedura di infrazione comunitaria. Tuttavia, è una decisione meditata da mesi, almeno da febbraio, quando è venuto meno lo stato di emergenza varato dal governo e, dunque, il periodo di commissariamento. “Da allora non c’erano più ragioni perché i sigilli venissero mantenuti in piedi”, ha spiegato Motta. Ma al di là delle motivazioni giuridiche, ce n’è un’altra più politica: la Procura non ha più intenzione di fare da parafulmine. “Vogliamo evitare equivoci. Durante i mesi del sequestro, chi poteva fare qualcosa non lo ha fatto. Cosa succede ora? Spero che la Regione prenda delle decisioni”, ha ribadito il procuratore a ilfattoquotidiano.it.

Il riferimento è alla strategia adottata finora da Bari: ha deciso di non revocare mai le ordinanze di abbattimento degli alberi emanate nell’autunno scorso. E questa è la prima patata bollente che riprenderà a ustionare molte mani: venuti meno i sigilli, quei provvedimenti ritornano in vigore e sono pienamente eseguibili. Si tratta in particolare di 104 ulivi a Torchiarolo e di 2119 in provincia di Lecce. Lo ha confermato la stessa Avvocatura regionale, appositamente interpellata dalla Procura a marzo. Non solo, il nuovo piano di contenimento della diffusione del patogeno, pubblicato ad aprile, fa perno sul sequestro penale, oltre che sulle sospensive dei tribunali amministrativi, come unico argine al ritorno delle ruspe sul territorio. E’ scritto in premessa: “L’Osservatorio fitosanitario, in vigenza di quanto disposto nelle diverse ordinanze del Tar e del Consiglio di Stato, nonché del decreto di conferma dell’ordinanza di sequestro emessa dalla Procura della Repubblica di Lecce e nelle more della pronuncia da parte della Corte di Giustizia Ue, non può disporre l’estirpazione delle piante infette e delle piante ospiti presenti nel raggio di cento metri dalle piante infette”.

Ma la vera goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una lettera che il Dipartimento regionale Agricoltura ha inviato agli inquirenti e recepita come una sorta di diffida: si chiedeva cosa fare di fronte allo stallo di opere pubbliche e private, tra cui il gasdotto Tap e parchi eolici, per le cui autorizzazioni allo spostamento degli ulivi il sequestro sarebbe stato visto come impedimento. Nel decreto firmato in mattinata, infatti, i pm ribadiscono che il sequestro di dicembre è stato “oggetto di non corrette interpretazioni”. Da ciò la convinzione della Procura dell’esistenza del grande “equivoco”: sotto chiave c’erano le piante colpite da ordinanza di abbattimento voluta dall’allora commissario straordinario Giuseppe Silletti e non l’intero patrimonio olivicolo salentino.

Dunque, la palla ora è ufficialmente riconsegnata nelle mani della Regione Puglia, che valuta la possibilità di una riscrittura del piano di azione. Nel decreto di restituzione degli ulivi – di cui ilfattoquotidiano.it è in possesso – si legge: “Non può che essere devoluta alle istituzioni regionali e nazionali la rappresentazione in sede europea delle nuove evenienze registrate nel campo della lotta alla Xylella al fine di adottare tutte le iniziative necessarie per il contenimento della diffusione del batterio che siano commisurate alle esigenze di tutela e salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale salentino”.

In cantiere c’è un tavolo con il governo, necessario innanzitutto per meditare la risposta che entro metà settembre dovrà giungere a Bruxelles, contenente le controdeduzioni alla missiva di messa in mora. Sicuramente si punterà sul monitoraggio della zona cuscinetto e di quella di contenimento a cavallo delle province di Lecce e Brindisi, dove entro ottobre si conta di passare dagli attuali 3mila a 180mila ettari ispezionati. Poi, verranno portate in dose, come prova di un controllo capillare, le centinaia di multe elevate ai danni degli agricoltori per mancate arature e potature, misure obbligatorie. Resta, però, il nodo tagli, con proteste eclatanti di nuovo dietro l’angolo.

A dare a Regione e governo lo strumento per uscire da questo angolino ci proverà la stessa Procura: ha redatto un vero e proprio dossier, contenuto nell’informativa depositata lunedì dal Corpo Forestale dello Stato. Riguarda le sperimentazioni in corso e l’osservazione delle buone pratiche agricole che avrebbero, quanto meno nella fascia settentrionale, ridotto l’avanzata dei disseccamenti. Cioè, nonostante la presenza di Xylella, quegli alberi che si volevano estirpare sono di nuovo verdi e produttivi. Non è un dettaglio. E il perché lo aveva già anticipato Motta: “La Corte di Giustizia ha dato la possibilità di comunicare eventuali cambiamenti” al fine di valutare possibili modifiche alle direttive europee nel contrasto alla malattia. “Abbiamo l’impressione – aveva sottolineato una settimana fa – che sia già cambiata la situazione perché abbiamo fatto verifiche sul campo e visto che alcuni oliveti si sono ripresi perfettamente grazie alle buone prassi della potatura, della pulizia a terra e in corrispondenza della chioma dell’albero”.

“Nell’alto Salento, questo è un dato di fatto – ribadisce ora il procuratore capo – e, se anche non c’è una spiegazione scientifica, comunque è una realtà empirica e per noi ha un significato e un valore”. La sentenza della Corte di Giustizia è punto di riferimento essenziale nel decreto di dissequestro: l’abbattimento di massa delle piante continua ad essere considerato dagli inquirenti inefficace, essendo l’intero Tacco d’Italia zona di insediamento del batterio e non di focolaio. Tradotto: Xylella non sparirà più da qui ma bisognerà saperla gestire. È su questo fronte che proseguono le indagini. L’ipotesi investigativa è netta: sin dall’inizio si è puntato sull’estirpazione degli ulivi, senza orientare le azioni verso alcuna possibilità di cura, ciò che richiede tempo e soldi, ma che inizia timidamente ora a mostrare i primi risultati.